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29/05/2026 ore 11.23
Economia e Lavoro

Vibo Marina, Cascasi incalza il Comune: «Parcheggi cancellati in via Vespucci e spiaggia negata ai cittadini. La politica che fa?»

Con una lettera aperta l’imprenditore contesta il nuovo piano di sicurezza che prevede l’eliminazione degli stalli per la sosta a favore della creazione di una corsia d’emergenza riservata a Meridionale Petroli: «Dalla delocalizzazione dei serbatoi siamo passati alla “delocalizzazione” dell’arenile»

di Redazione

«Cittadini espropriati dalla fruizione della spiaggia. Dalla delocalizzazione dei serbatoi petroliferi alla “delocalizzazione” dell’arenile il passo è stato breve». L’imprenditore Francesco Cascasi torna a rivolgersi alla politica, questa volta con una lettera aperta indirizzata ai rappresentanti istituzionali del territorio, dal presidente della Regione Roberto Occhiuto al Comune di Vibo Valentia, passando per Provincia, parlamentari e consiglieri regionali. Al centro c’è ancora il futuro di Vibo Marina, stretto tra la presenza dei depositi della Meridionale Petroli, il tema della delocalizzazione e la fruizione della spiaggia di via Vespucci, la strada che costeggia l’insediamento industriale e arriva fino al lido-ristorante La Rada, di proprietà dello stesso imprenditore.

Il nuovo intervento arriva mentre resta aperta la partita legata ai depositi costieri e al progetto turistico da 27 milioni di euro del gruppo Cascasi: un investimento che comprende un approdo turistico da 300 posti barca, due alberghi, la riqualificazione del lungomare, un ristorante, un lido balneare e un cantiere navale, con una ricaduta occupazionale stimata in circa 300 posti di lavoro. In precedenza Cascasi aveva già denunciato il rischio che la permanenza dei serbatoi comprometta l’attrattività dell’intervento e aveva richiamato la delibera con cui il Consiglio comunale di Vibo si era espresso all’unanimità per la delocalizzazione degli impianti.

La corsia d’emergenza e il nodo dei parcheggi

Nella nuova lettera, Cascasi parte dalle «notizie filtrate dai lavori di aggiornamento al piano di emergenza esterna per il mantenimento dei depositi della Meridionale Petroli, in corso presso la Prefettura di Vibo Valentia». Da quelle informazioni, scrive, «sembra che non solo non si parli di delocalizzazione ma, al contrario, di una estensione dell’area di concessione a discapito della fruizione della spiaggia di via Vespucci».

Il riferimento è alla previsione, sulla fascia stradale lungo il perimetro dello stabilimento, di «una corsia preferenziale destinata alla circolazione dei mezzi di soccorso con una larghezza di 3,50 metri, delimitata con cordolo di altezza superiore a 15 centimetri e da birilli con strisce nero gialle». Solo la parte restante di via Vespucci, si legge ancora nella lettera, sarebbe destinata «al transito dei mezzi privati della cittadinanza e dei mezzi di soccorso in uscita».

Per Cascasi, l’effetto pratico sarebbe quello di restringere l’uso pubblico della strada e della spiaggia: «Il risultato della realizzazione delle fasce di tutela dello stabilimento sarà una sostanziale espropriazione del diritto dei cittadini alla fruizione della spiaggia, soprattutto per fasce deboli, anziani e famiglie». A preoccupare l’imprenditore è soprattutto la possibile eliminazione degli stalli: «La totale soppressione dei parcheggi, infatti, avrà l’effetto di impedire l’accesso alle persone con disabilità e alle famiglie con bambini che non potranno affrontare lunghi percorsi per accedere alla spiaggia oltre al pericolo derivante da un numero spropositato di pedoni in attraversamento dal luogo di parcheggio alla spiaggia».

«Dalla delocalizzazione alla fruizione negata della spiaggia»

«Dalla delocalizzazione della Meridionale Petroli alla delocalizzazione della fruizione della spiaggia il passo è stato breve». Secondo l’imprenditore, a questo punto si sarebbe arrivati per «l’incapacità della politica, intesa come espressione della volontà democratica di indirizzare la fruizione dei beni comuni, di svolgere il proprio ruolo avendo lasciato alle strutture burocratiche la gestione del mantenimento dello stabilimento della Meridionale Petroli».

Cascasi richiama il voto del Consiglio comunale di Vibo Valentia del marzo 2025, quando l’aula si espresse all’unanimità per la delocalizzazione dello stabilimento e per «la riaffermazione dello sviluppo turistico di Vibo Marina». Ma, aggiunge, «a questa scintilla è nuovamente calato il silenzio», sostituito da «una gestione timida da parte dell’amministrazione comunale».

Nel mirino dell’imprenditore finiscono anche altri passaggi amministrativi: «L’amministrazione comunale ha subito prima l’approvazione da parte della Conferenza dei servizi della richiesta di rinnovo della concessione del deposito petrolifero, poi una presa di posizione della Autorità Portuale che ha preteso, nell’ambito di approvazione del piano spiaggia, di riservare a se la sovranità sulla destinazione dell’area e, adesso, l’ulteriore limitazione dei parcheggi e la destinazione della strada a sostanziale zona cuscinetto per la prevenzione dei rischi connessi al mantenimento del deposito della Meridionale Petroli».

Il precedente dello stop all’ampliamento della concessione

La nuova lettera si inserisce in un quadro già segnato da un altro passaggio amministrativo. Con determina del 30 gennaio 2026, l’Autorità di Sistema Portuale dei Mari Tirreno Meridionale e Ionio ha respinto la richiesta di concessione demaniale marittima suppletiva presentata dalla Cadi srl, società riconducibile al progetto Cascasi, che chiedeva ulteriori 2.024,77 metri quadrati da destinare ad area di movimentazione, rifornimento carburante e ormeggio. Alla base del rigetto, secondo quanto emerso, vi erano criticità legate alla sicurezza, alla riduzione degli spazi di ormeggio, alle interferenze con la pianificazione portuale e alla prevalenza dell’interesse pubblico sull’istanza privata.

Ora, nella lettura dell’imprenditore, il piano di emergenza rischia di produrre un effetto opposto rispetto alle aspettative di chi chiede di liberare quel tratto di costa dalla presenza industriale. «In virtù di questa previsione al Comune non solo viene sottratto ogni potere di intervento sulla destinazione di via Vespucci ma gli viene assegnato il compito di far rispettare il divieto di fruizione della strada disposto da altri».

Il richiamo alla consultazione e alla responsabilità politica

Cascasi richiama quindi l’articolo 21 del decreto legislativo che disciplina il procedimento di approvazione del piano di emergenza esterna, ricordando che l’adozione dovrebbe avvenire «d’intesa con la Regione e gli enti locali interessati, previa consultazione della popolazione». Da qui il messaggio alla classe dirigente: «Appare evidente come non vi sia più spazio per l’indecisione, l’ignavia o le timidezze della politica ma occorre, se si è capaci, di un sussulto di orgoglio per ristabilire il primato della democrazia partecipata sulla logica burocratica».

La lettera, spiega l’imprenditore, non vuole fermarsi alla polemica ma «svelare il tema sul quale occorre intervenire affinché ognuno si assuma le proprie responsabilità e non possa dire di non aver saputo». E precisa: «Non si chiede, ingenuamente, di affermare la prevalenza della decisione politica sul reticolo normativo che governa l’esercizio degli uffici amministrativi ma almeno di verificare, anche attraverso lo strumento delle interrogazioni e interpellanze, se i provvedimenti amministrativi assunti siano stati adottati correttamente e se siano state rispettate le norme fondamentali dello Stato e della Ue che assicurano la piena e assoluta fruizione dei beni pubblici e la sostenibilità degli impianti a rischio ambientale».

«Affermare l’interesse pubblico»

L’ultimo passaggio della lettera riguarda il rapporto tra concessioni demaniali, attività d’impresa e uso collettivo degli spazi. «La concessione dei beni demaniali si basa su un delicato equilibrio: quello di sottrarre spazi pubblici per l’esercizio di attività d’impresa». In questo caso, sostiene Cascasi, «appare debordante l’interesse privato non solo per la sostanziale perpetuità della concessione, nonostante l’evidente incompatibilità con lo sviluppo turistico, ma addirittura la sua estensione fino al punto di inglobare anche la spiaggia, bene pubblico per eccellenza».