Rinnovata la concessione ventennale a Meridionale Petroli: ecco le ragioni della sconfitta del Comune di Vibo
In conferenza dei servizi il sindaco Romeo ha tentato invano di sostenere la necessità della delocalizzazione dei serbatoi ma senza la leva giuridica che gli avrebbe potuto garantire la modifica del Psc mai fatta. Alla fine hanno prevalso i parerei positivi di ministeri, vigili del fuoco, Agenzia del demanio e Autorità portuale
Mesi di parole, di appelli accorati, di vesti stracciate e di un’inconsueta unanimità politica. Ma l’epilogo, a quanto pare, era già scritto. Meridionale Petroli si è vista rinnovare per altri 20 anni la concessione demaniale che le consente di mantenere i suoi impianti a Vibo Marina, nel perimetro del porto e a poche decine di metri dalle spiagge d’estate affollate di bagnanti.
Una decisione, quella dell’Autorità sistema portuale dei Mari Tirreno Meridionale e Ionio, assolutamente legittima, come legittima era l’istanza di rinnovo che l’azienda ha presentato nei tempi giusti, mentre la politica vibonese e il Comune ancora sonnecchiavano beatamente. Soltanto quando la sabbia nella clessidra ha cominciato a scarseggiare, l’Amministrazione e il Consiglio comunale si sono resi conto che le chiacchiere stavano a zero. Così, si è cercato di premere sull’acceleratore, di alzare i toni della polemica e di ergersi a difesa delle ambizioni di sviluppo turistico di Vibo Marina, dichiarando «incompatibile» la presenza dei grandi serbatoi di carburante. Ma solo a parole, però, perché nei fatti il Comune non ha mai messo mano al Psc.
Soltanto una modifica del principale strumento urbanistico, infatti, avrebbe potuto cambiare la destinazione d’uso dei circa 27mila metri quadrati su cui sorge l’impianto. E invece no, il Piano strutturale comunale del 2020, attualmente in vigore, prevede esplicitamente per quell’area una destinazione industriale. Anzi, il Psc varato in epoca Limardo e non toccato dall’Amministrazione Romeo, non solo conferma che i serbatoi stanno bene dove stanno, ma ne traccia anche i confini di rischio con i relativi divieti ad ospitare strutture ricettive e di affollamento (tutte cose che, è bene sottolinearlo, già ci sono, come i lidi balneari).
D’altronde, dal verbale della Conferenza dei servizi convocata per raccogliere i pareri e le determinazioni dei vari enti coinvolti nel rinnovo della concessione, emerge chiaramente quanto siano state giuridicamente inefficaci le obiezioni mosse all’ultimo momento dal Comune di Vibo. Un esito a favore della concessione, dunque, che non nasce da una semplice contrapposizione di pareri, ma dal diverso peso specifico attribuito alle posizioni emerse nel procedimento.
Vibo Marina, il Comune avrebbe potuto modificare il Psc per impedire il rinnovo della concessione a Meridionale Petroli ma non l'ha fattoFin dall’avvio dell’istruttoria, l’Autorità di Sistema Portuale ha inquadrato il deposito come infrastruttura energetica strategica nazionale, richiamando l’articolo 57 del decreto legge n. 5 del 2012 e la normativa successiva che ha trasformato le originarie concessioni in autorizzazioni prive di una scadenza automatica. Su questo punto si è innestato il parere del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, che ha chiarito come il decreto autorizzativo rilasciato negli anni Novanta mantenga tuttora efficacia e come l’impianto continui a operare legittimamente nel regime liberalizzato introdotto dalla legge n. 239 del 2004. In questa cornice, il rinnovo della concessione demaniale non è stato letto come una nuova autorizzazione all’esercizio dell’attività industriale, ma come il necessario titolo di occupazione dell’area demaniale portuale.
A sostegno della prosecuzione del rapporto concessorio si sono espressi anche altri soggetti istituzionali. I vigili del fuoco hanno attestato la regolarità dell’impianto sotto il profilo della prevenzione incendi; l’Agenzia del Demanio ha rilasciato parere favorevole con prescrizioni; l’ufficio territoriale dell’Autorità portuale di Vibo Valentia ha certificato la piena coerenza del deposito con la destinazione funzionale dell’area, inserita nel Piano regolatore portuale come «area petrolifera» e, in prospettiva, come ambito a destinazione commerciale, industriale e logistica. Insomma, nessuno degli enti statali o regionali coinvolti ha espresso una posizione che potesse bloccare o condizionare il procedimento.
E meno che mai ha fatto il Comune di Vibo, che pure poteva ostentare l’adozione in Consiglio di una delibera approvata all’unanimità con cui maggioranza e opposizione nel marzo scorso si sono espressi a favore della delocalizzazione degli impianti nell’area industriale i Porto Salvo. Un’operazione complessa e costosissima che non ha potuto contare neppure su un’ipotetica copertura finanziaria. Chi avrebbe dovuto affrontare i costi del «trasloco», quali fossero i tempi e quale il sito individuato sono state questioni lasciate colpevolmente ai margini.
In Conferenza dei servizi, dunque, l’amministrazione comunale si è limitata ad esprimere una valutazione fortemente critica sulla permanenza del deposito petrolifero nel porto di Vibo Marina. Secondo il Comune, l’evoluzione del tessuto urbano e sociale dell’area portuale, sempre più orientata al turismo, alla nautica da diporto e alla fruizione pubblica del waterfront, rende strutturalmente incompatibile un insediamento industriale classificato come stabilimento a rischio di incidente rilevante. Come se non bastasse, il Comune ha anche sottolineato come i perimetri di sicurezza imposti dalla normativa Seveso comprimano ogni ipotesi di sviluppo portuale alternativo a quello turistico. Su questa base, il sindaco Romeo ha espresso in Conferenza un parere favorevole al rinnovo della concessione solo a condizione che il rinnovo fosse limitato a circa trenta mesi, al fine di consentire una transizione ordinata verso una diversa destinazione dell’area.
Poca, pochissima roba. Forse sarebbe andata diversamente se Romeo si fosse presentato con un Psc modificato. Infatti, la Conferenza dei servizi ha valutato la posizione di Palazzo Luigi Razza come priva di efficacia ostativa. Da un lato, perché le osservazioni comunali non si traducono in un dissenso fondato su competenze esclusive dell’ente locale, né su violazioni di norme ambientali, sanitarie o di sicurezza immediatamente cogenti. Dall’altro, perché il Comune, pur esprimendo un indirizzo politico-programmatico, non ha ancora prodotto atti pianificatori sovraordinati tali da incidere sul regime giuridico di un’infrastruttura portuale strategica. In sintesi, non hanno messo mano al Piano strutturale comunale, rimasto intonso dall’epoca di Limardo.
Siccome, come ricorda la stessa Autorità portuale, la normativa che disciplina la Conferenza dei servizi prevede che la decisione finale sia assunta sulla base della prevalenza delle posizioni espresse, di fronte alla debolissima opposizione del Comune l’epilogo era inevitabile.
La decisione finale di rinnovare la concessione ventennale segna così la sconfitta amministrativa del Comune e ogni ipotesi di delocalizzazione è rinviata sine die un confronto che, c’è da scommetterci, non ci sarà. Se va bene se ne riparlerà un’altra volta tra vent’anni.