Caso Meridionale Petroli, l’ex assessore Lombardo: «Gestione grottesca che richiede chiarezza e responsabilità»
L’ex amministratore di centrodestra critica l’operato del Comune, sollevando dubbi su concessione, delocalizzazione e reali prospettive per l’area portuale
Sull’affaire Meridionale Petroli interviene, con una propria nota, Lorenzo Lombardo, ex consigliere comunale di Forza Italia e assessore ai Lavori Pubblici nella giunta Costa.
Lombardo, dopo aver premesso di essere convinto che attività ad alto rischio di incidente rilevante non possono più insistere in un contesto urbanizzato, e che questo vale sia per il deposito Meridionale Petroli che per quello Eni, stigmatizza, in primis, il comportamento tenuto nella vicenda da parte dell’amministrazione in carica, caratterizzato, a suo dire, da toni trionfalistici per un risultato che, come argomenta, non ha ancora nulla di concreto.
«Delocalizzare — afferma Lombardo — significa spostare l’attuale deposito; quindi l’impianto andrebbe smontato e ricostruito, rischiando anni di fermo, altro che “switch off e switch on” come se fosse un interruttore». E inoltre — si domanda — che fine farebbe quello attuale, che non è affatto obsoleto? E, in caso di spostamento, chi sosterrà i costi della bonifica del sito?
«L’amministrazione esulta — prosegue Lombardo — per l’atto di sottomissione ex art. 35 CdN, che autorizza l’azienda a operare per altri quattro anni, come se fosse una vittoria contro il rinnovo ventennale. Si tratta, invece, semplicemente di un atto necessario per evitare la sospensione dopo la scadenza della concessione nel 2026, ma l’iter del rinnovo non è ancora perfezionato. Resta da capire se dopo i quattro anni la concessione verrà rinnovata per 20 o per 16 anni. Altro che vittoria».
«L’amministrazione — rileva Lombardo — ha inoltre citato una società che sarebbe disposta a subentrare alla Meridionale Petroli accollandosi tutti gli oneri della delocalizzazione, con tanto di boa a mare e aumento delle maestranze. Peccato che i dati economico-finanziari di questa società fantasma siano imbarazzanti. Un modo — secondo Lombardo — di illudere i cittadini. Oggi invece si apprende che un’altra società, del settore elettrico, avrebbe presentato un progetto con delocalizzazione, ma l’AdSP non avrebbe nemmeno risposto, provocando l’indignazione del Ceo della predetta società».
Lo scontro tra Comune di Vibo e Meridionale Petroli preoccupa i sindacati: «Troppe tensioni, serve confronto vero»In conclusione, Lorenzo Lombardo pone il quesito che, a suo avviso, rappresenta la domanda chiave: «Se davvero esistono società disposte a investire, perché non si rivolgono alla Regione e agli Enti competenti? La concessione è stata messa a gara. La delocalizzazione è tutt’altra cosa. Ecco perché valuto con diffidenza proposte fatte solo a mezzo stampa senza un piano industriale. E perché l’Autorità Portuale dovrebbe rinunciare a un canone di 170.000 euro l’anno? La verità — conclude Lombardo — è che non c’è nulla di concreto. Insistere con pressioni inefficaci sull’azienda non risolverà il problema. Serve un tavolo vero, come auspicato anche dai sindacati, non propaganda. È il momento di cambiare passo. Non possiamo permetterci gli errori del 2006, quando la concessione fu rinnovata per 20 anni senza una visione sul futuro di Vibo Marina. Oggi quella miopia non è più accettabile, ma è necessario avere le idee chiare. È il momento di adottare un approccio rigoroso, coordinato e orientato al bene della comunità».
E mentre la vexata quaestio promette ulteriori sviluppi, la cittadina portuale continua a rimanere in mano ai Signori del Petrolio e la visione di un paese con vocazione turistica, la terza perla incastonata tra Pizzo e Tropea, sembra sbiadirsi sempre più, rimanendo, come l’ha definita una cittadina americana, «A gem waiting to sparkle» («Una gemma che attende di brillare»).
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