Il ricorso ai contratti pirata può costare caro alle aziende: il focus di sindacati ed esercenti a Vibo Marina
VIDEO - L’Ente bilaterale mette al bando il dumping contrattuale nel corso di una giornata di approfondimento con le organizzazioni sindacali e datoriali: «Pratica scorretta per sottopagare i lavoratori e azzerarne le tutele. Ma poi arrivano costosi contenziosi»
Contratti pirata, legittimi sul piano formale, ma sanciti al ribasso sulla pelle dei lavoratori. Una tipologia di rapporto professionale che penalizza sia la forza lavoro, scarsamente tutelata, che le aziende che la applicano, che, spesso, si trovano costrette a sborsare risarcimenti per decine di migliaia di euro ai dipendenti che promuovono inevitabili contenziosi.
È il dumping contrattuale, fenomeno allarmante e diffuso - specie nel settore del turismo e dei servizi - che costituisce una pratica di concorrenza sleale, in cui aziende e sindacati poco rappresentativi stipulano accordi per applicare ai lavoratori salari e tutele inferiori rispetto agli standard di settore, riducendo così il costo del lavoro. Un fenomeno che gli Enti bilaterali, composti dalle sigle sindacali e dalle organizzazioni datoriali più rappresentative, provano ad arginare promuovendo la formazione e la conoscenza dei propri diritti verso i lavoratori ed esponendo i vantaggi che derivano per le aziende dall’adesione ai cosiddetti “contratti leader”.
Se n’è parlato stamane a Vibo Marina nell’ambito di un seminario promosso dall’Ente bilaterale Commercio, terziario e servizi delle province di Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia, alla presenza dei rappresentanti sindacali di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e UilTucs, della Confcommercio, dell’Ordine dei consulenti del lavoro, dei sindaci di Vibo e Pizzo, Enzo Romeo e Sergio Pititto.
«L'ente bilaterale - ha spiegato Fortunato Lo Papa, presidente dell’Ebt Commercio, terziario e servizi di Catanzaro, Crotone e Vibo - non fa altro che valorizzare la contrattazione collettiva delle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative. Che cosa vuol dire questo? Che c'è un contratto, a livello nazionale, che ha una serie di istituti e di elementi di tutela che purtroppo molte volte non vengono rispettati. Questo perché ci sono dei sindacati, “gialli” o “pirata” o “minori”, che non rappresentano nessuno o solo loro stessi, che sottoscrivono contratti che comprimono i diritti, le retribuzioni, creano concorrenza sleale per chi invece la legge e i contratti li rispetta. Un lavoratore al quale viene applicato un contratto pirata percepisce in media dalle 6mila alle 8mila euro l’anno in meno, rispetto al contratto sottoscritto da Fisascat, Filcams, UilTucs e Confcommercio. Quindi si comprende bene il danno che ne deriva in termini sociali, occupazionali e di economie che poi mancano sul territorio. Un'azienda sana - ha aggiunto - non può pensare di fare economie mettendo le mani in tasca ai lavoratori, comprimendo diritti e salari, ma deve gestire in maniera corretta quelle che sono effettivamente le proprie economie e quindi il lavoratore deve vedersi applicato il contratto collettivo delle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative, anche perché quel contratto è frutto di una piattaforma discussa tra i lavoratori, presentata e condivisa dalle associazioni datoriali. E nel caso non fosse condivisa si andrebbe allo sciopero. A me non pare che altre organizzazioni sindacali minori abbiano fatto anche solo un'ora di sciopero in merito a un mancato rinnovo contrattuale. Queste organizzazioni sindacali che non rappresentano nessuno dovrebbero smetterla di utilizzare i lavoratori per creare economie».
«Il dumping contrattuale è per noi una vertenza storica e la nostra battaglia si concentra non solo sulla parte economica ma anche su quella della sicurezza - ha aggiunto Saverio Scarpino, segretario generale della Uil Tucs Calabria a presidente dell’Ente bilaterale regionale del turismo -: noi da sempre chiediamo l'applicazione totale dei contratti leader nei vari settori. Alcune aziende non sane cercano sempre di aggirare gli ostacoli che una contrattazione collettiva seria e forte impone. Per questo noi chiediamo da tempo una legge sulla rappresentatività, basata sul peso effettivo del sindacato: questo sarebbe il modo più sicuro per estromettere quei sindacati che s’incontrano praticamente nel sottoscala, firmano contratti collettivi, li depositano al Cnel come se questo possa legittimare le aziende all'applicazione degli stessi contratti pirata».
Sindacati e parti datoriali si dicono dalla stessa parte nell’obiettivo di regolamentare, attraverso principi certi e condivisi, un mercato del lavoro sempre più schizofrenico.
Per il presidente di Confcommercio Vibo, Salvatore Nusdeo, «l'ente bilaterale è proprio il momento d’incontro, e non di scontro, tra l'associazione datoriale e quella sindacale pura. Il risparmio che le aziende hanno con i contratti pirata è sempre e comunque a torto del lavoratore e quando poi, alla fine del rapporto di lavoro, spesso e volentieri si va a finire in un contenzioso, quelle tutele che mancavano nel contratto l'imprenditore sarà obbligato a colmarle anche più di quanto avrebbe fatto nel tempo. Di conseguenza, noi come Confcommercio, insieme ai sindacati e nell'ente bilaterale, sponsorizziamo i contratti che riteniamo siano quelli più giusti per una migliore sostenibilità aziendale».
Un concetto che deve valere, secondo Nusdeo, anche per i contratti stagionali. «Proprio nel mese di maggio è stato firmato l'accordo per il contratto stagionale: uno strumento specifico che va incontro alle esigenze di chi ha bisogno di gestire un rapporto di breve periodo. Inoltre, nelle nostre attività produttive cerchiamo di investire nella destagionalizzazione per avere un periodo più ampio e una maggiore sostenibilità contrattuale che favorisca un rapporto sano tra lavoratore e datore di lavoro. Anche perché se ci sono tensioni, malumori, il risultato non può che essere negativo per l’azienda. Quindi, se si continueranno a fare contratti pirata, oltre a dover risarcire tutte le tutele mancanti che verranno poi rivendicate e accolte da un giudice in un probabile contenzioso, alle spalle ci saranno anche anni di sofferenza e insoddisfazione da parte del lavoratore» ha concluso.