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10/03/2026 ore 20.35
Politica

Serbatoi a Vibo Marina, Soriano e Miceli: «L’Europa parla di transizione energetica mentre il nostro porto è ancora ostaggio del petrolio»

Gli assessori al Turismo e all’Ambiente tornano a spingere per la delocalizzazione dei depositi di Meridionale Petroli: «Non possono convivere con turismo e waterfront. Trasferirli a Porto Salvo per garantire sicurezza e sviluppo»

di Redazione

Il futuro del porto di Vibo Marina non può restare ostaggio dei depositi di carburante. È il messaggio netto che arriva dalla Giunta comunale, con l’assessore al Turismo Stefano Soriano e quello all’Ambiente Marco Miceli, che intervengono sul tema del rinnovo della concessione alla Meridionale Petroli e sul nuovo Piano di Emergenza Esterno relativo all’impianto classificato “Seveso III”, cioè a rischio di incidente rilevante.

Secondo gli assessori, la presenza di un deposito di carburanti nel cuore del porto è ormai incompatibile con la visione di sviluppo che il Comune ha tracciato per l’area. Un nodo che riguarda non solo la pianificazione urbanistica, ma anche la sicurezza ambientale e sanitaria dei cittadini.

«Non possiamo permettere che lo sviluppo del porto resti ostaggio di logiche industriali superate», afferma l’assessore al Turismo Stefano Soriano. «Un rinnovo ventennale della concessione alla Meridionale Petroli a Vibo Marina sarebbe una scelta profondamente sbagliata e fuori dal tempo. Significherebbe legare per altri due decenni il futuro del nostro porto e della nostra costa a un modello industriale basato sullo stoccaggio di carburanti».

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Per Soriano la questione riguarda soprattutto la direzione che la città intende prendere nei prossimi anni. «Tutta l’Europa parla di transizione energetica, sostenibilità e valorizzazione turistica delle aree costiere. Vibo Marina ha bisogno di liberare il proprio potenziale turistico, nautico e urbano, non di rimanere prigioniera di scelte che appartengono al passato».

Un eventuale rinnovo della concessione, secondo l’assessore, rischierebbe di bloccare qualsiasi prospettiva di riqualificazione. «Un rinnovo così lungo rischia di bloccare qualsiasi reale progetto di riqualificazione del waterfront e di sviluppo turistico-ricettivo, commerciale e dei servizi», sottolinea.

Al centro del dibattito, dunque, c’è una scelta strategica sul futuro del porto. «Il punto non è difendere lo status quo, ma decidere che idea di porto e di città vogliamo per i prossimi vent’anni: continuare con il petrolio o investire finalmente sul mare e sul turismo».

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Sulla stessa linea l’assessore all’Ambiente Marco Miceli, che richiama però soprattutto il tema della sicurezza. «I pareri dell’Asp e della Provincia parlano chiaro: la vicinanza dell’impianto a zone densamente abitate rappresenta una criticità strutturale», evidenzia.

Secondo Miceli, il problema non può essere affrontato soltanto con misure emergenziali o limitazioni alla circolazione. «La sicurezza ambientale non si garantisce chiudendo le strade ai cittadini, ma rimuovendo il pericolo alla radice», afferma.

Da qui la proposta avanzata dall’amministrazione: trasferire i depositi nell’area industriale di Porto Salvo, ritenuta più adatta dal punto di vista logistico e della sicurezza.

«Chiediamo con forza che si proceda verso la delocalizzazione nell’area industriale di Porto Salvo, un sito già individuato come idoneo e strategico per salvaguardare sia i posti di lavoro sia la salute pubblica».

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Nel comunicato viene inoltre ribadita l’importanza del protocollo d’intesa già trasmesso alla società, che prevede un periodo di transizione di circa 30 mesi per completare il trasferimento delle attività.

Una soluzione che, nelle intenzioni della Giunta, consentirebbe di coniugare sviluppo economico e sicurezza del territorio. «La delocalizzazione non è più un’opzione, ma una necessità storica», concludono Soriano e Miceli. «Abbiamo creato le condizioni burocratiche e politiche affinché l’azienda possa trasferirsi senza traumi occupazionali. Ora serve un atto di responsabilità: Vibo Marina merita un litorale sicuro, fruibile e finalmente libero da servitù industriali, compatibile con il suo potenziale turistico, commerciale e dei servizi».