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05/09/2026 ore 10.59
Economia e Lavoro

Vibo ultima provincia in Italia per lavoro e stipendi: appena 195 giornate retribuite e 13.885 euro lordi l’anno (22mila meno di Milano)

Il nuovo report della Cgia colloca il Vibonese in fondo alla classifica nazionale per continuità lavorativa e retribuzione annua: rispetto alla media italiana mancano 51,5 giornate pagate e oltre 10.600 euro, mentre il divario con il Nord raggiunge due mesi di lavoro

di Redazione

Vibo Valentia è l’ultima provincia d’Italia per numero medio di giornate retribuite e per retribuzione lorda annua dei lavoratori dipendenti del settore privato. Nel 2024, nel Vibonese, la media si è fermata a 195 giornate retribuite e a 13.885 euro lordi l’anno, con una retribuzione media giornaliera di 71,19 euro. Nessun’altra provincia italiana registra valori più bassi nei primi due indicatori. È la fotografia che emerge dal nuovo report dell’Ufficio studi della Cgia, elaborato su dati Inps.

Il confronto con il resto del Paese misura la profondità del divario. La media nazionale è di 246,5 giornate retribuite e 24.486 euro lordi annui: significa che nel Vibonese si contano 51,5 giornate pagate in meno e oltre 10.600 euro di retribuzione annua in meno, una differenza di circa il 43%. Se il paragone viene fatto con il Nord, dove la media raggiunge 255 giornate, il distacco sale a 60 giorni.

Vibo ultima anche in Calabria

Anche all’interno della Calabria Vibo resta in coda. La media regionale è di 219,5 giornate retribuite, 15.880 euro lordi annui e 72,33 euro al giorno. Reggio Calabria arriva a 229,3 giornate e 17.042 euro annui, Catanzaro a 225,5 e 16.633 euro, Cosenza a 216,1 e 15.263 euro, Crotone a 215,9 e 15.326 euro. Vibo scende invece a 195 giornate e 13.885 euro.

Un dettaglio rende il dato ancora più significativo: la retribuzione media giornaliera vibonese, 71,19 euro, non è la più bassa della Calabria, perché Cosenza si ferma a 70,62 e Crotone a 71 euro. A pesare sul risultato annuale è dunque soprattutto il numero estremamente ridotto di giornate retribuite. È proprio questo uno dei punti centrali messi in evidenza dall’Ufficio studi della Cgia, che invita a non interpretare il divario tra Nord e Sud come il risultato di una minore propensione al lavoro.

Precarietà, part time e lavoro stagionale

Secondo il report, il numero più basso di giornate retribuite nel Mezzogiorno è legato principalmente alla maggiore diffusione della precarietà, al part time involontario e alla componente stagionale del lavoro, soprattutto in comparti come turismo e intrattenimento. A questo si aggiunge il lavoro nero, che per definizione resta fuori dalle statistiche ufficiali e finisce quindi per sottostimare il monte ore effettivamente lavorato.

La fotografia del Vibonese si inserisce in un divario strutturale molto più ampio. Nel 2024 al Nord si sono registrate mediamente 255 giornate lavorate contro le 228 del Sud, 27 in meno. La retribuzione media giornaliera è stata di 108 euro al Nord e 80 euro nel Mezzogiorno. Sul fronte della produttività, calcolata come valore aggiunto per ora lavorata, la Calabria occupa l’ultimo posto tra le regioni con 32,12 euro, il 25,6% in meno rispetto alla media nazionale di 43,20 euro.

Il confronto con Milano

Il confronto con i territori più forti è impietoso. A Lecco si contano 265,4 giornate retribuite medie, mentre Milano guida la classifica degli stipendi con 35.670 euro lordi annui. Nel Vibonese la retribuzione annuale è quindi inferiore di quasi 21.800 euro rispetto al capoluogo lombardo.

Per la Cgia il nodo del cosiddetto “lavoro povero” non può essere affrontato soltanto agendo sulla paga oraria. La priorità, secondo l’associazione, dovrebbe essere rendere più stabili i rapporti di lavoro, aumentare la continuità occupazionale e ridurre il part time involontario, affiancando a queste misure una maggiore diffusione della contrattazione di secondo livello. Una lettura che, alla luce dei numeri vibonesi, mette al centro non solo quanto si viene pagati per ogni giornata, ma soprattutto quante giornate di lavoro retribuito si riescono ad accumulare nell’arco dell’anno.

I dati utilizzati dalla Cgia provengono dall’Osservatorio Inps sui lavoratori dipendenti del settore privato e riguardano il 2024; sono esclusi operai agricoli e domestici. La retribuzione considerata è l’imponibile previdenziale lordo, comprensivo dei contributi a carico del lavoratore.