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10/01/2026 ore 19.19
Politica

L’ex consigliere regionale Mammoliti (Pd) rinuncia a mini vitalizio e buonuscita: «No ai privilegi»

L’esponente dem vibonese rende noto che non percepirà il trattamento di fine mandato (oltre 5mila euro per ogni anno in carica) né la “pensioncina” da 980 euro al mese: «Coerente con le mie proposte per ridurre i costi della politica»

di Redazione

Nel pieno della polemica sui benefici economici riconosciuti agli ex consiglieri regionali calabresi, interviene con toni netti l’ex consigliere regionale del Partito democratico Raffaele Mammoliti. Lo fa con un post sui social che prende posizione sul cosiddetto mini vitalizio e sul trattamento di fine mandato, due strumenti previsti dalla normativa regionale e tornati al centro del dibattito pubblico dopo l’avvio delle prime erogazioni a favore degli ex inquilini di Palazzo Campanella non rieletti.

«In merito al mini vitalizio e al trattamento di fine mandato per gli ex consiglieri regionali – scrive Mammoliti – intendo ribadire che il sottoscritto non percepirà né il trattamento di fine mandato né il mini-vitalizio semplicemente perché ha rinunciato a tali vantaggi». Una scelta che l’ex esponente dem rivendica come atto coerente con il proprio percorso politico e con le battaglie condotte negli anni all’interno del Consiglio regionale. «Su questo tema, nella precedente legislatura, ho presentato una proposta di legge per ridurre i costi della politica, dimostrando che alle parole possono seguire concretamente i fatti», sottolinea.

Il contesto è quello di una normativa approvata nel 2019 che ha introdotto, al posto dei vecchi vitalizi, una doppia forma di tutela economica per i consiglieri regionali: da un lato il trattamento di fine mandato, dall’altro l’indennità differita, una sorta di pensione anticipata legata agli anni di permanenza in Consiglio. Il primo prevede un versamento mensile pari a una percentuale ridotta dell’indennità di carica, poco più di 100 euro al mese, in cambio di una buonuscita di 5.100 euro per ogni anno di mandato svolto. Nel caso di una legislatura completa, il conto finale supera i 20mila euro. L’indennità differita, invece, consente di maturare un assegno mensile che può arrivare a circa 980 euro dopo cinque anni di contributi, con possibilità di anticipare l’età di accesso in base agli anni di carica ricoperti.

A fronte di questo scenario, Mammoliti rivendica una scelta in controtendenza, legandola a una visione etica dell’impegno pubblico. «La politica si fa prima di tutto per passione», scrive, chiarendo che «la militanza, il senso di appartenenza, la consapevolezza della missione che qualificano il mio impegno sociale e politico-ideale non sono caratteristiche che si possono acquistare al supermercato».

Nel post non manca una riflessione più ampia sul rischio di una politica vissuta come carriera o come strumento di tutela personale. «Se la politica non si esercita con la necessaria vocazione – avverte Mammoliti – rischia di provocare danni irreparabili». Parole che suonano come una critica implicita a un sistema di privilegi considerato distante dalla condizione dei cittadini calabresi, per i quali ammortizzatori e pensioni richiedono anni di contributi e sacrifici ben diversi.

La presa di posizione dell’ex consigliere si inserisce in un dibattito già acceso, rilanciato anche da casi di rinuncia esplicita ai benefici, come quello dell’ex esponente del Movimento Cinque stelle Davide Tavernise, che aveva definito il no al trattamento di fine mandato «un piccolo gesto di equità sociale».