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19/05/2026 ore 19.00
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Le Reali Ferriere rivivono con “La Mongiana Festival” sotto la regia di Vito Teti e Giuseppe Sommario

Con la kermesse culturale in programma il 22 e 23 maggio l’antico polo siderurgico borbonico torna a essere cuore pulsante della comunità. I direttori: «Uno spazio in cui memorie, partenze e ritorni aprono nuove forme dell'abitare i paesi»

di Redazione

Le antiche Reali Ferriere borboniche di Mongiana tornano a essere luogo di incontro, memoria e partecipazione collettiva con la prima edizione de La Mongiana Festival, il progetto culturale promosso dal comune di Mongiana che intreccia archeologia industriale, identità territoriale ed emigrazione italiana attraverso laboratori, pratiche partecipative e narrazioni condivise.

Il festival, che entrerà nel vivo nelle giornate del 22 e 23 maggio, nasce all’interno di uno dei simboli più significativi dell’archeologia industriale del Mezzogiorno. Le Ferriere, sorte nel XVIII secolo come polo siderurgico del Regno di Napoli, custodiscono ancora oggi una memoria collettiva fatta di lavoro, trasformazioni sociali e migrazioni, diventando così il cuore simbolico dell’intero percorso culturale.

A dirigere il festival sono l’antropologo Vito Teti e lo studioso Giuseppe Sommario, che hanno costruito un progetto capace di riportare al centro del dibattito pubblico il rapporto tra comunità, territori e fenomeni migratori. Un tema affrontato non soltanto come esperienza storica, ma come elemento ancora profondamente radicato nell’identità contemporanea delle aree interne.

«Le storie di partenza, di “restanza” e di “ritornanza” continuano ancora oggi a modellare i paesi e le comunità del Sud – spiegano i direttori artistici Vito Teti e Giuseppe Sommario –. Il festival vuole essere uno spazio comunitario in cui memorie, partenze, restanze e ritorni possano attraversare generazioni diverse e aprire nuove forme dell’abitare. Partire dai luoghi e dalla loro storia significa infatti immaginare modi nuovi di vivere e risignificare i paesi, mantenendo vivo il rapporto tra comunità e territori».

Le giornate centrali del festival rappresentano la restituzione pubblica del percorso partecipativo sviluppato nelle settimane precedenti attraverso attività dedicate alla genealogia familiare, alla memoria orale e musicale e alla raccolta di testimonianze locali. Un lavoro che ha coinvolto cittadini, scuole, artisti e studiosi in un processo condiviso di rilettura del territorio.

Tra gli appuntamenti principali di venerdì 22 maggio figura “Quando il paese diventa una tela”, l’installazione partecipata curata da Roberto Giglio, pensata come un’azione collettiva capace di coinvolgere adulti e bambini nella realizzazione di un’opera condivisa che diventa rappresentazione simbolica della comunità.

In programma anche le mostre “Paesi” e “Un paese ci vuole”, realizzate dagli studenti delle scuole di Mongiana, insieme alle restituzioni dei laboratori sviluppati nel corso delle settimane precedenti.

Sabato 23 maggio il festival proseguirà con la tavola rotonda “Il paese che ho, il paese che vorrei”, momento di confronto dedicato al futuro delle aree interne e al rapporto tra identità e cambiamento. Al dibattito prenderanno parte Vito Teti, Giuseppe Sommario, il sindaco di Mongiana Francesco Angilletta, docenti, amministratori e rappresentanti del territorio.

La manifestazione si concluderà con la premiazione del concorso letterario “La Mongiana – Ferriera d’inchiostro, il paese che vorrei” e con il conferimento del Premio “La Mongiana” a Felici & Conflenti, protagonisti del concerto finale che chiuderà il festival.