Psichiatria riapre a Vibo, Città Attiva chiede garanzie: «Bene, ma il personale non deve essere sottratto ai Centri di salute mentale»
L’osservatorio civico accoglie positivamente il ritorno in attività del presidio ospedaliero ma paventa il depauperamento dell’assistenza territoriale, sollecitando l’Asp a chiarire l’organizzazione. Poi l’appello a Battistini per nuove assunzioni e un piano che rafforzi la rete nel suo complesso
La riapertura di Psichiatria all’ospedale di Vibo Valentia è una notizia importante, ma deve essere accompagnata da personale adeguato e da un rafforzamento dei servizi territoriali. È il richiamo di Daniela Primerano, presidente dell’Osservatorio civico Città Attiva, che accoglie positivamente il ritorno di un presidio fondamentale per le emergenze psichiatriche e chiede all’Asp garanzie sulla continuità dell’assistenza.
«Ma riaprire un reparto non significa, da solo, aver risolto il problema della salute mentale nel territorio», sottolinea Primerano. Il timore è che la ripartenza dell’attività ospedaliera possa avvenire sottraendo risorse ai Centri di salute mentale, indebolendo così la rete che segue i pazienti prima e dopo il ricovero.
Il nodo del personale e della continuità del servizio
Il Servizio psichiatrico di diagnosi e cura (Spdc) dovrebbe ripartire con cinque posti letto, un primario, quattro medici strutturati e sette infermieri. Una dotazione sulla quale l’Osservatorio chiede chiarezza, soprattutto rispetto all’organizzazione necessaria per assicurare la continuità del servizio.
«Quattro medici possono anche rappresentare un punto di partenza, ma l’Asp dovrebbe rendere pubblico il modello organizzativo con il quale intende garantire la continuità del servizio, senza creare contemporaneamente una nuova scopertura altrove», afferma Primerano.
La questione, dunque, riguarda anche la provenienza delle risorse professionali impiegate nel reparto. Se a garantire l’attività ospedaliera fossero medici fino a ieri impegnati nei servizi ambulatoriali e territoriali, secondo l’Osservatorio il rischio sarebbe quello di trasferire la carenza da un servizio all’altro. «Perché se per tappare una falla se ne apre un’altra, il problema non è stato risolto: è stato semplicemente spostato».
A rendere delicata la gestione di un organico ridotto, osserva ancora Primerano, sono anche ferie, malattie, riposi e assenze improvvise, che possono mettere in difficoltà una struttura chiamata a garantire assistenza continuativa.
«Il reparto e i Csm sono parti della stessa rete»
Per Città Attiva, la riapertura deve inserirsi in un piano di potenziamento della Psichiatria provinciale, con nuove assunzioni e personale sufficiente a garantire contemporaneamente il funzionamento del reparto e dei Centri di salute mentale. A questi servizi, aggiunge la presidente, dovrebbero affiancarsi strutture residenziali e semiresidenziali.
«Il reparto e i Csm sono parti della stessa rete: il paziente deve poter essere seguito prima del ricovero, durante la fase acuta e anche dopo la dimissione. Indebolire il territorio significa inevitabilmente aumentare la pressione sull’ospedale».
Primerano richiama quindi i tre anni di chiusura, durante i quali pazienti e famiglie, per i ricoveri, hanno dovuto rivolgersi a strutture fuori provincia o, in alcuni casi, fuori regione. «Il reparto adesso deve rimanere aperto», ribadisce, chiedendo però che questo risultato sia sostenuto da un organico adeguato e non comporti un impoverimento dell’assistenza territoriale.
«La Provincia di Vibo Valentia ha bisogno di un reparto ospedaliero di Psichiatria funzionante, ma necessita con la stessa urgenza di servizi territoriali capaci di prevenire, seguire e gestire le situazioni prima e dopo il ricovero. Per questo chiediamo programmazione, personale e investimenti capaci di rafforzare l’intera rete».
L’appello a Battistini in vista del 10 ottobre
In vista della Giornata mondiale della salute mentale del 10 ottobre, l’Osservatorio rivolge un appello al generale Battistini, tornato alla guida dell’Asp di Vibo Valentia, chiedendo «un confronto chiaro e trasparente sul futuro della Psichiatria vibonese» e un piano concreto per assicurare personale, continuità assistenziale e servizi adeguati su tutto il territorio.
«La sicurezza e la qualità delle cure non possono essere affidate alla buona volontà degli operatori: devono essere garantite da una programmazione seria, da personale altamente qualificato e da risorse adeguate», conclude la presidente, sollecitando Battistini a intervenire con urgenza per rispondere ai bisogni di un territorio «per troppo tempo fortemente penalizzato».