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12/02/2026 ore 10.47
Economia e Lavoro

Meridionale Petroli a Vibo Marina per altri vent’anni, Lo Schiavo: «Città ipotecata ignorando le ragioni della comunità. Non può finire così»

L’ex consigliere regionale attacca l’Autorità portuale dopo il via libera ventennale: «Scelta del Consiglio comunale calpestata, ambizioni turistiche affossate. Ora strumenti amministrativi e mobilitazione»

di Redazione

La notizia è arrivata come una conferma amara di un copione già scritto: vent’anni in più di concessione demaniale a Meridionale Petroli nel porto di Vibo Marina. Oltre 26mila metri quadrati di area portuale vincolati fino al 2045. Un orizzonte temporale che pesa come un macigno sul destino di un’intera comunità e che riaccende uno scontro politico e istituzionale mai sopito.

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L’ex consigliere regionale Antonio Lo Schiavo affida a una presa di posizione netta la sua reazione alla decisione dell’Autorità di Sistema Portuale di Gioia Tauro, riaprendo con forza il tema della delocalizzazione dei depositi costieri: «Apprendo con amarezza, ma senza sorpresa, che è stato rinnovata per vent’anni la concessione demaniale a Meridionale Petroli nel porto di Vibo Marina».

Per il consigliere regionale non è solo una scelta amministrativa, ma un passaggio che incide in profondità sulle prospettive di sviluppo del territorio. «Non è una decisione che si possa accettare in silenzio. Chi mi conosce sa che questa battaglia mi appartiene da tempo», sottolinea, ricordando le iniziative assunte negli anni: l’emendamento alla Legge di stabilità per finanziare lo studio di delocalizzazione, la richiesta di un tavolo istituzionale con Regione e Autorità portuale, le sollecitazioni per un cronoprogramma chiaro e atti concreti.

La delocalizzazione, ribadisce Lo Schiavo, non appartiene a una bandiera politica ma è una scelta strategica: «Ho sempre sostenuto che fosse una scelta di civiltà: per la sicurezza dei cittadini, per lo sviluppo turistico, per la dignità di Vibo Marina. Oggi quella scelta viene calpestata».

Al centro della critica c’è anche il metodo. L’Autorità portuale, secondo l’ex esponente regionale, avrebbe deciso senza tenere conto della volontà espressa dal Consiglio comunale e delle preoccupazioni legate alla sicurezza ambientale: «È stato ignorato il voto unanime del Consiglio comunale, così come le ragioni della sicurezza – con un impianto che è stato persino sotto sequestro per scarichi abusivi e valori anomali di benzene – e ogni prospettiva di sviluppo alternativo».

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La questione, per Lo Schiavo, riguarda anche il principio di autodeterminazione delle comunità locali: «Diciamolo con chiarezza: non può essere un’autorità portuale a decidere unilateralmente cosa debba diventare Vibo Marina nei prossimi vent’anni. Lo sviluppo di un territorio spetta alla comunità che lo abita, lo vive, ne subisce le conseguenze».

Da qui l’appello alle istituzioni cittadine e alle forze politiche, chiamate – al di là delle appartenenze – a valutare ogni possibile iniziativa. «Ora è il momento del coraggio. Esistono strumenti amministrativi e giurisdizionali per impugnare questo provvedimento, e confido che vengano utilizzati tutti, con determinazione e senza esitazioni».

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Ma la partita, insiste, non può giocarsi solo nelle sedi istituzionali: «La battaglia per la delocalizzazione non può finire in una Conferenza dei servizi semivuota e in un silenzio istituzionale. Serve soprattutto una mobilitazione dal basso dei cittadini per chiedere una diversa idea di futuro».

L’orizzonte delineato è quello di un porto proiettato verso il turismo e la riqualificazione urbanistica, capace di valorizzare le aree industriali dismesse e il quartiere Pennello: «Vibo Marina merita altro. Merita un porto aperto al turismo e alla crescita e non può essere condannata per altri vent’anni a restare ostaggio di serbatoi di carburante a pochi metri dal mare e dalle case. Non è finita. Non deve finire così».