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07/02/2026 ore 09.50
Politica

Vibo, l’opposizione boccia senza appello la nuova giunta: «Romeo si è scavato la fossa politica»

I gruppi di minoranza diffondono un documento unitario che riconosce al sindaco il solo merito di essersi opposto all’ingresso nell’esecutivo di Enzo Mirabello: «Per il resto ha sacrificato le competenze dimostrando che per lui conta solo l’appartenenza politica»

di Redazione

«Diciotto mesi sono bastati per trasformare quello che era stato presentato come un progetto di discontinuità amministrativa in una crisi strutturale senza precedenti». È questo il commento dell’opposizione consiliare di Vibo Valentia all’indomani del rimpasto di giunta che ha visto l’ingresso nell’esecutivo Romeo di Ketty De Luca (Bilancio) e Francesco Colelli (Manutenzione). «Non un rilancio dell’Amministrazione - sottolinea la minoranza - ma l’estremo tentativo di sopravvivenza di una maggioranza in crisi profonda».

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Secondo Forza Italia, Fratelli d’Italia, Cuore Vibonese, Insieme al Centro (Noi Moderati) e Identità Territoriale, che diffondono una nota unitaria, quanto sta accadendo a Palazzo Luigi Razza rappresenta «la fotografia esatta di un Partito Democratico che ha smarrito ogni bussola valoriale», fino a ridursi a una gestione del potere in cui «la competenza viene sistematicamente sacrificata sull’altare della fedeltà di corrente». Un’impostazione che, si legge nel documento, manda alla città «un messaggio raggelante: non conta quanto vali, ma solo chi ti sponsorizza politicamente».

Nel mirino dell’opposizione finisce innanzitutto la scelta di sostituire all’Istruzione la professoressa Vania Continanza (la delega è stata assegnata a Stefano Soriano che perde il Commercio). Un passaggio che viene definito «uno schiaffo inferto al mondo della scuola», perché colpisce «una professionista che vive quotidianamente la realtà dell’istruzione» e che sarebbe stata sacrificata «per meri giochi di scacchi volti a compensare equilibri interni».

Analogo giudizio viene riservato al settore del Bilancio, dove l’uscita della docente universitaria Pina Puntillo è descritta come la perdita di «una figura tecnica di alto livello», sostituita da Ketty De Luca. Una scelta che, pur riconoscendo le qualità professionali della nuova assessora, viene letta come «il trionfo del paradosso»: «Una figura priva di consenso popolare, puntualmente bocciata dalle urne, che rientra dalla porta di servizio per gestire le tasse dei cittadini senza possedere alcuna esperienza specifica in materia finanziaria o nel settore del commercio, finora colpevolmente abbandonato». Da qui una serie di interrogativi che l’opposizione rivolge apertamente alla maggioranza: «Come può una neofita sostituire un docente universitario? Qual è stato il criterio di scelta? Forse la semplice vicinanza al caro Ernesto?».

Proprio il ruolo di Ernesto Alecci viene indicato come uno dei nodi centrali della crisi. Per i consiglieri di minoranza appare «sinceramente incredibile che un politico navigato e d’esperienza» consenta «a un gruppo ristretto di persone di logorare e distruggere l’amministrazione comunale con dinamiche maldestre», producendo «un danno gravissimo alla comunità». In questo quadro vengono citati anche «teatrini ridicoli come il finto rifiuto di Enzo Mirabello», descritto come un tentativo di accreditarsi come estraneo alle scelte di governo «dopo aver agito da regista ombra», salvo poi vedersi negare l’incarico dal sindaco Romeo.

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L’analisi dell’opposizione allarga lo sguardo a un anno e mezzo di tensioni continue, «tra veti incrociati e ambizioni sfrenate», che avrebbero già prodotto «il sacrificio politico di figure competenti come Laura Pugliese», prima «illusa e poi scaricata dai vertici regionali del partito». Un percorso che avrebbe portato infine «all’ingresso forzato in consiglio di Antonella Petracca», ricordata per «le sue passate posizioni critiche proprio verso quella giunta che oggi si trova a sostenere».

In conclusione, il rimpasto viene definito «il certificato di morte di una visione politica», l’esito di una scelta in cui il sindaco «ha preferito tenere buoni i fedelissimi sacrificando le menti migliori della sua squadra pur di placare gli appetiti dei partiti». Una strategia che, secondo l’opposizione, avrebbe condotto Romeo a «scavarsi la fossa politica da solo», mentre «la città affonda nei problemi quotidiani» e la “Vibo Vera” resta «solo un ricordo sbiadito di un manifesto elettorale», sostituito da «una gestione affamata di incarichi e allergica al merito».