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23/04/2026 ore 06.15
Economia e Lavoro

Vibo, ma come fanno i marinai? Un pieno costa 6mila euro (prima 2.500): pescherecci fermi ed equipaggi a casa

Alla banchina Cortese le barche non salpano a causa del caro carburante che sta mettendo in ginocchio gli operatori del settore: «Uscire non conviene, non si coprono i costi». Cresce l’adesione alla protesta del Primo maggio per bloccare lo Stretto di Messina

di Cristina Iannuzzi

Alla banchina Cortese di Vibo Marina la maggior parte dei pescherecci resta ormeggiata. «Solo due imbarcazioni sono uscite in mare» conferma Antonio De Leonardo, storico pescatore. Il caro carburante ha colpito duramente una categoria già messa dura prova dal fermo pesca e dalle restrizioni della comunità europea. Un malcontento che sta per esplodere. Il primo maggio gli armatori siciliani hanno minacciato di bloccare lo Stretto di Messina. «Siamo con le spalle al muro. I costi di gestione sono insostenibili», ammette De Leonardo. La sua barca è pronta, ma resta ferma. «Oggi il pieno costa il doppio», spiega. «Siamo passati dai 70-80 centesimi al litro dello scorso anno a 1 euro e 50». Tradotto: «Un pieno costava 2.500 euro l’anno scorso, ora siamo intorno ai 5.000-6.000 euro».

Per reggere, ha già tagliato l’equipaggio: «Noi prima eravamo quattro, ora siamo due». E non basta: «Stiamo vedendo di valutare di unire gli equipaggi. Fermiamo quattro barche e usciamo con due». Poco distante, su un altro peschereccio fermo, Andrea Gambardella scuote la testa: «Con l’aumento del carburante siamo messi malissimo». Anche per lui il conto è semplice: «Più del doppio». E sulla protesta non ha dubbi: «Se dobbiamo esserci va bene. Dobbiamo farlo. Chiediamo solo di lavorare, nient’altro».

Nicola De Leonardo conferma la scelta di restare in porto: «Non siamo usciti in mare perché non riusciamo a coprire neanche le spese. Quindi è conveniente stare fermi». L’attesa è tutta appesa a una possibile discesa dei prezzi: «Aspettiamo che c’è un po’ di ribasso del gasolio. Chiediamo solo un taglio del prezzo del carburante, ma immediato. Di ritornare a 70 centesimi, come era prima». L’alternativa, dice, non è praticabile: «Non possiamo aumentare il prezzo del pesce. Non è giusto che deve pagare il popolo». Racconta anche una giornata in mare finita subito: «Ieri siamo usciti in mare. Ho speso 400 euro di carburante e non abbiamo pescato niente. Niente. Niente... Non posso uscire un’altra volta».

Intanto, poco più in là, c’è chi il mare lo solca per turismo. Sara Commerci lavora su una motonave che fa la spola con le Eolie. La stagione prova a partire, ma con numeri rivisti: «Il gasolio è la nostra principale spesa. Abbiamo aumentato il prezzo del biglietto di 5 euro. Di più è impossibile».

I conti, però, restano in equilibrio precario: «Andiamo a pari». E per farlo sono stati necessari tagli: «Abbiamo già cancellato molte escursioni. Ci riduciamo ad una sola partenza a settimana». Anche qui la richiesta è semplice: «Chiediamo di tornare come eravamo prima».