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19/01/2026 ore 15.18
Politica

Vibonese in crisi, il sindaco Romeo si rivolge ai proprietari: «Chi siete e dove siete?». E lancia l’idea di una cordata d’imprenditori locali

Il primo cittadino interviene in maniera drastica per richiamare la società alle sue responsabilità: «La gravità della situazione è tale che non può più essere ignorata. La squadra rossoblù patrimonio dell’intera comunità da non depauperare»

di Redazione

La crisi della Vibonese non è più soltanto una questione di campo. Dodici partite senza vittorie nel campionato di Serie D, una classifica che preoccupa, l’esonero di Raffaele Esposito e l’arrivo in panchina di Antonello Capodicasa sono solo gli ultimi segnali di una stagione che sta scivolando verso un epilogo carico di incognite. Dopo la dura presa di posizione del capogruppo del Pd in Consiglio comunale, Francesco Colelli, ora a rompere il silenzio è stato il sindaco di Vibo Valentia, Enzo Romeo, che chiama in causa direttamente la società e l’intera città.

«La situazione in cui versa la US Vibonese Calcio ha raggiunto un livello di gravità che non può più essere ignorato», afferma il primo cittadino, spiegando di intervenire «non per ingerenza nelle dinamiche di una società privata, ma per tutelare un patrimonio che appartiene all’intera comunità vibonese». Romeo insiste sul valore simbolico del club: «La Vibonese non è semplicemente una squadra di calcio. È un simbolo identitario, un pezzo della nostra storia, un legame tra generazioni».

Nel mirino del sindaco c’è una gestione societaria che, a suo giudizio, non ha fornito risposte adeguate. «Da mesi assisto, insieme a tutta la città, a una gestione che non ha saputo o voluto fornire le garanzie minime di serietà, trasparenza e competenza. Non è chiaro chi siano realmente i proprietari, da dove provengano le risorse economiche, quale sia il progetto sportivo». Romeo ricorda il continuo avvicendamento di uomini e ruoli: «Abbiamo visto oltre quaranta calciatori avvicendarsi in pochi mesi, due cambi di allenatore, un fuggi-fuggi generale che ha coinvolto giocatori, staff e collaboratori». A fare da sfondo, anche le condizioni del “Luigi Razza”, «un tempo vanto della città» e oggi, secondo il sindaco, «in condizioni inaccettabili».

Le recenti vicende tecniche vengono lette come il riflesso di un malessere più profondo. «Le dichiarazioni di mister Esposito nel post-gara di Enna, seguite dalle sue dimissioni e da quelle di altri calciatori, sono il segnale inequivocabile di un malessere che attraversa l’intero ambiente». Non episodi isolati, ma «il sintomo di una crisi strutturale che investe ogni aspetto della vita societaria».

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Romeo richiama poi il ruolo dello sponsor principale: «Sappiamo tutti che, al momento, la gestione ordinaria va avanti grazie alla sponsorizzazione del Gruppo Caffo, che ringrazio per la costante vicinanza al calcio vibonese. Ma dopo? Chi garantisce la continuità? Chi risponde del futuro?». E avverte: «La sponsorizzazione, per quanto generosa, viene impropriamente scambiata per una proprietà strutturata, quando invece rappresenta un sostegno esterno che non può supplire all’assenza di una governance credibile».

L’appello è diretto e nominale. «Mi rivolgo direttamente ai signori Fernando Cammarata, Angelo Costa e Calogero Di Carlo: la città ha diritto a sapere. Avete un progetto? Avete le risorse per portarlo avanti? Avete intenzione di costruire qualcosa di serio o state solo amministrando un declino?». Il sindaco chiede «risposte pubbliche, non rassicurazioni generiche» e «un confronto aperto con le istituzioni, con la tifoseria, con il territorio», sottolineando che «il tempo è scaduto».

Nel caso in cui le risposte non arrivino, l’amministrazione si dice pronta a muoversi. «Sono già in corso interlocuzioni con imprenditori e professionisti del territorio disponibili a costruire una cordata vibonese capace di rilevare la gestione della società e restituirle dignità». In questo scenario, Romeo auspica che «il Cavalier Giuseppe Caffo possa continuare a rappresentare un punto di riferimento e di garanzia», chiedendogli «di non far mancare il suo apporto in una fase così delicata, nella forma che riterrà più opportuna».

Il messaggio finale è rivolto alla città: «Per troppo tempo abbiamo delegato, ci siamo divisi, abbiamo guardato altrove. Oggi non possiamo più permettercelo». Un invito anche agli addetti ai lavori locali: «Fatevi avanti, la vostra esperienza non può che essere un arricchimento per una discussione seria ormai improcrastinabile». Perché, conclude il sindaco, «il calcio non è solo sport. È appartenenza, è passione, è identità. E l’identità di una città non si svende, non si abbandona, non si lascia morire».