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18/03/2026 ore 14.01
Politica

Referendum giustizia, il fronte vibonese per il No si compatta a Jonadi: «In ballo c’è l’assetto democratico del Paese»

VIDEO | Partecipata maratona a difesa della Costituzione nella sala consiliare Nilde Iotti. Presenti numerosi amministratori locali, esponenti sindacali e della società civile. Alecci: «Non è questa la riforma giusta». Lo Schiavo: «A rischio le garanzie costituzionali»

di Stefano Mandarano

Ultime battute di un’intensa campagna referendaria sulla riforma della giustizia anche nel Vibonese. Una maratona per il No, promossa da un fronte ampio e variegato di rappresentanti istituzionali, della società civile e della politica, si è svolta nella giornata di ieri a Jonadi, nella sala intitolata a Nilde Iotti dell’ex delegazione comunale di Vena. Un appuntamento utile, secondo i promotori, per sollecitare un’ampia partecipazione popolare al voto del 22 e del 23 marzo.

Ed ampia è stata anche la platea e la lista di quanti si sono alternati al microfono per sostenere, sotto varie prospettive, l’opportunità di contrastare attraverso l’espressione democratica del voto una riforma considerata dannosa sotto più punti di vista. Così in sala, le presenze tra “i democratici per il No” hanno contribuito anche a rappresentare uno spaccato degli attuali equilibri politici nel mondo che si rifà da vicino al Partito democratico, al quale si sono unite altre forze politiche, sindacali e della società civile.

A cominciare dal tavolo dei relatori, dove, oltre al principale promotore dell’iniziativa Raffaele Mammoliti, hanno preso posto anche il vicepresidente della provincia Nico Console, la consigliera comunale Maria Fiorillo, il consigliere regionale Ernesto Alecci, gli ex consiglieri regionali Luigi Tassone e Antonio Lo Schiavo. In sala esponenti della Giunta Romeo, ma non il sindaco della città: la sua vice Loredana Pilegi, gli assessori alla cultura e ai lavori pubblici, Stefano Soriano e Salvatore Monteleone, diversi amministratori locali. Nel corso della maratona, oltre ai già citati relatori, gli interventi di Maria Angela Calzone, consigliera provinciale e assessore del comune di Jonadi, Bruno Schipano, esponente della Cgil, Mariella Epifanio, consigliere comunale di Zambrone, Vincenzo La Caria, consigliere provinciale.

«Il referendum costituzionale chiamerà il popolo ad esprimersi perché il Parlamento non è stato in grado di decidere su una riforma che deve necessariamente essere condivisa - ha spiegato il capogruppo dem a Palazzo Campanella Ernesto Alecci -. Noi siamo convinti che non sia questa la riforma che serve alla giustizia per velocizzare i processi e per avere sentenze più giuste. Si svilisce poi il ruolo del magistrato attraverso un meccanismo di sorteggio che non avviene in nessuna categoria professionale e in nessun altro Paese. Si vuole, soprattutto, mettere il becco nella magistratura che deve invece essere un potere libero dalla politica: non possiamo permettere che la politica influenzi in nessuno modo la magistratura e noi stiamo girando in lungo e in largo la regione per portare avanti la tesi del No e, devo dire, anche se da scaramantico quale sono non dovrei, che si respira un’aria positiva».

All’interno del Pd, tuttavia, si registrano anche posizioni divergenti. «Il nostro - motiva Alecci - è un partito grande e democratico e lascia spazio anche a chi la pensa diversamente. Però è bene ricordare che nella Direzione oltre il 90 per cento si è espresso per il No: quindi questa è la linea che il Pd sta portando avanti. Ognuno poi vota in maniera libera, secondo coscienza». Rispetto alle conseguenze politiche di un’eventuale vittoria del No, Alecci aggiunge: «è giusto informare la popolazione perché si vada ad esprimere un voto di coscienza e non di pancia, ma è chiaro che se dovesse vincere il No sarebbe un segnale politico preciso per un governo che si sta dimostrando non all’altezza del ruolo che ricopre».

Riflessi politici che non sono sfuggiti neppure all’ex consigliere regionale Antonio Lo Schiavo, cui è toccato, ieri, tirare le somme della maratona con un approfondimento a carattere giuridico. «Era necessario entrare nel merito di una riforma costituzionale importante per la vita dei cittadini, anche per sgombrare il campo da alcuni elementi che nulla hanno a che fare con questa riforma: non voteremo per avere una giustizia più efficace, per un maggiore garantismo o per tempi dei processi più rapidi, ma saremo chiamati ad esprimerci solamente su singoli aspetti della Costituzione che hanno più un valore politico che concreto. Tra le altre cose si creerà una figura di superpoliziotto che va esattamente in senso contrario rispetto a quanto si prefigge la riforma: quindi meno garantismo, meno garanzie costituzionali, rischio di avere dei pm legati al potere esecutivo e politico»

Sul piano strettamente politico, per Lo Schiavo, «quando si vuole cambiare la Costituzione a colpi di maggioranza si sbaglia sempre. Il centrodestra attraverso la riforma della giustizia, l’autonomia differenziata e il premierato sta mettendo in atto una serie di interventi senza consenso parlamentare. E chi pretende di cambiare la Costituzione a maggioranza si scontra inevitabilmente con un dibattito che assume toni politici molto forti».

Serve compattezza e partecipazione per Mammoliti. «C’è un fronte plurale che questa sera ha sollecitato una partecipazione molto importante: non voglio esagerare ma credo che questa di stasera sia stata la manifestazione più importante a sostegno del “no” nella nostra provincia. C’è stata una discussione ampia e articolata nel merito della riforma: abbiamo dissentito con appropiatezza e con motivazioni specifiche, soprattutto rispetto al disegno politico che c’è dietro la riforma. Autonomia differenza, separazione delle carriere e premierato, vogliono cambiare l’assetto del Paese e l’equilibrio tra i poteri».

Ancora, per Mammoliti, al voto «si misurano due culture di giustizia: una che vuole che il potere esecutivo sia intoccabile e che propugna ordine e repressione; l’altra che, invece, è permeata dallo spirito della Costituzione. “Loro” vorrebbero configurare un’idea del potere che non è quella propria della nostra democrazia. Per queste ragioni noi continueremo fino all’ultimo a portare avanti e sollecitare una partecipazione attiva per vincere. Per dire “no” a questa riforma, per arrestare questo disegno del centrodestra che, attraverso la cultura dei nazionalismi e dei sovranismi, sta sconquassando anche l’assetto dell’ordine mondiale multilaterale» ha concluso l’ex consigliere regionale.