La diocesi di Mileto chiama a raccolta esperti e imprese per una nuova economia etica e solidale
VIDEO - Alla Camera di commercio di Vibo, su iniziativa del vescovo Attilio Nostro, si sono incontrati economisti, istituzioni e cittadini per confrontarsi su un Patto di rete che metta al centro la giustizia sociale e faccia leva sulle peculiarità del territorio vibonese
Uno strumento generativo che metta in moto un nuovo modello economico e sociale, basato sulla partecipazione, la sostenibilità, l’equità e la solidarietà. È il Patto di rete: un approccio che punta a mettere insieme economisti, istituzioni, imprese e cittadini, per uno sviluppo condiviso che non lasci indietro nessuno. Alla Camera di commercio di Vibo Valentia, su iniziativa della Diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, e con il supporto di numerosi partner istituzionali e del mondo delle associazioni e delle imprese, si è tenuta ieri pomeriggio la presentazione ufficiale del progetto.
Ospite d’eccezione il docente dell’Università di Tor Vergata di Roma, Leonardo Becchetti, ordinario di Economia politica e fondatore di Next – Nuova Economia per tutti.
«Lo scopo è quello di raccogliere tutte le persone generative che fanno buona economia sul territorio - ha detto nell’intervista che ci ha rilasciato -, di fare massa critica e di puntare su quello che è il Genius Loci di Vibo Valentia, che è fatto di bellezza, di prodotti gastronomici di qualità, di risorse naturali. Tutto questo può essere messo a fattor comune e creare un processo di crescita sostenibile come quello che si è realizzato in tante altre parti d'Italia».
Tutto ciò da inquadrare in un processo che chiama all’appello anche la società civile. «Sia i cittadini singolarmente intesi che come membri e soci delle organizzazioni, degli enti intermedi che animano la città, possono giocare un ruolo attraverso consorzi o enti che raccolgono risorse che rappresentano un investimento per valorizzare un bene pubblico, che è quello dell'attrattività del territorio». Un territorio, quello di Vibo, che colpisce Becchetti per la «qualità del potenziale, tra bellezza ed enogastronomia, e il livello ancora basso in cui si trova. Quindi questo potenziale enorme può essere sfruttato e va valorizzato».
La nuova economia intesa come «un ecosistema di relazioni che si basa sul paradigma dell'economia civile e dell'economia sociale, per andare a costruire un diverso modo di intendere le relazioni economiche fra consumatori e imprese». La definizione è di Lorenzo Semplici, responsabile del Centro studi e valutazioni Next – Nuova economia per tutti.
Un’alleanza che valorizzi le peculiarità vibonesi
«Questa - ha aggiunto - può essere una chiave di lettura diversa per trasformare e accelerare il processo di sviluppo sostenibile del territorio vibonese con l'impegno da parte di tutti gli attori principali del sistema economico: imprese, consumatori, ma anche associazioni di cittadinanza e associazioni datoriali. È un'alleanza per provare a remare tutti nella stessa direzione, valorizzando le peculiarità e i fattori di resilienza che nel territorio vibonese sono presenti, come certificano anche i dati sul benvivere».
I fattori di resilienza principali della realtà vibonese, ha aggiunto Semplici, «vanno dalla biodiversità paesaggistica, che è unica nel suo genere, alla biodiversità d’impresa caratterizzata da grande dinamismo con forme di imprenditorialità diverse. E poi la capacità di mettersi insieme, di costruire comunità coese sul territorio. Quando queste tre caratteristiche, fattori di resilienza, riescono a tessere una trama diversa del sistema economico, anche le criticità possono trovare una chiave di lettura diversa. Il patto è uno strumento attraverso il quale cittadini e imprese si rimboccano le maniche e iniziano a fare leva su quei fattori di resilienza per risolvere le vulnerabilità del territorio».
Un Patto di rete per non lasciare nessuno indietro
Sul fronte operativo gli enti del territorio chiamati a giocare un ruolo decisivo. Quello della Camera di Commercio è stato esposto da Rosalinda Romano, componente della Giunta camerale. «La Camera di commercio si propone di avere un ruolo di profonda concertazione e di gestire una piattaforma abilitativa all'interno della quale possono inserirsi tutti i protagonisti e i soggetti che sono chiamati ad aderire al Patto di rete. Le condizioni attuali ci chiedono di avere una visione molto più ampia rispetto al passato e soprattutto ci chiedono di proporci in maniera diversa all'insegna di una sostenibilità concreta e di iniziative che siano generative. Il mercato inteso solo come un'economia di profitto non è più la chiave d’interpretazione esatta delle esigenze dei territori. C'è bisogno di altro, c'è bisogno di una vocazione maggiormente tesa alle esigenze individuali, finalizzate proprio a mettere insieme una rete di soggetti che possano agire in cooperazione, in maniera solidale e in maniera proficua» ha concluso.
Il ruolo propositivo della Diocesi
A promuovere l’iniziativa e il Patto di rete, il vescovo Attilio Nostro. «L'obiettivo è quello di iniziare a realizzare quello che aveva nel cuore Papa Francesco quando ha lanciato tanti anni fa questo appello agli economisti di tutto il mondo. Ecco, anche nel piccolo della nostra esperienza, della nostra piccola Diocesi, desideriamo dar seguito a quel grido dei poveri dal quale Papa Francesco è partito per cercare di avere tutti insieme un'economia solidale, delle condizioni di lavoro più dignitose, una ricchezza distribuita non tra ricchi, pochi, e poveri, moltissimi, ma tra tutti per cui il beneficio enorme che noi speriamo di realizzare è di ridistribuire la ricchezza tra tutti e renderla una ricchezza comune».
Il ruolo degli imprenditori cattolici è, per Nostro, «fondamentale» perché «fanno da traino, da esempio e possono davvero fare la differenza. Io sono convinto che questa cosa già in parte si stia realizzando sotto i nostri occhi, possiamo veramente cambiare il nostro territorio, è bene che i cristiani si impegnino sapendo che la loro testimonianza è fondamentale per l'avvento del Regno di Dio».