Vibo Marina, il resort da 27 milioni di Cascasi impantanato nella burocrazia: La Tazzina della Legalità solleva il caso
Sergio Gaglianese scrive a Governo, Regione e Comune invitando i vibonesi alla “Ridestanza”: «I cittadini devo ridestarsi. Non può passare sotto silenzio l’indifferenza verso un imprenditore che ha denunciato la mafia»
Ventitré anni per ottenere una concessione e altri 683 giorni di attesa per una richiesta di adeguamento che avrebbe dovuto concludersi in pochi mesi. È da questi numeri che parte la lettera con cui Sergio Gaglianese, presidente de La Tazzina della Legalità, porta il caso dell’imprenditore Francesco Cascasi sui tavoli del Governo, della Commissione parlamentare antimafia, della Regione Calabria, del Comune di Vibo Valentia e delle rappresentanze industriali.
La missiva è stata inviata, tra gli altri, alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, al ministro Tommaso Foti, al presidente della Regione Roberto Occhiuto, alla presidente dell’Antimafia Chiara Colosimo, al sindaco Enzo Romeo e al presidente degli industriali Rocco Colacchio. Al centro, il progetto della Marina Resort di Vibo Marina.
«Non possiamo chiedere agli imprenditori di denunciare la ’ndrangheta e poi lasciarli soli quando devono confrontarsi con la macchina amministrativa», afferma Gaglianese, che all’indomani della Staffetta della Legalità celebrata a Vibo prova a trasformare la manifestazione in una iniziativa concreta.
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La vicenda richiamata nella lettera parte dal 17 ottobre 2000, quando venne presentata alla Capitaneria di Porto la domanda per una concessione demaniale cinquantennale destinata alla realizzazione del Marina Resort. Gaglianese ricorda come l’iniziativa imprenditoriale fosse finita nel mirino della criminalità organizzata e come Cascasi avesse denunciato, dando origine a un procedimento penale conclusosi con condanne per estorsione aggravata dal metodo mafioso.
Per arrivare alla concessione, sottoscritta nell’agosto 2023, sono però trascorsi 23 anni. Nella lettera viene inoltre ricordata la condanna del Comune di Vibo Valentia al risarcimento di circa 3,5 milioni di euro per i ritardi, pronunciata dal Tar e poi confermata dal Consiglio di Stato.
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La nuova contestazione riguarda invece la richiesta di adeguamento della concessione presentata da Cadi Srl il 12 novembre 2024. «Ad oggi – scrive Gaglianese – secondo la documentazione e le informazioni in nostro possesso, la conferenza dei servizi non risulta ancora conclusa». L’associazione calcola 683 giorni di attesa, a fronte di termini che indica in 90 giorni prorogabili di altri 45. «Se questi numeri saranno confermati, non siamo più davanti a un semplice ritardo. Siamo davanti a una situazione che necessita di una spiegazione istituzionale».
In ballo resta un investimento complessivo di circa 27 milioni di euro, dei quali 7,5 milioni già sostenuti. Da qui l’affondo: «Che senso ha parlare di restanza, di ritornanza, di attrattività degli investimenti e di rilancio del Mezzogiorno se un imprenditore che ha scelto di restare, investire e denunciare la criminalità organizzata deve attendere decenni?».
Gaglianese parla di “Ridestanza”, il concetto lanciato proprio a Vibo durante la Staffetta della Legalità: «Prima ancora della restanza e della ritornanza, abbiamo bisogno che i calabresi si ridestino. Che pretendano i propri diritti. Che chiedano conto dei ritardi».
Il bersaglio non è soltanto la pubblica amministrazione. La Tazzina chiama in causa anche politica e associazioni di categoria: «Qual è il ruolo che intendono assumere le rappresentanze del mondo produttivo e imprenditoriale di fronte a una vicenda di questa portata?». E ancora: «Non chiediamo corsie preferenziali. Chiediamo che venga rispettata la corsia ordinaria della legalità».
La conclusione della lettera riassume il senso dell’iniziativa: «Non possiamo permettere che il messaggio rivolto agli imprenditori calabresi sia: “Denunciate la ’ndrangheta, ma poi arrangiatevi”. Il messaggio deve essere esattamente l’opposto: “Denunciate. Lo Stato è con voi. E lo Stato farà la propria parte fino in fondo”».