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05/08/2026 ore 11.05
Politica

Fotovoltaico sulla Piana degli Scrisi, il Pd di Vibo chiama il gruppo dem in Consiglio regionale: «Ora serve un’azione politica forte»

La richiesta della segretaria provinciale Teresa Esposito al capogruppo Alecci e a tutti i consiglieri: «A rischio agricoltura e biodiversità. Sollecitate la Giunta ad adottare il Piano sulle Aree idonee»

di Stefano Mandarano

Registra un rilevante passaggio politico il dibattito innescato dalle rivelazioni del nostro giornale sul progetto per la realizzazione di un mega-impianto fotovoltaico nel territorio di Pizzo, al confine con quello di Maierato, sulla Piana degli Scrisi e su suolo attualmente destinato a produzioni agricole di pregio come il grano antico Rosìa, specie tutelata anche dal ministero dell’Agricoltura.

Ad intraprenderlo è la segretaria provinciale del Pd di Vibo Valentia Teresa Esposito che punta a portare la lotta dei contadini di Maierato contro il progetto denominato Pizzo-Vinci sui tavoli della politica regionale, spronando, altresì, la massima istituzione calabrese ad adottare il Piano delle aree idonee all’installazione di impianti da fonti rinnovabili. Esposito ha così inoltrato al gruppo Pd in Consiglio regionale un’articolata richiesta con l’invito a farsi promotore di un’apposita iniziativa.

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La segretaria, informando dell’iniziativa anche segretario regionale Nicola Irto, l’Acm e i sindaci dei quattro comuni coinvolti, spiega in premessa di voler porre all’attenzione del capogruppo Alecci e dei consiglieri dem «una vicenda di rilevante impatto economico, ambientale e sociale per il nostro territorio, che richiede un’azione politica e istituzionale determinata, tempestiva e sinergica».

Quindi aggiunge: «Nel corso dell'incontro pubblico promosso dall'Associazione dei Contadini di Maierato - che ha visto una folta e qualificata partecipazione di cittadini, associazioni ambientaliste, operatori agricoli ed esponenti locali del nostro partito - la comunità ha espresso forte preoccupazione e ferma contrarietà rispetto al progetto per la realizzazione dell'impianto agri-fotovoltaico denominato “Pizzo-Vinci” nella Piana degli Scrisi».

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Quindi rilancia i dati resi noti dalla nostra inchiesta sottolineando la «portata invasiva dell'intervento: si tratta di un investimento da 45 milioni di euro per l'installazione di circa 61.000 moduli fotovoltaici su una superficie superiore a 73 ettari di terreno agricolo, per una potenza tale da generare circa 79 milioni di kWh/anno».

Ancora menziona gli aspetti relativi alla vocazione agricola: «L'area individuata rappresenta un presidio strategico per l'agricoltura locale: un suolo ad alta vocazione produttiva in cui si tramanda la coltivazione del grano antico “Rosìa”, eccellenza della biodiversità agroalimentare e dell'economia rurale del territorio». A ciò, argomenta ancora la segretaria dem, «si aggiunge un profilo di criticità ecologica e patrimoniale di primario rilievo». Sul piano naturalstico: «la diretta contiguità con l'Oasi del Lago Angitola, riconosciuta quale Zona Speciale di Conservazione (Zsc) e sito d'importanza internazionale ai sensi della Convenzione di Ramsar»; su quello archeologico e storico «l'area presenta un potenziale archeologico medio-elevato, con tracce di frequentazione ininterrotta dal Paleolitico al Medioevo (tra cui necropoli, ville romane e l'antica "Via Grande")».

Per Esposito «la trasformazione industriale di questo agro-ecosistema e patrimonio storico rischia di compromettere in modo irreversibile gli equilibri faunistici, la connettività ecologica, le preziose testimonianze storico-archeologiche e il valore paesaggistico dell'area protetta».

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E, a nome del partito vibonese, aggiunge: «ribadiamo con chiarezza la nostra piena adesione agli obiettivi della transizione ecologica e allo sviluppo delle energie rinnovabili, in linea con i principi cardine del nostro programma politico nazionale e regionale».

Nella lettera si indica anche un necessario percorso legislativo. «Altre Regioni - spiega Esposito - hanno già adottato opportuni strumenti legislativi e programmatori per contemperare le esigenze della produzione energetica con le priorità di tutela del territorio. L'approvazione della legge regionale sulle aree idonee da parte della Regione Piemonte (luglio 2026) dimostra come sia possibile definire un quadro certo per gli investitori privati e, contestualmente, blindare le produzioni tipiche, il paesaggio, la storia e la biodiversità. È essenziale - sottolinea - che anche la Calabria colmi al più presto questo ritardo normativo».

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A seguire la segretaria dem vibonese formula nel dettaglio le richieste al gruppo dem di Palazzo Campanella: «Vi chiedo di farvi promotori di un'incisiva azione consiliare volta a: incalzare la Giunta Regionale affinché proceda senza indugio all'adozione della legge e del Piano Regionale per l'individuazione delle Aree idonee e Non idonee all'installazione di impianti a fonti rinnovabili (in attuazione del D.Lgs. 199/2021 e del D.M. 21 giugno 2024), inserendo criteri stringenti a salvaguardia dei suoli agricoli di pregio, delle produzioni agroalimentari tradizionali, dei beni archeologici e delle fasce di rispetto dei siti della Rete Natura 2000 e dell'Oasi dell'Angitola; promuovere ogni utile iniziativa ispettiva e di indirizzo in Consiglio regionale affinché lo sviluppo del fotovoltaico sia orientato prioritariamente sulle aree già compromesse, dismesse, degradate o sulle coperture degli edifici, preservando l'integrità della vocazione agricola, paesaggistica e turistica delle nostre comunità».

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Al punto successivo, si segnala la necessità di «introdurre tetti stringenti al consumo di suolo agricolo, prendendo a modello normative virtuosamente adottate da altre Regioni (come l'Emilia-Romagna e lo stesso Piemonte), fissando un limite massimo pari allo 0,8 per cento della Superficie agricola utilizzata (Sau) per l'insediamento di impianti a terra, includendo nel calcolo complessivo della percentuale anche le installazioni agri-fotovoltaiche».

Infine, la richiesta di «accelerare l'approvazione dei Piani Paesaggistici regionali, strumento indispensabile per garantire un quadro di tutela certo, coerente e vincolante rispetto a ogni intervento di trasformazione del territorio e del paesaggio calabrese».

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