Depositi costieri a Vibo Marina, Romeo rivela la riunione “segreta” con Ammaturo: nuova bozza per la delocalizzazione
Nel corso di un Consiglio comunale fiume il sindaco ha raccontato di un incontro riservato a cui hanno partecipato il presidente del Gruppo Ludoil, l’Autorità portuale e un rappresentante del Ministero. Ricucito lo strappo con Meridionale Petroli. Coinvolto anche il deputato Mangialavori per la ricerca delle risorse
Se i Consigli comunali andassero un tanto al chilo, quello di ieri a Vibo peserebbe un sacco: oltre 10 ore di discussione concentrata principalmente intorno a quella che dal 2025 è diventata la madre di tutte le battaglie politiche: la delocalizzazione dei depositi costieri di Meridionale Petroli a Vibo Marina. Alla fine, distillando la discussione fiume e facendo decantare sul fondo il solito corollario di distinguo e polemiche, qualcosa di nuovo è emerso. Il sindaco Enzo Romeo, nell’intervento conclusivo, ha rivelato l’esistenza di un incontro “segreto” tenutosi una ventina di giorni fa, al quale avrebbe preso parte insieme al presidente dell’Autorità di sistema portuale dei mari Tirreno meridionale e Ionio Paolo Piacenza, al presidente del gruppo Ludoil Donato Ammaturo e a un rappresentante del ministero.
Una riunione non emersa per volontà esplicita di Ammaturo, che ha accettato di partecipare a patto che l’incontro non venisse pubblicizzato per evitare - ha riferito Romeo - il rischio di strumentalizzazioni. Un vertice, dunque, arrivato dopo settimane di tensioni fortissime tra Comune e azienda, culminate in una clamorosa sconfessione da parte di Meridionale Petroli su qualunque concreto accordo relativo alla delocalizzazione. Una frattura che ora, secondo quanto raccontato da Romeo, sarebbe stata ricomposta, aprendo la strada a una rinnovata collaborazione tra amministrazione e Meridionale Petroli.
L’incontro rimasto riservato
Il fine della riunione, ha continuato Romeo, era quello di ottenere da Ammaturo la conferma, davanti agli altri interlocutori istituzionali, della disponibilità a discutere della delocalizzazione: «Siccome in passato aveva detto solo a me che era disponibile a spostarsi, volevo che lo ripetesse e lo dicesse anche davanti a Piacenza e al rappresentante del ministero. E da quello che abbiamo riscontrato si può dire che stiamo ripartendo con il piede giusto». Alla base di questa ricucitura c’è stato il definitivo tramonto del vecchio protocollo d’intesa che Ludoil aveva completamente smentito, definito anche da Romeo ormai «carta straccia».
La nuova bozza dopo il fallimento del primo protocollo
«Quel primo protocollo la Meridionale Petroli l’aveva stracciato - ha spiegato il primo cittadino - perché pensava fosse una cosa nostra, che ce la fossimo inventata, mentre dietro c’era la disponibilità della Regione, c’era la disponibilità del ministero, c’era il lavoro di un anno». Disponibilità che nella riunione riservata sarebbe stata ribadita, consentendo all’iter di rimettersi in moto. Da qui sarebbe nata una nuova bozza, già trasmessa al ministero, che a sua volta dovrà inviarla a Meridionale Petroli.
La logica del nuovo testo è quella degli impegni paralleli. Il Comune dovrebbe mettere la prima pietra attraverso la messa in sicurezza dell’area industriale di Porto Salvo individuata per la delocalizzazione, oggi segnata da criticità idrogeologiche. Interventi di sistemazione fluviale e regimazione idraulica che il Comune attuerà con 18 milioni di euro messi a disposizione dal Dipartimento di protezione civile della Regione.
Contestualmente, Meridionale Petroli dovrebbe avviare le procedure con Arsai, ex Corap, che gestisce l’area industriale per valutare il trasferimento dell’azienda. L’Autorità portuale, invece, dovrebbe lavorare sulla realizzazione della condotta sottomarina e sulla quantificazione dei costi della bonifica, sulla base di uno studio di fattibilità di cui si occuperebbe il Comune.
Il ruolo di Mangialavori e il nodo dei fondi
Nella partita entra anche il deputato vibonese Giuseppe Mangialavori, presidente della Commissione Bilancio della Camera. Romeo, infatti, ha riferito di averlo contattato e di avergli chiesto esplicitamente una mano per il reperimento dei fondi necessari per un’operazione che, secondo stime approssimative, potrebbe costare anche 100 milioni di euro. Un appello al quale Mangialavori avrebbe risposto positivamente senza esitazione. La prospettiva indicata dal sindaco è quella di arrivare, attraverso gli studi di fattibilità, a una cifra concreta. Solo allora, ha spiegato, sarà possibile attivare davvero il livello parlamentare, regionale e ministeriale: «Una volta fatto lo studio di fattibilità della condotta, nel giro di quattro o cinque mesi speriamo di poter avere la contezza di quanto serve e a quel punto metteremo in campo le persone che abbiamo contattato, da Mangialavori a Tucci, passando anche per la delegazione regionale».
Il Piano di emergenza e via Vespucci
Romeo poi ha affrontato il tema specifico che ha portato la minoranza a chiedere la convocazione del Consiglio comunale, cioè il Piano di emergenza esterna della Meridionale Petroli. E anche in questo caso ha rivelato un aspetto inedito, rivendicando il lavoro svolto e descrivendo il Pee di imminente realizzazione come la soluzione più vantaggiosa possibile a fronte di una prima proposta che avrebbe avuto un impatto molto più pesante su via Vespucci, determinandone in sostanza la chiusura totale.
Vibo Marina, via Vespucci diventa corridoio d’emergenza per Meridionale Petroli: ecco il Piano che cambia faccia alla cittàSecondo il suo racconto, l’ipotesi iniziale che gli era stata prospettata in Prefettura prevedeva «due corsie, una d’andata e una di ritorno» con la sostanziale chiusura della strada. «Se l’avessimo fatta passare, quella proposta sarebbe stata devastante», ha rimarcato il primo cittadino, spiegando di aver contestato l’impostazione pur prendendo atto della necessità di approvare il Piano per ragioni di legge e di sicurezza.
Il risultato finale, cioè una sola corsia di emergenza dedicata e la perdita di alcuni parcheggi, rappresenterebbe dunque il male minore, vista la sostanziale impraticabilità di altre soluzioni ventilate. «Ma tutta la discussione sul Piano di emergenza esterna, che di certo non si può eludere, dimostra ancora una volta che Meridionale Petroli lì non ci può stare».