Vibo Marina, quattro petroliere ferme in rada e banchine deserte: l'insolito affollamento davanti al porto
Le navi cisterna sono rimaste alla fonda per diversi giorni, mentre lo scalo conferma la sua vocazione petrolifera. Tra le ipotesi manutenzioni, depositi pieni e strategie commerciali
Davanti al porto di Vibo Marina si osserva da giorni un numero insolitamente elevato di petroliere alla fonda, un vero e proprio affollamento con la presenza contemporanea, nella giornata di venerdì, di quattro navi adibite al trasporto di idrocarburi, poi scese a tre. Un’immagine che non appartiene alla normalità del traffico marittimo locale e che riporta l’attenzione sul ruolo svolto dallo scalo vibonese. Altro che porto polifunzionale con navi mercantili o da crociera: l’80% del traffico marittimo è ormai costituito dalla movimentazione di prodotti petroliferi che vanno a riempire gli enormi serbatoi dei depositi costieri presenti in quello che viene definito “sito strategico”, ma che recentemente è stato sommerso da un’ondata di polemiche basate sulla presenza dei due depositi, uno in un’area densamente popolata, mentre l’altro occupa un’estesa porzione di litorale che potrebbe essere adibita ad attività di diversa destinazione, forse economicamente più redditizie e più conformi alla vocazione di una cittadina costiera che attende da tempo un cambiamento di indirizzo e di prospettive per il futuro.
Il porto di Vibo Marina, ormai diventato un hub petrolifero, costituisce attualmente uno snodo importante per l’approvvigionamento energetico di gran parte del territorio calabrese e qualsiasi variazione nella capacità di scarico si potrebbe riflettere immediatamente sulla catena distributiva, anche se per il momento sono da escludere criticità nella filiera dei rifornimenti.
Le possibili cause dell'affollamento in rada
L’attuale congestione potrebbe avere diverse cause: interventi tecnici di manutenzione degli impianti, difficoltà di smaltimento delle scorte esistenti nei depositi già pieni, dovute forse a una contrazione della domanda a causa degli elevati prezzi alla pompa, oppure motivi legati alla dinamica del prezzo del Brent sui mercati internazionali o, infine, scelte commerciali degli operatori.
Per ora, c’è forse più carburante nei tank delle navi in rada che nei depositi di Eni e Meridionale Petroli.