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05/04/2026 ore 06.15
Economia e Lavoro

Pasqua, ma non per tutti: lo sciopero nei supermercati raccoglie consensi nel Vibonese: «Giusto così»

VIDEO | Oggi e domani i sindacati hanno indetto un’astensione per protestare contro l’obbligo di lavoro durante i giorni festivi. Una decisione che ha sollevato anche su Il Vibonese un fitto dibattito che vede prevalere i favorevoli. Ma non tutti i centri commerciali aderiscono

di C. I.

L'annuncio della mobilitazione sindacale per le prossime festività - dalla Pasqua fino a quelle che si susseguiranno fino al 2 giugno - ha riacceso i riflettori sulla gestione dei tempi di lavoro nel settore del commercio. La scelta di incrociare le braccia durante i giorni "rossi" del calendario nasce dalla volontà di denunciare un modello che, da circa vent'anni, impone al personale dei centri commerciali la continuità operativa per 365 giorni l'anno.

Una decisione che ha trovato un'immediata eco sui canali social de Il Vibonese.it, dove i lettori si sono divisi tra chi invoca il diritto al riposo e chi analizza le implicazioni del servizio pubblico, ma con una decisa prevalenza di chi è a favore dello sciopero.

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Il valore della famiglia e la "corsa alla spesa"

«Le famiglie sono sfasciate», scrive un ex addetto alle vendite che ha scelto di mettersi in proprio pur di riappropriarsi del proprio tempo, evidenziando il contrasto con i proprietari dei grandi centri commerciali che spesso, proprio in quei giorni, restano a casa.

Il tema della serenità emerge come prioritario rispetto al consumismo: «Spendiamo la maggior parte della vita per comprare cose e poco per la serenità. Quanto è bella una famiglia riunita a tavola la domenica». C'è chi osserva con occhio critico l'assalto ai negozi dell'ultimo minuto, descrivendo le scene del sabato come «una pazzia collettiva, quasi dovesse finire il mondo», ribadendo che «si lavora per vivere e non si vive per lavorare».

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La solidarietà dei consumatori

Il sostegno allo sciopero arriva proprio da chi sta dall'altra parte della barricata, ovvero i clienti. «Sono un consumatore e non un lavoratore, ma spero finalmente che non siano solo chiacchiere», si legge nel commento alla notizia rilanciata da Il Vibonese. «Chi vuole comprare compra prima, non necessariamente la mattina di Pasqua».

C'è chi va oltre, trasformando la questione in una scelta etica personale: «Mai andato a fare spesa nei giorni di festa e non lo farò mai; chi viene costretto a lavorare non viene rispettato, in primis da chi ci va». 

Le voci fuori dal coro: il confronto con i servizi essenziali

Non manca però chi pone dubbi sulla distinzione tra le diverse categorie di lavoratori. Una lettrice, portando l'esempio del marito impiegato durante le festività, solleva una provocazione: «Allora anche i medici, la polizia e le altre forze dell'ordine dovrebbero stare a casa?». Un interrogativo che sposta il dibattito sul confine tra "servizi essenziali" e "commercio", suggerendo che la continuità lavorativa sia una realtà ormai strutturale per molte professioni.

Nonostante queste obiezioni, la maggioranza dei commenti accoglie la notizia con un «era ora»