Depositi costieri, il Pd Vibo sale in cattedra (di diritto): «Modificare il Psc non sarebbe servito a bloccare la concessione»
I dem respingono la tesi della modifica urbanistica comunale come strumento risolutivo, rimarcano la «funzione commerciale» del porto ed elogiano la strategia del sindaco basata sulla cooperazione istituzionale con l’Autorità portuale
Il confronto sul futuro dei depositi costieri della Meridionale Petroli torna al centro del dibattito politico cittadino. A intervenire sono la segretaria provinciale del Partito Democratico, Teresa Esposito, e Angelo Calzone, componente della segreteria con delega all’ambiente, che chiedono di «riportare il confronto su binari giuridici certi, distinguendo nettamente tra le competenze del Comune e quelle dell’Autorità di sistema portuale».
Il punto di partenza è la contestazione della cosiddetta tesi del Psc “bloccante”. «È necessario chiarire – affermano – che l’idea, veicolata da esponenti dell’opposizione e da altri soggetti, secondo cui una modifica del Piano strutturale comunale avrebbe potuto, da sola, impedire il rinnovo della concessione demaniale alla Meridionale Petroli è del tutto infondata».
Il riferimento è alla legge 84 del 1994, che disciplina l’ordinamento portuale. «Il quadro normativo vigente stabilisce che sulle aree demaniali portuali la competenza pianificatoria primaria spetti all’Autorità di sistema portuale tramite il piano regolatore portuale. Il Prp gode di un regime di specialità e prevalenza sulla pianificazione urbanistica comunale per quanto riguarda le aree del porto». Per questo, spiegano, «una variante al Psc che mutasse la destinazione d’uso, ad esempio da industriale a turistica, non avrebbe la forza giuridica di determinare un diniego automatico del rinnovo della concessione, finché il Prp continua a ritenere tale attività compatibile con le funzioni portuali». Da qui la conclusione: «Le critiche rivolte all’amministrazione per non aver approvato una variante “decisiva” al Psc mancano di un solido fondamento giuridico».
Altro passaggio riguarda la conferenza dei servizi. «L’opposizione al Consiglio dei ministri invocata da alcuni soggetti – si legge nella nota, alludendo al presidente vibonese di Italia Nostra, Alessandro Caruso Frezza – riguarda la determina di conclusione positiva della conferenza di servizi che non è il provvedimento finale, cioè la concessione o il rinnovo». Il verbale del 3 febbraio 2026 «sancisce la compatibilità tecnica, paesaggistica e urbanistica dell’istanza». Si tratta, viene precisato, della «base tecnica e amministrativa per il rilascio della concessione», poiché nel provvedimento è scritto testualmente di «trasmettere il presente atto di determinazione quale proposta motivata di conclusione del procedimento affinché si proceda all’adozione delle determinazioni finali di competenza, dando atto che l’istruttoria tecnico-amministrativa è da considerarsi conclusa con esito favorevole». Resta comunque «in capo all’Autorità marittima il potere discrezionale di valutare la durata più congrua del titolo».
Serbatoi Meridionale Petroli a Vibo Marina, l’alert di Italia Nostra: «C’è tempo solo fino al 21 febbraio per opporsi»Sul piano dei ricorsi, il Pd richiama anche l’orientamento del Consiglio di Stato: «Secondo il parere 01069/2019, il Comune non ha generalmente la legittimazione per proporre opposizione ex articolo 14-quinquies, con il rischio concreto di un’inammissibilità».
La riflessione si allarga quindi alla visione strategica dello scalo. «Il porto di Vibo Valentia deve mantenere la sua funzione strategica sotto il profilo energetico e commerciale. Ogni intervento deve inserirsi in un progetto politico di ampio respiro che non mortifichi lo scalo». L’ipotesi sul tavolo è «conciliare sviluppo, sicurezza e tutela dell’ambiente, collocando i depositi in aree esterne all’abitato e collegandoli alle banchine tramite oleodotti sotterranei». Una soluzione che «permette di tutelare i traffici commerciali e l’operatività del porto, avviando contestualmente la riqualificazione dei quartieri limitrofi, essenziale per ogni prospettiva turistica».
Infine, l’interlocuzione istituzionale. «A differenza delle vecchie regole ormai superate, l’amministrazione ha scelto la via della cooperazione». È in corso «una valida e proficua interlocuzione con l’Autorità di sistema portuale attraverso lo strumento della variante-stralcio, previsto dall’articolo 5 della legge 84 del 1994, unico strumento efficace in grado di determinare una modifica anche funzionale del Prp». Il Comune «ha già inoltrato una proposta formale per ridisegnare la qualificazione funzionale delle aree occupate dai depositi, trovando attenzione e disponibilità al perseguimento di questo comune obiettivo».
«Questo è l’unico mezzo idoneo a produrre effetti strutturali e duraturi – concludono – permettendo al Psc di recepire in seguito le nuove destinazioni in modo coerente e coordinato e dare alla città quella prospettiva moderna, multifunzionale e sostenibile da tutti auspicata».
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