Pineta di Nicotera, D'Agostino: «Decenni di incuria e scaricabarile, ora si faccia chiarezza sulla gestione»
L'ex consigliere ripercorre le vicende amministrative che hanno interessato i 38 ettari di bosco e solleva interrogativi sul passaggio delle competenze: «Chi doveva tutelare questo patrimonio non lo ha fatto e difficilmente pagherà per i danni causati»
A quasi un anno dal devastante incendio che ha colpito la pineta di Nicotera Marina, Antonio D'Agostino, ex consigliere comunale del gruppo Movi@Vento, torna a denunciare lo stato di abbandono dell'area e chiede chiarezza sulla futura gestione del patrimonio boschivo. Attraverso una riflessione che ripercorre le vicende amministrative degli ultimi anni, D'Agostino punta il dito contro quella che definisce una lunga assenza di interventi di manutenzione e prevenzione, sollevando interrogativi sul passaggio delle competenze e sulle responsabilità nella tutela di uno dei principali polmoni verdi del territorio.
L’incendio
«Era la notte tra il 25 e il 26 luglio dell'anno scorso quando un violento incendio colpì la pineta di Nicotera Marina, provocando ingenti danni a un impianto boschivo che costituisce un rilevante bene naturalistico e paesaggistico del nostro comune e la cui nascita risale ai primi anni Sessanta. A margine di esso sono poi sorti i villaggi turistici, primo fra tutti la "Gioia del Tirreno", ex Club Méditerranée ed ex Valtur, oggi tristemente abbandonato e posto all'asta senza alcun prezzo base, ma che può vantare tra i progettisti uno dei più grandi paesaggisti italiani, Pietro Porcinai. Da qui il riconoscimento di "bene di notevole interesse" attribuito dal Ministero della Cultura per la sua rilevanza storica e architettonica. Ed è un miracolo che anche tali villaggi non siano stati raggiunti dalle fiamme, insieme al villaggio Primavera, costituito da villette residenziali».
Pertanto, «da quella data non un tronco caduto, né un ramo secco di quelli che ricoprono a tappeto il sottobosco, costituendo un permanente e notevole carico d'incendio, sono stati rimossi; non un diradamento, sia pure minimo, per eliminare i tronchi pericolosamente pendenti è stato effettuato. Nulla di nulla, malgrado quanto avvenuto.
All'italiana, insomma. Anzi no, per essere sinceri fino in fondo. Da qualche settimana centinaia di cartelli, come quelli nella foto, sono comparsi come per incanto, inchiodati ad altrettanti alberi, e nessuno dei compaesani interpellati sa chi li abbia apposti.
Ed è per questo motivo che, memore della battaglia portata avanti sul tema dal Movimento 14 Luglio e, successivamente, dal gruppo consiliare Movi@Vento, sua espressione, ho deciso di cercare di saperne di più, dopo aver trovato fortunosamente un canale informativo nella persona di un funzionario regionale».
Il passaggio di competenze
Da quanto si apprende «tutta l'area, circa 38 ettari, fu inizialmente data in concessione al Consorzio di bonifica di Rosarno, poi divenuto Consorzio Tirreno-Reggino»
Un ulteriore passaggio di competenze «sarebbe poi avvenuto tra quest'ultimo e il Consorzio Tirreno-Vibonese, peraltro più volte contattato dal sottoscritto all'epoca del mandato amministrativo come consigliere comunale di opposizione del gruppo Movi@Vento, per sollecitare quegli interventi urgenti necessari a prevenire possibili incendi, poi puntualmente verificatisi».
Adesso si apre un nuovo capitolo: «La concessione sta ora per terminare e i terreni saranno riconsegnati ai legittimi proprietari: Iti Spa (Investimenti Turistiche Immobiliari), Demanio marittimo e un terzo soggetto privato. Saranno loro, una volta formalizzato il passaggio, a sobbarcarsi l'onere della custodia e della manutenzione dell'impianto boschivo.
Mi chiedo se lo faranno, anche se un certo interesse potrebbero averlo, perché da un taglio razionale di diradamento, preventivamente autorizzato, potrebbero ottenere un ritorno economico attraverso la vendita del cippato».
A chi toccherà la gestione boschiva e demaniale?
«Ma mi pongo anche un altro interrogativo: a chi toccherà la gestione della parte boschiva demaniale? Non credo alla Capitaneria di porto di Vibo Marina che, a suo tempo interpellata, rispose che la gestione delle aree demaniali era passata da tempo alla Regione Calabria. Sarà allora Calabria Verde, con quel poco che resta del mitico "esercito dei forestali"? Oppure il nuovo Consorzio di bonifica unico regionale?
Lo sapremo solo vivendo. Ma una certezza ce l'abbiamo: chi era chiamato a difendere, coltivare e valorizzare per la sua fruizione questo prezioso polmone verde non lo ha fatto per svariati decenni, esponendolo al degrado e alla distruzione. E quasi certamente non pagherà nulla per questa grave omissione e per i danni che si sono prodotti nel tempo.
Dalla sua parte ci saranno i dubbi sulle competenze territoriali e istituzionali, su chi dovesse fare cosa e altri alibi simili, come emerso nel corso della mia conversazione telefonica, dove il richiamo all'esercizio tutto italiano dello "scaricabarile" ha raggiunto vette altissime».