Serra sogna il ritorno nella provincia di Catanzaro, il sindaco Barillari a LaC: «Non è un capriccio, ecco perché»
Il primo cittadino ripercorre le motivazioni per cui il suo e altri comuni montani vogliono lasciare Vibo Valentia. Spazio anche ai temi della sanità, stoccata al presidente L’Andolina: «Dopo le dimissioni di quasi tutti i consiglieri io me ne sarei andato a casa…»
«Non è un capriccio assolutamente. Insieme agli altri sindaci del territorio che hanno deliberato in Consiglio comunale la volontà di tornare alla provincia di Catanzaro, ci rifacciamo all'articolo 21 del Tuel che recita al comma 3 che il territorio provinciale deve corrispondere alla zona in cui si svolgono la maggior parte dei rapporti sociali, economici e culturali della popolazione residente. E per Serra San Bruno è così, siamo storicamente legati allo Ionio e al Catanzarese». Alfredo Barillari, sindaco di Serra San Bruno, ospite a Dentro la Notizia su LaC Tv riporta l’attenzione sulla battaglia intrapresa qualche mese fa per riportare il proprio Comune nei confini della “vecchia” provincia prima che nel 1992 venisse creata quella di Vibo Valentia. L’iter è già stato avviato, con l’approvazione lo scorso 18 novembre in Consiglio comunale dell’apposita delibera. Un’iniziativa non nuova, come spiega lo stesso Barillari ai microfoni di LaC: «Già nel 2028 quando ero all’opposizione portai la questione in Consiglio, con gli altri sindaci del territorio raccogliemmo 4mila firme di persone che condividevano la nostra idea».
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Barillari critica inoltre la riforma Delrio del 2014 che ha trasformato le Province in enti di secondo livello, eliminando l’elezione diretta da parte dei cittadini. Il sindaco di Serra parla di riforma «lasciata a metà», che ha «delegittimato» le province: «Basti pensare a quello che succede nella a Vibo Valentia – sottolinea -, dopo che si sono dimessi quasi tutti i consiglieri provinciali io sarei andato a casa il giorno dopo. In Comune quando succede, il sindaco cade mentre alla Provincia si rimane in carica, perché il Consiglio non può sfiduciare il presidente. Insomma, questa riforma ha creato tanti cortocircuiti». «Noi – ha aggiunto Barillari – con la nostra richiesta di tornare a Catanzaro abbiamo aperto una discussione anche su dei margini politici di non secondaria importanza che credo debbano essere assolutamente affrontati». Oltre a Serra, hanno già deliberato sul ritorno a Catanzaro anche Simbario e Mongiana. «Brognaturo l’aveva già fatto nel 2018 ed è pronto a deliberare di nuovo, così come farà Fabrizia. È un’intera area montana, tranne Nardodipace e Spadola che sono rimasti un po’ sulle proprie». L’iter prevede poi anche il parere della Regione, anche se non vincolante, per approdare poi in Parlamento per la promulgazione di un’apposita legge.
Nel corso della puntata di Dentro la Notizia, spazio anche all’ospedale di Serra San Bruno: «Siamo impegnati anche con i comitati di diversi territori per raccogliere le firme per una legge che preveda delle tutele per gli ospedali di montagna. In Calabria ne abbiamo quattro: Serra San Bruno, San Giovanni in Fiore, Acri e Soveria Mannelli. C’è già una sponda in Consiglio regionale perché la consigliera Succurro che è anche ex sindaca di San Giovanni in Fiore ha annunciato già dei provvedimenti di legge per quanto riguarda gli ospedali di zona disagiata o ospedali di montagna». Anche sul tema della sanità, Barillari si è poi voluto ricollegare alla questione del cambio Provincia: «Per l’ospedale di Serra abbiamo sentito dire che bisognava trovare anestesisti all’Asp di Catanzaro, per dirne una. O ancora, tante persone escono dal pronto soccorso del San Bruno perché non vogliono essere ricoverate a Vibo e quindi prendono la macchina e se ne vanno a Catanzaro. Quindi ecco che la nostra iniziativa ha ancor più fondamento».