Autonomia differenziata e federalismo fiscale, per Murmura erano «sfascio costituzionale di pseudo-legislatori»
VIDEO | Gli scritti inediti del senatore presentati nel corso dell’iniziativa sul tema promossa al Liceo Capialbi di Vibo dalla Fondazione che porta il suo nome. Intervenuti diversi autorevoli studiosi. Nocito: «La cittadinanza o è piena o non è»
Focus su Autonomia differenziata e Federalismo fiscale, a Vibo Valentia, su iniziativa della Fondazione Murmura, in collaborazione con il Liceo Capialbi e l’Associazione Città attiva, nell’ambito delle iniziative per celebrare il secondo lustro di attività dell’ente di diritto privato che porta il nome del senatore.
Nell’aula magna del liceo vibonese, si è così svolta una mattinata di studi incentrata sui rischi e sui costi sociali per il Sud derivanti dal Federalismo fiscale, con un parterre di tutto rispetto che è intervenuto in forma mista, sia in presenza che in videocollegamento.
Così, nel dibattito moderato da Daniela Primerano, presidente dell’associazione Città attiva, si sono alternati studiosi della levatura di Giancarlo Viesti, docente di economia applicata; Luca Bianchi, direttore generale dello Svimez; Pietro Massimo Busetta, ordinario di Statistica economica; Vincenzo Carrieri, ordinario di Scienza delle Finanze; Marco Esposito, giornalista e saggista; Federica Mollica, dottoranda in Scienze giuridiche; Walter Nocito, professore di Istituzioni di Diritto pubblico; Massimo Villone, professore emerito di Diritto costituzionale.
Tra le relatrici anche due ex alunne del Liceo Capialbi, Federica Asturi e Giada Belvedere, che, da attiviste del Comitato scolastico dei Diritti umani, nel 2023 hanno affrontato il tema oggetto del convegno, e, ancora, un gruppo di ex studenti del Liceo Morelli che hanno presentato un elaborato sul tema già premiato in ambito scolastico.
Chiaro, fin dal titolo, il taglio dei lavori. Così, il saggista Marco Esposito ha da subito definito il perimetro entro il quale gli interventi degli esperti si sono sviluppati. «Quando si vanno a differenziare i diritti, e il federalismo fiscale lo ha già fatto, e si introducono regole che tendono ad allargare i divari tra i territori, quello che si sta facendo, in realtà, è aggravare fenomeni come la crisi demografica. Quando un ragazzo vede che le cose nel suo territorio non funzionano, che i servizi non ci sono, tende giustamente ad andare via e noi non possiamo più permettercelo, perché dal Sud stanno partendo i figli unici. La sanità - ha aggiunto Esposito - è un esempio classico di Autonomia differenziata che già esiste, molto forte, e che ha portato negli anni ad una differenziazione di modelli e risorse ai danni delle regioni più fragili come la Calabria, la Campania, la Sicilia».
Per Walter Nocito a rischio è il principio stesso di unità nazionale: «Il tema è la garanzia di cittadinanza piena in uno stato democratico di diritto. Come il Governo, il Parlamento, possano e debbano agire per tutelare e garantire l’unità nazionale, che vuol dire l’unità del popolo, dello Stato. Vuol dire diritti fondamentali che attengono alla cittadinanza, che o è piena o non è, perché cittadinanze differenziate non piacciono né a noi cittadini del Sud ma nemmeno al costituzionalismo democratico. E l’Italia, fino a prova contraria, ha una Costituzione democratica».
Le differenze, però, ammette Nocito sono già in essere. «Si pensi alla qualità dell’offerta sanitaria, alla sua organizzazione sui territori, alle retribuzioni o al numero dei posti letto, ai Lep e ai Lea. Ma anche alle disparità nel mondo del lavoro oppure, ancora, all’ambiente e all’assetto idrogeologico che non è curato ugualmente su tutto il territorio nazionale come ci hanno mostrato le recenti mareggiate di Calabria e Sicilia. E poi c’è la qualità della vita percepita: l’ambiente cittadino, le politiche urbane, le politiche sociali, le politiche culturali che si possono differenziare in base al reddito e alla ricchezza delle popolazioni delle città e dei territori. Ci sono territori in tutta Italia e soprattutto al Nord, come le aree interne, che sono spopolate e impoverite a differenza delle grandi città che sono più ricche e sono in via di popolamento o, comunque, di non spopolamento».
In primo piano, nel corso dei lavori, anche gli scritti – inediti – che Antonino Murmura dedicò all’argomento pochi mesi prima della sua scomparsa. E che mettevano in guardia da quello che il senatore vibonese considerava un attacco frontale alla Costituzione.
Secondo Federica Mollica, dottoranda in Scienze giuridiche, che dall’archivio della Fondazione ha estratto le lettere scritte da Murmura tra il 2011 e il 2014, «l’intento del senatore era quello di portare alla luce lo sfascio costituzionale che si stava realizzando attraverso questa riforma, aggiungendo una critica fortissima a quelli che lui chiamava pseudo-legislatori. Io credo - ha aggiunto la studiosa - che nella sua visione vi fosse molto dato culturale: era un intellettuale prima che un politico e uno studioso della scienza giuridica. E la sua era una fortissima difesa della Costituzione.