I love Catanzaro, il sindaco di Serra non molla: «Non era una trovata elettorale, lasciare Vibo resta l’obiettivo»
Alfredo Barillari inizia il secondo mandato ribadendo l’intenzione di lasciare la provincia vibonese per tornare sotto l’ala del capoluogo regionale: «Ho già avuto contatti informali con la commissione Affari territoriali. Ma prima un referendum, i cittadini devono pronunciarsi»
La rielezione non chiude il dossier più controverso: quello della “re-catanzarizzazione”. Alfredo Barillari, confermato sindaco di Serra San Bruno per il secondo mandato, non considera la battaglia per il ritorno nella provincia di Catanzaro solo una parentesi elettorale. Nelle sue parole, il punto resta nell’agenda politica e amministrativa dei prossimi anni: Serra vuole (davvero) lasciare la provincia di Vibo e tornare, dopo 34 anni, sotto quella del capoluogo regionale, facendo leva sull’orbita geografica, i legami storici e la direzione reale verso cui si muovono quotidianamente servizi, relazioni sociali, sanità, trasporti e turismo.
Il risultato elettorale, aggiunge, aumenta il peso delle scelte da compiere: «I cittadini ci hanno premiato con un grandissimo risultato e ciò ci dà ancora più responsabilità verso il futuro». Tra queste responsabilità c’è anche quella di proseguire l’iter per lasciare la provincia di Vibo Valentia e tornare indietro verso Catanzaro.
Il dossier del ritorno a Catanzaro
Dunque, il primo cittadino respinge l’illazione che la proposta sia nata per ragioni contingenti o per raccogliere consenso durante la campagna elettorale. Al contrario, la colloca dentro un percorso più lungo, già presente nel programma del 2020 e confermato anche in quello del 2026. «Sono strumenti normativi che i sindaci hanno», sostiene, richiamando il principio secondo cui un Comune dovrebbe appartenere alla provincia in cui si svolge la parte più rilevante della vita economica e identitaria della popolazione. Insomma, Catanzaro I love you.
Adesso, forte del secondo mandato conquistato con il 46,82%, Barillari rilancia: «Informalmente ho già parlato in Consiglio regionale con la commissione Affari territoriali», spiega. Il passaggio successivo riguarda il parere regionale previsto dall’iter. Ma il sindaco vuole che la Regione si esprima dopo una consultazione popolare: «Ciò che andremo a chiedere è che il parere venga espresso in seguito a un referendum. Vogliamo far parlare le persone, i cittadini».
Il punto, insiste, non è soltanto amministrativo. È anche democratico: «Si tratta di un argomento di enorme interesse per la popolazione», rimarca, ricordando che la spinta è arrivata anche dal basso. Per questo intende muoversi insieme agli altri sindaci che hanno già fatto deliberare ai rispettivi Consigli comunali la volontà di passare con la provincia di Catanzaro. D’altronde, senza di loro, Serra non va da nessuna parte, perché la continuità territoriale con la provincia ambita è una condizione ineludibile. E Serra non ha punti geografici di contatto con la linea immaginaria che delimita la provincia catanzarese; per questo ha bisogno - letteralmente - che il fronte sia ampio e che aderiscano i comuni che confinano con il territorio catanzarese, a cominciare da Spadola.
La critica alle Province
A sostenere il ragionamento del sindaco c’è anche una critica più ampia al funzionamento delle Province dopo la riforma che ne ha cambiato natura istituzionale. La vicenda di Serra diventa così anche un modo per riaprire la discussione su enti, le Province appunto, che, secondo Barillari, così come sono oggi «non servono a nulla».
Il sindaco contesta soprattutto l’assenza di un mandato popolare diretto: «Sono elezioni di secondo grado quelle che vengono svolte per scegliere sia il Consiglio che il presidente. E poi tra questi due organi non c’è “fiducia”, se cade il Consiglio, non cade il presidente, che resta in carica». Il paragone è con i Comuni, dove la maggioranza rappresenta una condizione politica essenziale per governare. «Io la mia maggioranza devo tenerla bella salda politicamente - osserva -. Dal punto di vista della Provincia, invece, il presidente va avanti da solo e il Consiglio si rinnova ogni due anni. Credo ci si debba interrogare anche sul futuro di questi enti».
La scommessa sul turismo montano
L’altro asse del nuovo mandato riguarda il turismo montano. In una Calabria spesso raccontata quasi esclusivamente attraverso il mare, Barillari rivendica la forza dell’entroterra e il ruolo di Serra San Bruno come porta d’accesso a un patrimonio naturale ancora da valorizzare pienamente.
«Noi siamo innanzitutto la capitale dell’unico parco regionale naturale, il Parco delle Serre, e siamo orgogliosi di esserlo», afferma. Da qui passa l’idea di una destinazione capace di tenere insieme natura, escursionismo, cicloturismo, spiritualità, gastronomia e clima. Un’offerta diversa da quella balneare, ma sempre più complementare alla costa.
Serra è già tappa della Ciclovia dei parchi e, secondo il sindaco, attorno a questo itinerario si sta formando un’importante economia. «Stiamo vedendo un bell’indotto che sta nascendo», spiega Barillari, riconoscendo anche il lavoro delle associazioni che negli anni hanno fatto crescere l’escursionismo e la conoscenza del territorio.
Il Bosco dell’Archiforo è uno dei simboli di questa identità. Un patrimonio naturale studiato anche fuori dai confini regionali, che l’amministrazione ha cercato di valorizzare attraverso collaborazioni con il mondo universitario. «Noi stessi come amministrazione comunale, nello scorso mandato, abbiamo incentivato con l’Università di Reggio Calabria dei tirocini nel bosco per coloro che studiano forestazione e scienze agrarie».
La scommessa è trasformare Serra in una destinazione capace di intercettare non solo i ritorni estivi dei serresi che vivono fuori, ma anche viaggiatori alla ricerca di una Calabria diversa. La posizione geografica, poi, aiuta: «Con la Trasversale quasi completata dal lato ionico, in venti minuti si può stare sulle spiagge bellissime del Catanzarese e poi tornare al fresco la sera - sottolinea -. Da questo punto di vista Serra San Bruno in estate è un vero e proprio paradiso».