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14/07/2026 ore 12.30
Economia e Lavoro

Mega-impianto fotovoltaico sulla Piana degli Scrisi, il Gal: «Inaccettabile cancellare i campi dove si coltiva il pregiato grano Rosìa»

Dopo le rivelazioni del Il Vibonese sul progetto da 61mila pannelli nel cuore della produzione della varietà di grano tutelata a livello nazionale, il Gruppo di azione locale Terre vibonesi si schiera a fianco dei contadini. Papillo: «Difendiamo il futuro delle nostre terre»

di Redazione

Il Gal Terre Vibonesi esprime forte preoccupazione per il progetto di mega-impianto fotovoltaico “Pizzo-Vinci” che, secondo la documentazione pubblicata sul sito della Regione Calabria - e resa nota da ilvibonese.it e lacnews24.it -, dovrebbe estendersi su oltre 73 ettari nella Piana degli Scrisi, in contrada Vinci-Perrone, a ridosso del confine con Maierato: le terre che custodiscono la coltivazione del grano antico Rosìa, riconosciuto poche settimane fa dal ministero dell’Agricoltura tra le varietà italiane da conservazione, già iscritto nel Registro regionale della Biodiversità e in procinto di entrare tra i presidi Slow Food.

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Il Gal si schiera «senza esitazioni accanto all’Associazione contadini di Maierato e alle comunità della Piana degli Scrisi. Il Rosìa - è scritto in una nota - non è soltanto una coltura: è il simbolo di uno sviluppo fondato sulla biodiversità, sulle produzioni autoctone e sull’identità dei luoghi, la stessa visione posta al centro del Marchio Territoriale Terre Vibonesi e delle strategie di promozione del comprensorio, in Italia e all’estero».

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Il Gruppo di azione locale precisa che «non si tratta di un no ideologico alle energie rinnovabili, sfida necessaria che il Vibonese non intende ostacolare. Ciò che il Gal contesta è il metodo: l’idea che i grandi impianti debbano sorgere sui suoli agricoli più fertili e carichi di valore identitario, mentre restano inutilizzate aree industriali dismesse, superfici già compromesse, coperture di capannoni e infrastrutture. Un paradosso reso evidente dalle stesse carte progettuali, dove si legge che la componente agricola dell’impianto è considerata “secondaria” rispetto a quella energetica: una formulazione che svuota di sostanza la definizione di agrivoltaico e riduce l’agricoltura a elemento decorativo».

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«Non possiamo accettare - dichiara il presidente del Gal Terre Vibonesi, Vitaliano Papillo - che a poche settimane da un riconoscimento ministeriale atteso da anni, frutto del lavoro paziente di chi si tramanda questa varietà di generazione in generazione, si prospetti la cancellazione dei campi in cui il Rosìa vive. Sarebbe una ferita non solo per Maierato, ma per l’intera strategia di crescita economica, turistica e occupazionale che il territorio ha costruito attorno alle proprie eccellenze agroalimentari. Lo diciamo con chiarezza: siamo favorevoli alla transizione energetica, ma essa non può diventare l’alibi per un nuovo consumo di suolo agricolo di pregio. Gli impianti si realizzino nelle aree idonee, individuate con criterio e con il coinvolgimento delle comunità, non calati dall’alto. Difendere il grano Rosìa - conclude Papillo – significa difendere il futuro delle nostre terre».