Un mega-impianto fotovoltaico da 61mila pannelli e 45 milioni di euro minaccia i campi del grano Rosìa (tutelato), i contadini di Maierato pronti alla rivolta
A poche settimane dal riconoscimento della tutela ministeriale per l’antica varietà cerealicola, esplode il caso del progetto Pizzo-Vinci che dovrebbe estendersi per ben 73 ettari nella Piana degli Scrisi. Previsto un impianto in grado di produrre 79 milioni di KW l’anno. Ma gli agricoltori non ci stanno: «Difenderemo queste terre»
C’è apprensione tra i contadini di Maierato. Quelli che, nella fertile Piana degli Scrisi, si tramandano da generazioni la coltivazione di cereali e ortaggi, olive da olio e uva da vino, insieme a tutto ciò che in quel lembo di terra baciato dal sole trova le condizioni ideali per crescere rigoglioso. La punta di diamante è il pregiato grano antico Rosìa, che nelle scorse settimane ha ottenuto l’inserimento tra le varietà italiane da conservazione da parte del ministero dell’Agricoltura. Prima ancora era stata la Regione Calabria ad iscriverlo nel Registro della Biodiversità e, presto, anche Slow Food lo adotterà nei suoi presidi da tutelare. Un grano tenero, a basso contenuto di glutine, che è diventato il simbolo di un’agricoltura resistente, orientata alla tutela della biodiversità e delle colture autoctone: concetti celebrati giusto lo scorso fine settimana dall’Associazione contadini di Maierato, nella tradizionale Festa della mietitura.
Anche in quel contesto di festa, tuttavia, la preoccupazione per il futuro di queste terre e per le attività agricole che ospitano, è emersa palpabile. Ad agitare i sonni degli agricoltori è l’imponente progetto di un mega-impianto fotovoltaico che potrebbe sorgere proprio sull’altopiano degli Scrisi, alle spalle di un vero e proprio monumento identitario simbolo della zona: la tenuta dei Marchesi Gagliardi.
Il grano antico Rosià sotto scacco
Le prime avvisaglie sono arrivate qualche settimana fa, quando gli affittuari dei terreni interessati dal progetto hanno ricevuto la comunicazione che i contratti in scadenza a fine anno non saranno rinnovati. La ragione si è materializzata poco tempo dopo, quando i dettagli del progetto sono stati pubblicati sul sito istituzionale della Regione Calabria per le osservazioni da parte degli enti e delle amministrazioni interessate.
Si è scoperto così che il progetto “Pizzo-Vinci”, in contrada Vinci-Perrone, nel territorio del comune di Pizzo, a ridosso del confine con Maierato segnato dall’antica Via dei francesi, potrebbe rappresentare un significativo ostacolo per le attività agricole e per la tutela stessa del grano Rosìa, ora sancita anche dal ministero di Lollobrigida.
«È una prospettiva che ci delude e ci amareggia - spiega Vincenzo Griffo, presidente dell’Associazione dei contadini di Maierato -. Su questo luogo così suggestivo e su tutti questi riconoscimenti per il nostro grano incombe qualcosa di molto negativo, perché è chiaro che un progetto del genere vanifica tutto l’impegno di anni e va ad occupare proprio il cuore della produzione».
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Nella relazione generale del progetto si legge che le opere connesse all’impianto interesseranno anche i comuni di Sant’Onofrio e Filogaso. Nel territorio di quest’ultimo comune (come nel caso del progetto del Parco eolico dell’Angitola) è prevista una stazione elettrica di utenza che collegherà il cavidotto alla linea dell’alta tensione Maida-Rizziconi. Nel dettaglio, l'opera prevede un impianto fotovoltaico con una potenza nominale di 45 MW, prodotta da ben 61.608 moduli fotovoltaici in silicio, montati su inseguitori monoassiali che seguono il sole per massimizzare la produzione. L'energia prodotta, stimata in circa 79,4 milioni di kWh all'anno, sarebbe in grado di soddisfare il fabbisogno elettrico di oltre 44.000 famiglie. A completare l’impianto è previsto anche un sistema di accumulo a batterie (Bess) da 15 MW, situato accanto al parco stesso. L’impianto si estenderà su oltre 73 ettari di terreno - classificato catastalmente a seminativo e pascolo - e prevede un investimento di 45 milioni di euro. A capo di questo imponente progetto c’è una società con sede a Roma: la Fri-el Spa.
Transizione a tutti i costi
Sotto il profilo della transizione energetica, il progetto vanta credenziali ambiziose. La messa in esercizio dell'impianto permetterebbe, secondo la relazione, di evitare l'emissione di circa 39.391 tonnellate di CO2 l'anno, oltre a ridurre le emissioni di ossidi di azoto, anidride solforosa e polveri sottili. Le relazioni tecniche sottolineano un impatto ambientale locale considerato nullo o non significativo. Anche sotto il profilo dello smaltimento a fine ciclo produttivo (dopo 30 anni), le relazioni rassicurano: i pannelli saranno montati su pali in acciaio infissi al suolo senza l'uso di fondazioni in cemento armato. Questo approccio garantisce che, al termine del ciclo di vita, il terreno possa essere restituito alla sua condizione originaria senza alterazioni permanenti.
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Se per i contadini è una iattura, nella mole di documenti che la Fri-el ha presentato alla Regione si insiste molto anche sulla compatibilità del mega-impianto con le produzioni agricole e la riduzione del consumo di suolo, in linea con la definizione di “agrivoltaico”. Il progetto prevede una distanza tra le file di pannelli - 61.608, disposti su 2.567 stringhe da 24 pannelli ciascuno - di circa 6 metri e mezzo, lasciando strisce di terreno libero destinate alla coltivazione. Il piano agronomico prevede la continuazione della coltivazione di specie già presenti in zona e altamente meccanizzate, come frumento tenero, avena e orzo, erbaio per foraggi, garantendo che i pannelli potranno offrire riparo alle colture da eventi avversi come grandine o gelo e che l'ombreggiamento parziale potrà ridurre lo stress idrico delle piante durante i periodi di forte irraggiamento, diminuendo l'evaporazione. «In un indirizzo programmatico gestionale che mira alla conservazione e protezione dell’ambiente nonché all’implementazione delle caratterizzazioni legate alla biodiversità» si prevede anche l’avvio di un «allevamento di api stanziale», considerato «attività zootecnica economicamente sostenibile».
Se l’agricoltura «è secondaria»
Quella della api rischia però di apparire come una mera operazione di greenwashing (la pratica attraverso la quale grandi aziende promuovono di sè un’immagine artificiosamente ecologica) nel momento in cui si mette nero su bianco che «la componente principale è quella energetica, mentre quella agricola ne rappresenta la parte secondaria», evidentemente «intesa come complementare alla presenza delle strutture/pannelli; per cui la coltivazione agricola sviluppabile potrà essere solamente quella che non interferisce con il buon funzionamento dell'impianto fotovoltaico, né si potrà pretendere che la resa produttiva sia quella di un campo "solo agricolo"».
Sul piano socio-economico locale, il progetto promette ricadute positive. Durante la fase di costruzione - stimata in 12 mesi - e la successiva gestione, è previsto l'impiego di maestranze e professionalità del territorio. Inoltre, gli interventi di miglioramento della viabilità pubblica necessari per l'accesso al sito rimarranno come eredità permanente per la comunità.
«Difenderemo queste terre»
Gli Enti e le Amministrazioni interessati dal progetto e competenti ad esprimersi sulla sua realizzazione e sull’esercizio hanno tempo fino al 31 luglio per visionare tutta la documentazione. Ma già i contadini di Maierato promettono battaglia. «Cercheremo di difendere queste terre, insieme alle amministrazioni e a quanti vorranno contribuire alla loro conservazione» assicura Griffo che, in conclusione, aggiunge: «La terra è stata creata per produrre, non per essere violentata. Perché questa è una violenza bella e buona».