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14/05/2026 ore 17.53
Economia e Lavoro

L’agricoltura sinergica sbarca a Vibo tra produzione consapevole e percorsi d’inclusione sociale

Il primo corso certificato nel territorio calabrese si è svolto su impulso dell’associazione La Goccia nei pressi della porta di Conte d’Apice. Tra gli enti coinvolti l’Uici, l’Istituto penitenziario e l’Istituto agrario e alberghiero

di Redazione

Dal 14 al 22 aprile scorso, a Vibo Valentia, nell’ambito del progetto “Partiamo dall’Apice”, promosso dall’associazione La Goccia presieduta da Michele Napolitano, si è svolto il primo corso di Orticoltura sinergica certificato nel territorio calabrese, progetto che ha visto la co-partecipazione di molteplici strutture, enti e realtà della provincia vibonese.

Da anni l’associazione promuove il modello dell’agricoltura sociale, pratica agricola che ha il fine di favorire la crescita, la socializzazione, le relazioni interpersonali, la partecipazione e l’inclusione. Il target di riferimento e i destinatari di tale pratica sono persone in situazioni di disagio e difficoltà, ma anche detenuti impegnati in percorsi alternativi grazie alla collaborazione con l’istituto penitenziario di Vibo Valentia, diretto da Angela Marcello. Da una parte la dimensione pedagogica, metodologica e rieducativa, dall’altra la possibilità di apprendere tecniche e fasi dell’orticoltura sinergica, con l’obiettivo finale della produzione di diversi prodotti naturali a chilometro zero.

Il corso, tenuto da Sabina Urro, docente della Libera scuola di agricoltura sinergica Emilia Hazelip (nome che prende ispirazione dalla pioniera di tale pratica in Italia), si è svolto nella sede legale della stessa associazione, sita nei pressi della porta di Conte d’Apice, luogo di grande valenza simbolica e storica.

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«La pratica dell’agricoltura sinergica - si legge in una nota -, grazie ai processi naturali che è in grado di attivare, è determinante al fine di generare ambienti ricchi di biodiversità vegetale e animale. In un orto sinergico tutti gli esseri viventi, dai microrganismi presenti nel suolo agli insetti impollinatori e ai numerosi animali che proliferano in superficie, contribuiscono alla “salute” del suolo e delle piante che coltiviamo. Vista da una prospettiva di sistema sociale e pratica formativa, il gruppo, sotto la guida della docente e dei professionisti del mondo pedagogico, dell’educazione e della relazione di aiuto, ha dato vita a un incremento e potenziamento di una comunità partecipe, sempre pronta a offrire il proprio contributo. Una “terra” ricca di biodiversità, in cui ogni partecipante ha messo le proprie risorse a disposizione per la realizzazione del progetto».

I principali beneficiari dell’iniziativa, insieme alle risorse umane dell’associazione stessa sono stati: l’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti, l’Istituto penitenziario, l’Istituto agrario e alberghiero. «Questo ha creato un precedente storico di grande valenza formativa e importanza simbolica, sia perché, per la prima volta, l’Istituto penitenziario ha concesso il permesso a un detenuto di partecipare a tale attività, dimostrandosi collaborativo, incline a lavorare in gruppo, a stabilire buone relazioni ed essendo riuscito a interiorizzare il rispetto delle regole che determinate pratiche richiedono. Sotto la guida della docente e di esperti di processi educativi e formativi, si è creato quello “spirito di gruppo” necessario e fondamentale per lavorare in sinergia. Una sinergia che ha restituito vita a un luogo marginalizzato, creando così un orto didattico e sociale e rendendolo di nuovo socialmente attivo e fruibile».

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E ancora: «Progettazione, coordinamento, monitoraggio, come anche l’essere tutti partecipi delle attività, hanno dato luogo a una dimensione intrinseca dei valori che sottostanno all’essere persona: valori umani come l’esercizio della pazienza, il sacrificio, il fattore tempo e la dedizione. Il tutto ha portato al miglioramento del benessere e della qualità della vita, soprattutto di chi si trova in situazioni di disagio, marginalità e svantaggio sociale».

«Questa esperienza - fanno sapere i promotori - è l’inizio di un progetto sociale più grande, l’inizio e il continuum di collaborazioni, sinergie e sogni che hanno in comune la valorizzazione del territorio, la promozione di modelli di agricoltura sociale e di metodologie pedagogiche, formative e terapeutiche che, insieme alla produzione consapevole di beni, possano essere anche mezzo e strumento di miglioramento della qualità della vita delle persone. Strumenti di inclusione sociale e sensibilizzazione rispetto a pratiche virtuose di cura della terra e di crescita personale».