Capistrano e il “super regolamento” antimafia, tra obblighi di legge e narrazione politica
Intervento del gruppo consiliare di minoranza La Ninfea: «Si tratta di un dovere giuridico e ci si sta limitando a sintetizzare prescrizioni, schemi e strumenti già elaborati da Anac». Oltre 30 sinora le comunicazioni formali dell’opposizione, contenenti contestazioni amministrative, rimaste senza risposta
Arriva a stretto giro la replica del gruppo consiliare di minoranza “La Ninfea” al Comune di Capistrano rispetto all’annuncio del sindaco, Marco Martino, di voler approvare un regolamento rafforzato su appalti e trasparenza al fine di prevenire infiltrazioni mafiose. “Rispetto a tale presunto super regolamento contro le infiltrazioni mafiose, il gruppo consiliare La Ninfea ritiene necessario fare alcune precisazioni, nel rispetto dei fatti e del quadro normativo vigente. Il tema della legalità e della prevenzione antimafia è centrale e merita la massima attenzione, soprattutto in un Comune che ha conosciuto lo scioglimento per condizionamenti criminali. Tuttavia, una lettura oggettiva delle misure elencate evidenzia come non si sia in presenza di una svolta normativa, bensì della riproposizione di obblighi già imposti dalla legge”.
Capistrano, il Comune si dota di un regolamento rafforzato su appalti e trasparenza per prevenire le infiltrazioni mafioseNulla di nuovo rispetto al quadro normativo vigente
Il gruppo consiliare di minoranza guidato da Giuseppe Crispino spiega infatti che il “principio di rotazione negli affidamenti sotto soglia, le verifiche antimafia tramite le banche dati ministeriali, l’utilizzo delle white list prefettizie nei settori a rischio, con possibilità di revoca e rescissione dei contratti, controlli sugli appalti, gestione e valorizzazione dei beni confiscati, sono tutte misure già previste dal Codice dei contratti pubblici e dalla normativa antimafia, e risultano ancor più stringenti per un ente locale reduce da scioglimento per mafia”. Per il gruppo consiliare La Ninfea presentarle invece “come elementi innovativi significa attribuire valore politico a ciò che è, in realtà, un dovere giuridico”.
Solo dettagli organizzativi, non una “rivoluzione”
I consiglieri di minoranza fanno quindi notare che “il regolamento annunciato sembra limitarsi a introdurre: procedure interne più analitiche; indicazioni operative su controlli e flussi informativi; strumenti organizzativi quali tavoli di coordinamento o sportelli tematici. Elementi che possono migliorare l’assetto amministrativo, ma che non aggiungono nuovi strumenti di contrasto alla criminalità organizzata, né ampliano i poteri dell’ente rispetto a quanto già previsto dall’ordinamento. Definire tutto ciò una rivoluzione o un super regolamento appare quindi più una scelta comunicativa autocelebrativa che un’effettiva innovazione amministrativa”.
La legalità non è un annuncio
“La differenza non la fanno i regolamenti proclamati, ma l’applicazione rigorosa e costante delle norme esistenti. In un Comune come Capistrano – ricordano i consiglieri di minoranza – il rispetto della normativa antimafia non è un merito politico, bensì una condizione imprescindibile per la normale amministrazione. Per questo, più che enfatizzare strumenti già obbligatori, sarebbe auspicabile misurare l’azione amministrativa sui risultati concreti, sulla trasparenza effettiva degli atti e sulla reale capacità di prevenire ogni forma di condizionamento. Al netto della narrazione, il regolamento annunciato si limita infatti a riordinare e sintetizzare prescrizioni, schemi e strumenti già elaborati da Anac e confluiti nel Piano nazionale anticorruzione vigente, presentandoli come elementi di novità quando, in realtà, costituiscono ordinaria amministrazione e obblighi già pienamente operativi per qualsiasi ente locale, a maggior ragione per un Comune sciolto per mafia”.
Il metodo conta quanto il merito
“Prima ancora di alimentare una narrazione autocelebrativa - ricordano ancora i consiglieri di minoranza – sarebbe stato quantomeno necessario portare il presunto super regolamento in Consiglio comunale, sede del confronto democratico e della responsabilità politica, invece di anticiparne i contenuti sulla stampa come se si trattasse di un atto già condiviso e approvato. È inoltre opportuno ricordare che il gruppo di minoranza La Ninfea ha trasmesso 30 precise comunicazioni formali, contenenti contestazioni amministrative dettagliate e segnalazioni su problemi reali del territorio, tutte rimaste senza risposta, mentre persistono criticità ambientali e condizioni di insicurezza del territorio e stradale che l’amministrazione continua a ignorare, preferendo l’annuncio alla soluzione. Non può infine sottacersi il rischio che un regolamento che si limita a reiterare obblighi già previsti dalla legge, trasformandoli in ulteriori passaggi procedurali interni, finisca per appesantire l’azione amministrativa, ponendosi in potenziale contrasto con il principio di risultato sancito dal Codice dei contratti pubblici, che impone efficienza, tempestività ed efficacia, non la mera moltiplicazione degli adempimenti”.
Da ricordare che il 30 maggio dello scorso anno il Consiglio di Stato ha sancito in via definitiva la legittimità dello scioglimento dell’amministrazione guidata da Marco Martino per infiltrazioni mafiose. Nel novembre scorso lo stesso Martino è stato rieletto sindaco, ma sullo stesso pende un giudizio di incandidabilità (in base alla normativa antimafia) dinanzi al Tribunale di Vibo Valentia su richiesta del Ministero dell’Interno.