Serbatoi a Vibo Marina, Iannello frena sull’allarme sicurezza: «Delocalizzare non significa chiudere». E ancora: «Tempi lunghi»
Il presidente dell’Assemblea è intervenuto dagli scranni della maggioranza: «L’azienda e la Regione non metteranno un euro, le risorse vanno trovate a livello nazionale». Poi il richiamo al realismo: «Non sarà facile»
«Ho riflettuto molto... vorrei fare un intervento sulla questione Meridionale Petroli come consigliere comunale». È stata la premessa con cui il presidente del Consiglio comunale di Vibo, Antonio Iannello ha annunciato all’aula l’intenzione di intervenire nel dibattito lasciando momentaneamente il suo ruolo super partes. Una scelta insolita ma legittima che all’inizio ha sollevato qualche timida obiezione, subito spazzata via, però, dalla curiosità di ascoltare cosa avesse da dire. Lasciato lo scranno più alto al vicepresidente, Antonio Schiavello, per segnare anche plasticamente la natura politica dell’intervento che si apprestava a fare, Iannello si è quindi sistemato tra i banchi della maggioranza prendendo la parola. Ciò che ha detto è stato definito una sorta di operazione verità, attraverso cui l’esponente del Pd ha voluto innanzitutto tracciare una separazione tra il Piano di emergenza esterno di Meridionale Petroli e delocalizzazione. Secondo Iannello l’unica sede competente a ricevere osservazioni sul Pee è la Prefettura: «Il Consiglio comunale può continuare a discutere del piano, ma con la consapevolezza che questo non cambia le carte in tavola». E proprio la sicurezza dell’impianto di Vibo Marina è stata il perno del suo intervento: «Come consigliere comunale e cittadino non ho molto digerito in questi mesi che da più parti siano stati paventati rischi per la sicurezza di Vibo Marina – ha affermato -. Lo stabilimento di Meridionale Petroli è assolutamente sicuro, grazie a protocolli molto rigidi che tutelano innanzitutto chi là dentro ci lavora. Impianti simili sono presenti in molti porti d’Italia. Certo, il rischio zero non esiste, perché una causa accidentale, ad esempio un elicottero che cade, è sempre possibile, ma la sicurezza dello stabilimento non può essere messa in discussione».
Depositi costieri a Vibo Marina, Romeo rivela la riunione “segreta” con Ammaturo: nuova bozza per la delocalizzazione«Delocalizzare non significa chiudere»
Dunque Iannello ha esortato a non confondere i piani della discussione: «In una visione di sviluppo turistico di Vibo Marina, la delocalizzazione resta l’obiettivo condiviso da tutti, ma questo non può significare chiusura dell’impianto, che deve essere spostato, non soppresso. Se mettiamo in discussione la natura dell’impianto, sbagliamo di grosso - ha sostenuto -. Una cosa è dire vogliamo uno sviluppo diverso, un’altra è insinuare dubbi sulla sicurezza».
Il nodo delle risorse
Ma per delocalizzare servono soldi. Tanti soldi. «L’azienda non metterà un euro, la Regione pure – ha avvertito Iannello –. Le risorse vanno trovate a livello nazionale, passando prima di ogni cosa da uno studio di fattibilità e da un’analisi costi-benefici».
Iannello ha quindi invitato a non alimentare aspettative su tempi troppo brevi. Ha riconosciuto l’impegno del sindaco Enzo Romeo, ma ha chiesto realismo. «Il primo cittadino si sta spendendo perché è fermamente convinto che riusciremo a delocalizzare in tempi brevi. Io dico invece: stiamo con i piedi per terra».
«Non stiamo spostando una famiglia»
«Non stiamo spostando una famiglia - ha concluso -, stiamo delocalizzando un impianto». Per questo, ha aggiunto, non bisogna trasformare il dibattito in una gara a chi fornisce soluzioni tecniche immediate: «Non diventiamo improvvisamente tutti esperti di politiche energetiche e di impianti industriali».
Insomma, la posizione finale resta favorevole al percorso avviato dal Consiglio, ma con una cornice più prudente: andare avanti con metodo, condivisione e strumenti tecnici.