Vibo Marina, il Comune mette sul tavolo il protocollo d’intesa per delocalizzare i depositi costieri e chiama Meridionale Petroli alla firma
L’accordo per trasferire gli impianti dal waterfront coinvolge Ministero, Regione, Autorità portuale, Arsai e Corap. Il sindaco Enzo Romeo incassa l’ok di tutti e ora sollecita l’adesione da parte della azienda che dovrebbe rinunciare alla concessione ventennale per una molto più breve e transitoria
Il protocollo d’intesa c’è, il tavolo istituzionale pure, e per il Comune di Vibo Valentia adesso il passaggio decisivo è nelle mani della Meridionale Petroli. La bozza finale dell’intesa sulla delocalizzazione dei depositi costieri dal porto di Vibo Marina all’area industriale di Porto Salvo viene presentata dall’amministrazione comunale come il punto più avanzato di un percorso che, per la prima volta, mette insieme Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, Regione Calabria, Comune, Autorità di sistema portuale, Arsai e Corap attorno a una soluzione condivisa.
Il sindaco Enzo Romeo rivendica il lavoro compiuto e affida alle sue parole il senso politico dell’operazione: «Abbiamo lavorato incessantemente per costruire un’alternativa concreta. Il Protocollo d’Intesa che abbiamo inviato alla Meridionale Petroli non è solo un documento tecnico, ma un patto di sviluppo che mette nero su bianco il trasferimento degli impianti nell’area industriale di Porto Salvo. È una condizione di vantaggio che questa Amministrazione, con il supporto degli enti coinvolti, ha voluto offrire all’azienda per tutelare lavoro e produzione, ma a un patto chiaro: il porto deve tornare ai cittadini».
Perché la delocalizzazione è diventata centrale per Vibo Marina
Nel protocollo viene ricostruita la cornice dentro cui nasce l’intesa. Il deposito costiero della Meridionale Petroli, attivo sin dalla metà degli anni Cinquanta, occupa nella zona ovest del porto un’area demaniale marittima di oltre 26mila metri quadrati. Ma il contesto attorno a quell’impianto, nel corso dei decenni, è cambiato profondamente.
Il testo richiama infatti il fatto che oggi il sito si trovi «in prossimità di stabilimenti balneari e di edifici destinati a civile abitazione, con connesse criticità anche in termini di viabilità, accessi e gestione delle emergenze». Non solo. Il deposito viene ricondotto alla disciplina degli stabilimenti a rischio di incidente rilevante e la sua delocalizzazione è indicata come «altamente auspicabile», anche alla luce delle valutazioni espresse dall’Azienda sanitaria provinciale di Vibo Valentia.
È su questo punto che il Comune di Vibo Valentia insiste da mesi: la questione non riguarda soltanto il rinnovo di una concessione, ma il ridisegno del waterfront di Vibo Marina, la sicurezza dell’area portuale e la possibilità di restituire una parte strategica del porto a una prospettiva diversa.
Serbatoi a Vibo Marina, il paradosso: Comune unico ente a non far parte del Comitato di gestione dell’Autorità portualeIl nodo della concessione e lo scontro sulla durata
La distanza più evidente tra la linea del Comune e le aspettative della società resta quella sulla permanenza nell’attuale sito. Nella nota stampa, Romeo torna a segnare il confine politico della trattativa: «Mentre la società punta a ottenere altri 20 anni di permanenza sul waterfront — un vantaggio anacronistico e ormai incompatibile con la sicurezza e lo sviluppo turistico — noi rispondiamo con la concretezza del Protocollo. La proposta sul tavolo prevede una concessione di transizione, noi proponiamo un periodo breve di circa 30 mesi, strettamente necessario per l’avvio e il completamento della delocalizzazione. Il progetto di fattibilità resta a carico del concessionario privato che per decenni ha operato sul territorio».
Il protocollo allegato aggiunge però un elemento importante. L’Autorità di sistema portuale dei Mari Tirreno meridionale e Ionio si impegna infatti a chiudere il procedimento di rinnovo con «un atto interinale», cioè temporaneo, «di durata limitata e comunque non superiore a 4 anni». Una previsione che conferma la natura transitoria della permanenza, ma che fissa un margine amministrativo più ampio rispetto ai 30 mesi evocati dal sindaco.
Vibo Marina, via libera al rinnovo ventennale della concessione demaniale a Meridionale PetroliPorto Salvo come destinazione preliminare, ma senza automatismi
Uno dei punti più rilevanti del documento riguarda il sito alternativo. L’area individuata in via preliminare è quella industriale di Porto Salvo, ma il protocollo specifica che questa indicazione resta subordinata alle verifiche tecniche e procedimentali.
Lo stesso testo precisa inoltre che il protocollo non sostituisce né modifica i procedimenti autorizzativi previsti dalla normativa vigente e non comporta automatismi concessori. In sostanza, l’intesa apre una strada comune, ma non anticipa il risultato delle istruttorie.
Arsai e Corap chiariscono di non avere preclusioni a esaminare un’eventuale domanda di insediamento della Meridionale Petroli nell’agglomerato industriale di Porto Salvo. Tuttavia mettono nero su bianco anche le difficoltà. L’attività riguarda materiale altamente infiammabile e l’istruttoria dovrà valutare anche le criticità legate alle condotte che attraverserebbero l’area industriale fino ai serbatoi di stoccaggio.
Cosa dovrà fare la Meridionale Petroli
Il passaggio che più di ogni altro misura il peso dell’accordo è quello dedicato agli obblighi della società. Aderendo all’intesa, Meridionale Petroli dichiara di voler delocalizzare l’attuale deposito e si impegna a trasmettere entro 60 giorni dalla sottoscrizione una proposta di Piano di delocalizzazione.
Quel piano dovrà contenere analisi di fattibilità tecnico-economica, ipotesi localizzativa, layout preliminare, stima degli interventi infrastrutturali, cronoprogramma e analisi degli impatti ambientali e di sicurezza.
C’è un altro punto destinato a pesare nei prossimi passaggi: il protocollo stabilisce che il trasferimento delle attività costituisce «un impegno giuridicamente vincolante» per la società. Il Piano di delocalizzazione, una volta approvato, assumerà «valore di accordo definitivo e obbligatorio tra le Parti».
Il tavolo tecnico e il cronoprogramma del trasferimento
Per accompagnare il percorso viene istituito un tavolo tecnico con funzioni di coordinamento, monitoraggio e proposta. Ne faranno parte rappresentanti del Ministero, della Regione Calabria, del Comune di Vibo Valentia, dell’Autorità portuale, di Arsai, del Corap e della società.
Il tavolo dovrà approvare un cronoprogramma operativo, monitorare lo stato di avanzamento e individuare eventuali criticità. È qui che si giocherà la fase più concreta della partita.
L’appello del sindaco e la partita sul waterfront
Per il sindaco Enzo Romeo l’elemento politico da sottolineare è che un percorso istituzionale oggi esiste. «Abbiamo creato un percorso che prima non esisteva», afferma, «superando ostacoli burocratici per offrire una via d’uscita onorevole e produttiva. Ora la Meridionale Petroli deve scegliere: o farsi protagonista del rilancio di Vibo Marina firmando l’intesa, o restare arroccata su una posizione di privilegio che la città non è più disposta a tollerare. Non permetteremo che il futuro del nostro litorale venga ipotecato per altri due decenni».
Il documento predisposto dagli enti non chiude la vicenda, ma sposta il confronto su un terreno più definito. Per Vibo Marina il tema non è più soltanto se i depositi costieri debbano restare o andare via, ma se la delocalizzazione verso Porto Salvo possa davvero trasformarsi in un processo scandito da tempi, verifiche e obblighi precisi.
Depositi costieri di Vibo Marina, il sindaco Romeo: «Rinnovo della concessione a Meridionale Petroli non ancora deciso»