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28/05/2026 ore 15.03
Politica

Vibo Marina, il Comune difende l’acquario da 8 milioni nell’ex Basalti: «Fondi vincolati, non possono essere spesi per altro»

Dopo dubbi e perplessità emersi in città, l’amministrazione Romeo spiega le ragioni dell’intervento finanziato con il Cis Calabria "Svelare Bellezza" e mette in evidenza l’obiettivo principale: la bonifica dell’area retroportuale

di Redazione

L’acquario comunale nell’area dell’ex Basalti & Bitumi torna al centro del dibattito pubblico a Vibo Marina. Un progetto da quasi 8 milioni di euro, finanziato attraverso il Cis Calabria "Svelare Bellezza", che nelle intenzioni dell’amministrazione comunale dovrà trasformare uno dei luoghi simbolo del degrado industriale della costa vibonese in un polo turistico, educativo e ambientale.

L’intervento riguarda l’ex deposito costiero Basalti Energia, attivo dal 1964 fino all’agosto del 2006, quando l’alluvione del 3 luglio segnò la fine dell’attività. Da allora sono passati quasi vent’anni senza un reale recupero urbanistico. Nell’area, ancora oggi, restano basi in cemento, vecchie scritte di servizio, materiale ferroso, rifiuti, bottiglie, plastica e una condotta arrugginita che arriva fino alla spiaggia. Un pezzo di rete divelta, dal lato mare, ha reso nel tempo l’accesso possibile anche a chiunque si avvicinasse all’ex insediamento.

Proprio su quello spazio, che la precedente amministrazione aveva immaginato come sede di un Museo dell’Agroalimentare, l’attuale giunta guidata dal sindaco Enzo Romeo ha deciso di cambiare direzione, puntando sulla realizzazione di un acquario. Il primo passaggio formale è arrivato con l’approvazione del Documento di indirizzo alla progettazione relativo all’intervento di riqualificazione funzionale e urbanistica dell’area retroporto.

Le domande aperte in città

Negli ultimi mesi il progetto ha diviso residenti e osservatori. C’è chi vede nell’acquario una possibile svolta per Vibo Marina e chi, invece, non nasconde dubbi sulla capacità di trasformare davvero l’area. Nel viaggio realizzato all’interno dell’ex deposito, alcuni cittadini avevano espresso aspettative e perplessità: da una parte l’idea di un’attrazione turistica capace di sostituire degrado e abbandono, dall’altra la richiesta di affrontare prima le emergenze quotidiane, dalle strade ai condotti fognari, fino alle acque pluviali.

Vibo Marina, un acquario da 8 milioni di euro al posto dell’ex Basalti & Bitumi: alcuni ci sperano molti non ci credono

Le risposte del Comune di Vibo

In questo clima si inserisce la nuova presa di posizione del Comune. L’amministrazione rivendica la scelta e prova a rispondere alle domande che accompagnano l’opera: perché un acquario, perché proprio nell’area ex Basalti e quali opportunità possa generare un investimento da circa 8 milioni di euro.

Il sindaco Romeo, l’assessore ai Lavori pubblici Salvatore Monteleone e la maggioranza consiliare spiegano che il progetto nasce da «una precisa volontà politica e amministrativa», sostenuta dal lavoro dell’assessorato competente e dell’ufficio tecnico comunale. La giunta ha approvato il Dip, che definisce esigenze, obiettivi e caratteristiche dell’intervento. «Si tratta di un passaggio fondamentale», sottolinea Romeo, «perché consente di delineare una visione chiara e coerente, indicando ai progettisti una direzione precisa affinché il progetto risponda realmente ai bisogni della comunità».

Fondi vincolati e bonifica dell’ex deposito

Uno dei punti sui quali l’amministrazione insiste riguarda la natura del finanziamento. Le risorse, pari a circa 8 milioni di euro, arrivano dal Cis Calabria "Svelare Bellezza" e sono ministeriali a fondo perduto, vincolate a finalità specifiche e non utilizzabili per altre opere pubbliche. Il bando, viene ricordato da Palazzo Luigi Razza, prevedeva la realizzazione dell’intervento proprio nell’area ex Basalti.

Da qui la replica implicita a chi, nel dibattito cittadino, chiede di destinare quelle somme ad altre priorità urbane. Secondo il Comune, non si tratta di fondi spostabili su strade, fogne o altri interventi, ma di risorse legate a un progetto di rigenerazione già incardinato su quell’area. «Il progetto», afferma Monteleone, «consentirà di avviare la bonifica e la riqualificazione di uno spazio abbandonato e degradato da oltre vent’anni».

Il tema della bonifica è uno degli elementi centrali dell’intervento. L’ex deposito, affacciato sul litorale e collocato nell’area retroportuale, viene indicato come una ferita urbanistica ancora aperta. La trasformazione in acquario, nelle intenzioni dell’amministrazione, dovrebbe quindi tenere insieme recupero ambientale, riuso di uno spazio dismesso e nuova funzione pubblica.

Non un acquario tradizionale

Il Comune precisa anche la natura della struttura immaginata. L’obiettivo, si legge nella nota, non è realizzare un acquario tradizionale, ma «un centro moderno di educazione ambientale, ricerca, divulgazione scientifica e valorizzazione del mare».

La struttura dovrebbe essere pensata per scuole, famiglie e giovani, con percorsi immersivi, attività didattiche e iniziative dedicate alla biodiversità marina, al Mediterraneo, ai fondali della Costa degli Dei e alla tutela delle coste. L’acquario, dunque, viene presentato come un’infrastruttura culturale e ambientale prima ancora che turistica, capace di collegare la storia marittima di Vibo Marina con una funzione educativa permanente.

Già al momento dell’approvazione del Dip, Romeo aveva definito l’opera «un investimento culturale, turistico e identitario», legandola a una visione più ampia di riqualificazione del waterfront cittadino. Monteleone aveva parlato dell’avvio concreto della fase progettuale e di «una straordinaria opportunità di rigenerazione per l’area retroportuale».

La scommessa sui flussi turistici

La prospettiva turistica resta comunque uno degli argomenti principali della maggioranza. In un territorio che ogni anno intercetta migliaia di visitatori tra Pizzo, Tropea e Capo Vaticano, l’amministrazione ritiene che Vibo Marina possa diventare una tappa attrattiva non solo nei mesi estivi, ma durante tutto l’anno.

«Questa è una scelta che il sindaco e la maggioranza portano avanti con responsabilità e visione», conclude Monteleone, «nella convinzione che rigenerare aree abbandonate e investire in progetti strategici significhi costruire prospettive concrete per il futuro della città».