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07/09/2026 ore 06.15
L'editoriale del direttore

Tropea, dai ristoranti che metterebbero in atto la «truffa all’italiana» ai «giornalini» che parlano di lui: lo scivolone dell’influencer Wlady Nigro

Il noto tiktoker prima punta il dito contro gli esercenti che gonfierebbero il conto agli stranieri poi ridimensiona e cerca di buttare la colpa sulla stampa commentando il post del sindaco che gli chiede di fare i nomi e presentare le prove

di Enrico De Girolamo

Non ci sono più le mezze stagioni. I giovani non hanno più voglia di lavorare. Gli osti annacquano il vino. Tutto vero, tutto falso. I luoghi comuni hanno radici che affondano nella realtà, ma generano frutti spesso velenosi e, nella migliore delle ipotesi, indigesti. Come indigesto è il frutto dell’ultima sortita social di Wlady Nigro, food influencer calabrese che va per la maggiore e guida i suoi follower in appetitosi tour gastronomici in giro per la regione. Centinaia di migliaia di iscritti ai suoi canali, consigli utili, polpetta in bocca, approccio casareccio senza la puzza sotto al naso di tanti chef più o meno autoproclamatisi tali.

In uno dei suoi reel più recenti, Nigro ha lanciato un’accusa grave: alcuni ristoratori di Tropea gonfierebbero il conto quando al tavolo si palesano turisti stranieri, che da queste parti, soprattutto in estate, sono probabilmente la maggioranza. Nigro lo dice chiaro e tondo nel suo video: «Questa estate a livello di fatturato i ristoratori si sono veramente divertiti, soprattutto quelli che quando vedevano seduti a tavola i turisti stranieri applicavano la “truffa all’italiana”. Lo so perché, oltre ad avere un po’ di screen che mi hanno mandato i follower venuti dall’estero, ho 15 anni di esperienza nel mondo della ristorazione».

Tropea, il food influencer calabrese Wlady Nigro denuncia la “truffa all’italiana”: «Conti gonfiati al ristorante per i turisti stranieri»

Pochi secondi in un video di circa 2 minuti dove parla anche di Occhiuto, delle criticità del sistema turistico e del «grande lavoro fatto dalla politica». Un approccio un po’ cerchiobottista con il quale sembra voler edulcorare la corrosività della sua denuncia, quella truffa all’italiana che consiste sostanzialmente nel tentativo di far pagare ordinazioni mai fatte oppure gonfiando i prezzi rispetto a quelli che vengono applicati agli italiani.

La reazione del sindaco Macrì

Non c’è grande meta turistica, in Italia e all’estero, che non sconti questo luogo comune, che affonda in un substrato di verità perché il mondo, si sa, non è un giardino d’infanzia. Ma, rispetto alla solita vulgata, in questo caso non si tratta di un sentito dire, né di una stanca conversazione da fare magari sotto l’ombrellone durante la controra. In questo caso a dar voce alla questione è stato un influencer con, lo ripetiamo, centinaia di migliaia di follower. Ovvio che la sua invettiva diventasse “notizia”, che come tale è stata rilanciata dalla stampa locale. Il giorno dopo, però, la reazione del sindaco di Tropea, Giovanni Macrì, è stata durissima: «Nigro faccia i nomi e mostri le prove, allora potremmo intervenire. In caso contrario le sue parole gettano discredito su un’intera categoria e questo non lo accettiamo». Alla reazione del primo cittadino, che promette un approfondimento legale della questione, si sono aggiunti i commenti social di molti lettori che hanno stigmatizzato quanto affermato dall’influencer con toni anche più aspri, accusandolo di aver messo in atto una ritorsione per non aver trovato a Tropea sufficiente sponda alla sua attività promozionale in giro per locali calabresi.

Tropea, il sindaco Macrì replica all’influencer Wlady Nigro: «Truffa all’italiana nei ristoranti? Fuori nomi e prove, altrimenti è solo fango» 

A queste critiche Nigro non ha risposto confermando le sue accuse e dicendosi pronto a fare i nomi dei ristoranti spremi-turisti, ma ha cominciato a giustificarsi, prendendosela con i giornalisti, colpevoli a suo dire di aver colto solo il contenuto di quei pochi secondi in un video ben più lungo che parla più in generale di turismo. Come se non bastasse, ha commentato direttamente il post indignato del sindaco di Tropea, rinculando: «Sindaco Macri, ci conosciamo da anni Giovanni Macrì (repetita iuvant, ndr). Ma è ovvio che non è un attacco a tutti i colleghi ed a una intera categoria. Purtroppo è una cosa che succede anche a Roma, nella costa amalfitana. Mi spiace solo che del mio video di 2 minuti dove parlo di turismo, del grande lavoro fatto, ora abbiamo la possibilità di destagionalizzare perché abbiamo la forza di farlo grazie al lavoro fatto sui social… due giornalini si sono fermati su questo fatto».

Quei «giornalini» e il mestiere di informare

Ecco, passi anche la piaggeria evidente, il riferimento ai “colleghi” ristoratori da uno che più che servire ai tavoli ci si siede e il tentativo maldestro di metterci una pezza, ma «giornalini» no. Proprio no. Anche perché quei “giornalini” - nello specifico Il Vibonese e LaC News24 che hanno per primi ripreso il reel pietra dello scandalo - fanno insieme quasi 8 milioni di visualizzazioni al mese. Definire in maniera sprezzante il lavoro quotidiano di chi informa o cerca di farlo con un diminutivo dalle finalità chiaramente denigratorie significa farla due volte fuori dal vaso: la prima denunciando un fatto grave che poi non si ha la forza di continuare a sostenere, la seconda attaccando chi di quella denuncia ha dato conto.

Perché, sia chiaro, nonostante i suoi follower, se della cosa non ne parlavamo i giornali locali, forse non se ne accorgeva nessuno e neppure ci sarebbe stata la replica del sindaco di Tropea. Probabilmente è questo che ci viene rimproverato: aver fatto il nostro lavoro. Ma non servono grandi riferimenti culturali per dare una giusta dimensione alla denuncia del food influencer, basta l’Uomo ragno: da un grande potere derivano grandi responsabilità.

Quindi, Wlady, fai il tuo mestiere che noi facciamo il nostro. E, come sollecita Macrì, fai i nomi provando ciò che hai detto. Oppure chiudi in fretta questa storia chiedendo scusa almeno ai ristoratori di Tropea, che, per quanto ci riguarda, poco ce ne cala.