Bronzi di Riace, la nomina della vibonese Mariangela Preta nel Cda del museo di Reggio divide la politica
Il prestigioso incarico assegnato dal ministro Giuli alla direttrice del Polo museale di Soriano Calabro e dei Musei civici di Pizzo innesca la polemica tra Pd e Fdi. I dem annunciano un’interrogazione parlamentare
La nomina della vibonese Mariangela Preta nel consiglio di amministrazione del Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria accende lo scontro politico attorno a uno dei luoghi simbolo del patrimonio culturale calabrese, il luogo che custodisce i Bronzi di Riace. Al centro del confronto ci sono il decreto firmato a fine marzo dal ministro della Cultura Alessandro Giuli, le accuse del Partito democratico e la replica di Fratelli d’Italia, che rivendica la legittimità della scelta e respinge le contestazioni al mittente.
La nomina e il caso politico
A sollevare il caso è stato il deputato dem Nico Stumpo, che ha collegato l’ingresso di Preta nel cda del museo al suo precedente avvicinamento a Fratelli d’Italia in vista delle regionali calabresi del 2025. Secondo l’esponente del Pd, la designazione rientrerebbe in una più ampia dinamica di occupazione politica dei luoghi della cultura.
Stumpo parla senza mezzi termini di «occupazione dei luoghi della cultura da parte del ministro Alessandro Giuli e di Fratelli d’Italia» e richiama proprio la recente traiettoria politica della neo componente del cda: «Solo pochi mesi fa aveva annunciato di essersi ritirata dalle liste regionali di Fratelli d’Italia per fare spazio a colleghi di partito. Evidentemente questa nomina è la risposta a quel gesto».
Il parlamentare dem contesta soprattutto il criterio politico che, a suo dire, starebbe guidando diverse scelte ministeriali. «Ancora una volta Giuli si caratterizza per nominare all’interno dei musei dello Stato figure che hanno un ruolo attivo nel proprio partito e nella politica», afferma, sostenendo che i consigli di amministrazione dovrebbero invece essere composti da figure «di chiara fama nella valorizzazione e gestione del patrimonio culturale», chiamate a operare in luoghi «terzi, fuori dalla politica, dove competenza e capacità di gestione siano gli unici criteri fondamentali».
Da qui anche l’annuncio di un’interrogazione parlamentare alla Camera, con l’obiettivo, spiega Stumpo, di «fare piena luce e conoscere tutti i dettagli» della vicenda.
Il profilo di Mariangela Preta
Nella polemica entra però anche il curriculum della diretta interessata. Preta, infatti, non arriva da un percorso estraneo al settore culturale. È direttrice del Polo museale di Soriano Calabro e dei Musei civici di Pizzo, incarichi che vengono richiamati dal centrodestra proprio per respingere l’idea di una nomina priva di basi professionali.
È su questo aspetto che si concentra la controffensiva di Fausto Orsomarso, che difende la scelta del ministero e accusa l’opposizione di piegare ogni decisione a una lettura politica. «Assistiamo all’ennesimo tentativo di trasformare ogni scelta in una polemica politica, anche quando si tratta di nomine pienamente legittime e fondate su competenze reali. È il solito schema: quando le nomine non sono “gradite”, diventano improvvisamente un caso nazionale».
Nel merito, Orsomarso insiste sul fatto che Preta sia «una figura tecnica, con anni di esperienza sul campo, che rappresenta un valore aggiunto all’interno di un organismo che deve occuparsi di cultura, non di propaganda».
Lo scontro tra maggioranza e opposizione
Orsomarso non si limita a difendere Preta, ma allarga il campo ad altre nomine che, a suo giudizio, non avrebbero suscitato la stessa attenzione pubblica. «Si sollevano polemiche per una nomina legittima, mentre nessuno spiega come e su quali basi siano avvenute altre scelte ben più discutibili. Il Comune di Reggio indica in Sorical Demetrio Naccari, cognato del sindaco Giuseppe Falcomatà, e tutto tace».
Il riferimento si spinge poi anche su un piano personale, con un richiamo a una vicenda che riguarda la famiglia dello stesso Stumpo. «Vale la pena ricordare anche la nomina della sorella di Nico Stumpo, effettuata dall’allora presidente della Regione Mario Oliverio, nel ruolo di Consigliere di Parità, incarico peraltro retribuito. Su queste vicende, però, nessuno ha sollevato lo stesso clamore».