Protesta dei Tir, l’allarme di Confindustria Vibo: «Entro 24 o 48 ore molte aziende si fermeranno». A rischio i marchi storici tra cui Callipo, Caffo e Monardo
Il presidente degli industriali Rocco Colacchio denuncia una situazione ormai al limite: difficoltà soprattutto per la filiera ortofrutticola. Il rischio è l'esclusione dalla grande distribuzione nazionale. Anche Ance avverte: cantieri e opere pubbliche a rischio
La protesta degli autotrasportatori rischia di provocare entro 24-48 ore il fermo produttivo di numerose aziende vibonesi. Non soltanto piccole attività, ma anche alcuni dei marchi più conosciuti dell'industria alimentare calabrese, come Callipo, Caffo e Monardo. L'allarme arriva da Rocco Colacchio, presidente di Confindustria Vibo Valentia, che descrive una situazione ormai prossima al punto di rottura. Le merci non partono, i trasportatori non sono disponibili a effettuare i carichi e le imprese cominciano ad avere serie difficoltà persino nella gestione dei dipendenti. A complicare ulteriormente il quadro è la prosecuzione della mobilitazione fino al 27 ottobre, dopo il mancato accordo nell'incontro di Milano con il ministro Matteo Salvini.
«Siamo in una situazione limite – avverte Colacchio – fra 24 e 48 ore molte aziende saranno costrette a chiudere la produzione. Marchi storici e simbolo del nostro territorio come Callipo, Caffo, Monardo e realtà della filiera ortofrutticola come l'azienda Santa Croce della Cipolla sono completamente bloccati. La produzione è ferma e non sappiamo più come gestire i dipendenti e i turni di lavoro».
Il rischio di restare fuori dalla grande distribuzione
Il problema non riguarda più soltanto i ritardi nelle consegne, ma investe direttamente la capacità delle aziende di mantenere attiva la propria organizzazione produttiva e commerciale. Senza la possibilità di movimentare le merci, i magazzini rischiano di diventare il punto terminale di una filiera che non riesce più a raggiungere i mercati di destinazione.
Secondo il presidente degli industriali vibonesi, si sta inoltre delineando una situazione particolarmente penalizzante per le imprese calabresi rispetto a quelle di altre regioni meridionali, dove la circolazione delle merci sta progressivamente riprendendo.
«Il rischio reale – afferma Colacchio – è che la Calabria rimanga tagliata fuori dalla Gdo italiana, proprio perché gli sblocchi in Sicilia consentono ai loro produttori di consegnare la merce mentre i nostri prodotti restano nei magazzini. Si tratta di una forzatura pesantissima per le nostre imprese, che stanno subendo un danno enorme senza avere alcuna responsabilità».
Il riferimento è alla grande distribuzione organizzata, dove la regolarità delle forniture è determinante per garantire la presenza dei prodotti sugli scaffali. Un'interruzione prolungata rischia quindi di tradursi non soltanto in mancate consegne, ma anche nella perdita di opportunità commerciali a vantaggio di produttori che riescono ancora a rifornire i punti vendita.
Anche Ance lancia l'allarme: cantieri a rischio
Le preoccupazioni di Confindustria si aggiungono a quelle espresse nelle stesse ore da Ance Vibo Valentia, l'associazione dei costruttori edili guidata da Domenico Ceravolo, che ha denunciato le crescenti difficoltà di approvvigionamento di materiali e componenti indispensabili per le lavorazioni.
Il comparto delle costruzioni dipende infatti dalla disponibilità continua di cemento, acciaio, laterizi, materiali isolanti e forniture impiantistiche. Se questi prodotti non raggiungono i cantieri secondo i tempi programmati, il rischio è quello di dover rinviare le lavorazioni, fermare mezzi e maestranze e, nei casi più gravi, sospendere i lavori.
Ance richiama in particolare l'attenzione sulle conseguenze per le imprese impegnate nelle opere pubbliche e private, vincolate a cronoprogrammi e scadenze contrattuali. Il protrarsi delle difficoltà logistiche potrebbe determinare maggiori costi e ritardi nell'esecuzione degli interventi, con ripercussioni su tutta la filiera delle costruzioni.
Pur riconoscendo le difficoltà economiche che hanno spinto gli autotrasportatori alla mobilitazione, l'associazione dei costruttori chiede alle istituzioni di individuare rapidamente soluzioni capaci di ripristinare la regolarità delle forniture e garantire la continuità delle attività produttive.
L'appello alle istituzioni mentre la protesta continua
Intanto, il fermo degli autotrasportatori prosegue e le sue conseguenze si stanno estendendo a settori sempre più numerosi dell'economia regionale. Dalla distribuzione alimentare alle aziende manifatturiere, fino all'edilizia, il mancato movimento delle merci sta producendo un effetto a catena che rischia di aggravarsi con il passare delle ore.
Dopo il nulla di fatto dell'incontro di Milano, gli autotrasportatori hanno confermato la prosecuzione dello sciopero fino al 27 ottobre, ribadendo la necessità di interventi concreti contro l'aumento dei costi del carburante e la crisi di liquidità delle imprese del settore.
In questo scenario, Confindustria Vibo Valentia rivolge un appello alla Regione Calabria, al Governo e ai rappresentanti politici affinché si intervenga con urgenza per favorire il ripristino della circolazione delle merci e arrivare a una soluzione condivisa.
Il tempo, però, comincia a diventare una variabile decisiva. Se la mobilitazione dovesse proseguire senza correttivi, il rischio paventato dagli industriali è che alla paralisi dei trasporti si aggiunga, nel giro di pochi giorni, quella di una parte significativa del sistema produttivo vibonese.
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