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06/11/2026 ore 10.52
Politica

Terremoto nel Pd di Vibo, l'opposizione affonda il colpo: «Romeo non ha più una maggioranza, ora si torni alle urne»

La rinuncia di Gernando Marasco alla guida del circolo cittadino riaccende lo scontro a Palazzo Luigi Razza. Nel mirino anche la segretaria provinciale dem Teresa Esposito, accusata di tutelare interessi personali e posizioni di potere

di Redazione

«La maggioranza non esiste più. Dimissioni a catena, continui cambi di poltrona e interessi personali soffocano la città». Le opposizioni al Comune di Vibo Valentia tornano all'attacco del sindaco Enzo Romeo e della coalizione di centrosinistra che lo sostiene. A innescare la nuova offensiva politica sono le dimissioni di Gernando Marasco dalla carica di segretario cittadino del Partito democratico, arrivate dopo quelle di altri due dirigenti del circolo, Angelo Calzone e Gregorio Vinci. Per la minoranza consiliare è la conferma di una crisi ormai irreversibile, che investe direttamente la tenuta dell'amministrazione comunale.

A firmare il durissimo comunicato congiunto sono Forza Italia, Fratelli d'Italia, Cuore Vibonese, Noi Moderati, Identità Territoriale e il Gruppo Misto rappresentato dalla consigliera Antonella Petracca. Nel mirino non c'è soltanto il sindaco, ma anche la segretaria provinciale del Pd Teresa Esposito, chiamata direttamente in causa con accuse politiche particolarmente pesanti.

Scossone nel Pd a Vibo: Gernando Marasco si dimette da segretario cittadino del partito

Le dimissioni nel Pd e l'affondo delle opposizioni

«Fin dall'inizio di questa consiliatura assistiamo a continui giri e valzer di poltrone che dimostrano quanto questo governo cittadino sia privo di una visione amministrativa», sostengono i gruppi di minoranza, secondo i quali «il Partito Democratico non è mai apparso coeso né solido, mostrandosi fin dal primo giorno profondamente frammentato e diviso da mere logiche di potere e spartizione di cariche».

La decisione di Marasco, comunicata attraverso una lettera indirizzata ai vertici del partito, assume così un significato politico che va oltre gli equilibri interni al circolo cittadino. L'ormai ex segretario ha motivato il passo indietro principalmente con ragioni personali, facendo tuttavia riferimento anche alla mancanza degli stimoli necessari per proseguire nell'incarico e alla volontà di consentire una riorganizzazione del partito.

«L'uscita di scena e le dimissioni rassegnate dal segretario cittadino del Pd, Gernando Marasco, non sono che l'ennesimo tassello di un disfacimento annunciato. Questo abbandono segue infatti a ruota le dimissioni già rassegnate nei giorni scorsi dai dirigenti di circolo Angelo Calzone e Gregorio Vinci».

Per i firmatari della nota si tratta del «palese ed inconfutabile fallimento di un progetto politico che si sta sgretolando dall'interno sotto i colpi delle sue stesse contraddizioni».

L'attacco a Teresa Esposito: «Si difendono le poltrone di famiglia»

Il passaggio politicamente più duro riguarda la segretaria provinciale del Pd Teresa Esposito, alla quale le opposizioni contestano la permanenza alla guida del partito nonostante le tensioni interne.

«Mentre il partito e l'amministrazione cadono a pezzi, la segretaria sceglie di non dimettersi per mere ragioni di opportunità, mossa unicamente dalla tutela di interessi personali all'interno dell'esecutivo comunale», accusano i gruppi consiliari, facendo implicitamente riferimento all’assessore alla Manutenzione, Francesco Colelli, figlio della segretaria dem.

E rincarano la dose: «Si privilegiano e difendono le posizioni di potere e le poltrone di famiglia a scapito del bene collettivo e della trasparenza verso i cittadini vibonesi».

Nella nota viene richiamata anche la posizione del consigliere regionale dem Raffaele Mammoliti, al quale le opposizioni attribuiscono la valutazione secondo cui non sussisterebbero più le condizioni politiche per garantire la tenuta della maggioranza.

«Non esiste più una coalizione coesa, non esiste più una guida politica, e la città si trova in balia del caos», è la conclusione dei firmatari.

Dal Consiglio deserto al rimpasto di giunta

L'offensiva arriva al termine di giorni particolarmente turbolenti per il centrosinistra vibonese. Il 29 ottobre, in occasione della prima convocazione del Consiglio comunale, nessun consigliere di maggioranza si era presentato all'appello, mentre Romeo era rimasto al proprio posto tra i banchi della giunta. Un episodio che aveva già spinto le opposizioni a denunciare l'assenza di una maggioranza in grado di governare la città.

Il giorno successivo il sindaco aveva respinto le contestazioni, rivendicando la compattezza della coalizione e invitando gli avversari a mettersi «l'anima in pace».

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Nel frattempo, all'interno del centrosinistra, si sono moltiplicate le iniziative per ridefinire i rapporti di forza. L'ultima è la federazione tra Democratici e Riformisti e Progressisti per Vibo, che riunisce cinque consiglieri comunali e due assessori e si prepara a pesare sul confronto politico in vista del rimpasto di giunta dato per imminente. Un quadro nel quale si inseriscono le dimissioni ai vertici cittadini del Pd, destinate ad alimentare ulteriormente le tensioni.

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«Restituire la parola ai cittadini»

Per le opposizioni, però, gli assestamenti interni alla coalizione non rappresentano una soluzione. Anzi, sarebbero l'ennesima dimostrazione di una politica concentrata sugli incarichi piuttosto che sulle necessità della città.

«Chiediamo un atto di responsabilità: l'amministrazione prenda atto della realtà dichiarata dai suoi stessi sostenitori. Non c'è più una maggioranza, non c'è più una visione politica per Vibo Valentia. È ora di mettere fine a questo spettacolo indecoroso e restituire la parola ai cittadini».

Il giudizio sull'operato dell'amministrazione è altrettanto severo. Secondo i gruppi di minoranza, Vibo starebbe perdendo ogni giorno «la speranza di un rilancio politico, economico e sociale», affidandosi ormai quasi esclusivamente all'iniziativa di pochi imprenditori privati.

Infine, un messaggio diretto al primo cittadino: «Il sindaco smetta di dire che questa opposizione continua a sbandierare strumentalizzando la non coesione della maggioranza quando oggi è chiaramente certificato "lo sfascio"».