Tropea, l’Usb replica al sindaco Macrì: «Lo sfruttamento dei lavoratori stagionali non si cancella negandolo. Abbiamo le prove»
Il sindacato riferisce di turni di dieci ore pagati per tre, mancanza di riposi e alloggi sovraffollati. E invita i primi cittadini dei comuni turistici a un confronto: «Ci sono documenti e testimonianze che certificano quanto affermiamo»
«Lo sfruttamento intensivo dei lavoratori stagionali non si cancella negandolo». L’Unione sindacale di base – Federazione del Sociale Calabria replica alle recenti dichiarazioni del sindaco di Tropea, Giovanni Macrì, secondo cui i lavoratori del turismo del Comune e dei centri vicini sarebbero pagati più di quanto previsto dai contratti collettivi. Il primo cittadino, riferisce il sindacato, avrebbe aggiunto che, in presenza di prove certe, sarebbe possibile discuterne.
«È comodo chiedere prove a chi, se denuncia da solo, viene espulso dal mercato del lavoro il giorno dopo», scrive l’Usb, che afferma di raccogliere da anni testimonianze e vertenze sul territorio. La nota elenca le condizioni denunciate: «Camerieri pagati per 3 ore e fatti lavorare per 10. Cuochi senza un giorno libero per mesi. Bagnini usati come tuttofare. Receptionist e commessi senza orario, senza riposo, senza vita».
Le condizioni denunciate
Il sindacato riferisce anche di «lavoratori costretti a restituire parte del salario in contanti al titolare», di Tfr negati e di «contratti-spezzatino di 2 settimane rinnovati per una stagione intera». La nota cita inoltre presunte «aggressioni e mobbing sul posto di lavoro per chi alza la testa» e lavoratori arrivati attraverso il decreto flussi che, secondo l’organizzazione, sarebbero impiegati in turni massacranti, «costretti a mangiare in piedi e senza pause».
Sulle sistemazioni offerte insieme al lavoro, l’Usb scrive che il «“vitto e alloggio”» è spesso legato all’accettazione di condizioni pesanti e che il vitto «risulta essere spesso una camera o, addirittura, una stalla da dover condividere tra decine di persone».
«Questa è Tropea, questo è, soprattutto, il suo hinterland. Non quelli delle cartoline», afferma il sindacato, che contesta anche il richiamo al contratto collettivo. «Non sarebbe un privilegio essere pagati “più del contratto”», si legge nella nota. L’Usb sostiene che il rinnovo del Ccnl dei pubblici esercizi, firmato nel 2024 dopo tre anni di ritardo, non abbia recuperato l’inflazione: «Tradotto: anche chi è pagato “regolarmente” secondo il CCNL, oggi guadagna meno, in termini reali, di quanto guadagnava sei anni fa».
La richiesta di un confronto
Il documento richiama poi i dati sul fatturato turistico regionale, che attribuisce alle dichiarazioni del sindaco: 1,6 miliardi di euro nel 2023, 1,8 nel 2024, 2,4 nel 2025 e una stima di 3,1 miliardi per il 2026. «Da una parte i proprietari di hotel, ristoranti, lidi che registrano profitti d’oro; dall’altra la massa immensa di chi quella ricchezza la produce con le proprie braccia e stenta ad arrivare a fine mese», scrive l’organizzazione.
L’Usb invita Macrì e i sindaci dei Comuni vicini a un confronto: «Se occorre vedere i “documenti e le “prove” delle condizioni di sfruttamento dei lavoratori del turismo, noi ne abbiamo». Chiede inoltre alle amministrazioni di incrementare i controlli e richiama il ruolo della Polizia municipale nelle segnalazioni agli organi competenti.
La nota si chiude con l’appello ai lavoratori a organizzarsi: «Lo sfruttamento finirà quando finirà l’isolamento. Quando al ricatto del singolo si sostituirà la forza compatta, organizzata, invulnerabile di tutti». E ancora: «Chi è sfruttato non è solo. Si organizzi e lotti con noi».