Michele Emiliano alla Festa dell'Unità di Vibo: «I magistrati sono come arbitri di calcio, la giustizia al 100% non esiste»
Nella città capoluogo l'ex governatore della Puglia ha presentato il suo romanzo “L'Alba di San Nicola”. In precedenza aveva fatto tappa a Mileto
«La giustizia al 100% non esiste. Questo concetto è uno dei pilastri del libro che ho scritto, in cui io finalmente dico: “Guardate che il modo in cui il giudice accerta la verità non è diverso da quello dell'arbitro di calcio che dice se è rigore o non è rigore”. Certo abbiamo mezzi tecnologici pazzeschi come le intercettazioni, dopodiché la valutazione della prova è umana e fallace in moltissimi casi, anche quando sembra come diciamo in gergo “spappata”. Quindi i magistrati devono essere consapevoli che sono seduti sull'errore giudiziario e che questo è continuo, ovunque». Queste alcune delle considerazioni espresse dall'ex magistrato e governatore della Puglia Michele Emiliano a Vibo Valentia, in Largo Michele Aiello, nel corso della Festa provinciale dell'Unità promossa dalla locale sezione del Partito democratico. Ad interloquire con lui la giornalista Antonella Grippo.
Nel corso del dibattito l'ex sindaco di Bari ha trattato anche il caso della “nipote di Mubarak” e della famosa telefonata alla Questura di Milano che nel 2010 coinvolse Silvio Berlusconi, all'epoca Presidente del Consiglio. «È chiaro che se io telefono a un poliziotto e gli dico che secondo me quella è la nipote di Mubarak - ha sottolineato al riguardo - vuol dire che ci credo, che ho questa convinzione e anche, probabilmente, quella che la ragazza non sia minorenne. E quando la Cassazione assolve Berlusconi, come si dice in gergo "di faccia, cioè senza rinvio”, io ho detto che a quel punto la Procura di Milano doveva chiedere scusa, perché con quella roba aveva fatto cadere un governo. E sto parlando di un mio avversario politico che ho combattuto».
Nel Vibonese Emiliano si è presentato nella duplice veste di politico e scrittore. Nell'occasione, infatti, ha anche presentato il suo romanzo “L'alba di San Nicola”, ambientato a Bari e con al centro l'omicidio di una giovane in cerca di emancipazione. Del delitto viene incolpato un innocente, il pescatore Sabino Lepore, amico d'infanzia della vittima. Il libro è una sorta di “legal thriller” che scava nel cuore oscuro dell'Italia dei primi del Novecento e che parla di giustizia sociale e politica, di Nord e Sud, del pericolo che il potere diventi un'arma e la libertà un lusso. Tra i protagonisti anche una donna che nel 1911 esercita la professione di avvocato. Una consapevole forzatura dell'autore visto che, a quei tempi, nel Regno d'Italia questo non era reso ancora possibile. Ciò è avvenuto solo nel 1919 con l'approvazione della cosiddetta legge Sacchi.
Nella stessa giornata, prima di ritrovarsi alla Festa dell'Unità di Vibo Valentia, l'ex governatore della Puglia ha presentato il suo romanzo a Mileto, nella sala consiliare di Palazzo dei normanni. Promosso dalla locale sezione del Pd, l'incontro - moderato da Salvatore Pedullà e introdotto da Giuseppe Calzone - ha visto tra gli interventi, quello del segretario di circolo Nicola Fogliaro. A dialogare con l'autore ci ha pensato Enzo Reda.