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25/08/2026 ore 14.58
Economia e Lavoro

Il New York Times celebra Tropea ma avverte: «Soffocata da bar e negozi». Il sindaco Macrì raccoglie la sfida: «La città non può subire il proprio successo»

Il quotidiano americano celebra Santa Maria dell’Isola, il centro storico e il paesaggio sulla rupe, ma punta il dito contro folla, locali e turismo di massa. Il primo cittadino: «Non siamo contro la socialità, ma contro il consumo disordinato. Questa notorietà va governata»

di Redazione

Una delle vetrine più prestigiose al mondo, ma anche uno specchio nel quale guardarsi senza ignorare ciò che rischia di appannare l’immagine della destinazione. Il lungo reportage che il New York Times dedica alla Costa degli Dei assegna a Tropea un ruolo centrale nel viaggio calabrese della giornalista Laura Rysman: ne celebra il paesaggio, l’architettura e il mare, ma nello stesso tempo mette in evidenza gli effetti di un turismo che, soprattutto nel cuore dell’estate, può diventare invasivo. Un passaggio critico che il sindaco Giovanni Macrì non respinge e che, anzi, considera uno stimolo a intervenire su ordine, decoro e gestione dei flussi.

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Il servizio, pubblicato il 24 agosto, dedica alla città un’intera sezione dal titolo eloquente: Tropea, Ravishing and Touristy, cioè una Tropea incantevole ma fortemente turistica. Il racconto parte dal suo simbolo più riconoscibile, il Santuario di Santa Maria dell’Isola, descritto come uno scenario capace di imporsi immediatamente allo sguardo, arroccato sul promontorio e circondato dalle spiagge.

A conquistare il quotidiano statunitense sono anche il centro storico, le ville patrizie del Sei e Settecento costruite sul ciglio della rupe, l’architettura normanna e quel rapporto quasi verticale tra abitato e mare che rende Tropea immediatamente riconoscibile. Il giudizio sulla bellezza della città è netto: il suo paesaggio e la sua architettura aristocratica vengono descritti come straordinariamente affascinanti.

Il lato meno lusinghiero: spritz bar, negozi per turisti e folla

È subito dopo, però, che il reportage cambia registro. Secondo la reporter, in piena estate la bellezza di Tropea finisce quasi soffocata dalla pressione turistica. Nel mirino entrano la proliferazione degli spritz bar, i negozi di ciabatte e souvenir, una ristorazione giudicata in alcuni casi poco autentica e la massa di visitatori che affolla il centro acquistando calamite e gadget.

Non è una bocciatura della città, quanto piuttosto la fotografia di una contraddizione: Tropea conserva una forza paesaggistica e monumentale eccezionale, ma nei momenti di maggiore affluenza può diventare difficile percepirla pienamente dietro la sovrapposizione di attività e consumi costruiti attorno al turismo di massa.

E infatti la narrazione torna quasi subito alla meraviglia. Poco prima di mezzanotte il centro è ancora gremito, mentre sulla spiaggia la folla scompare. Il promontorio di Santa Maria dell’Isola illuminato, la luna arancione sull’orizzonte e l’acqua ancora calda e trasparente accompagnano un bagno notturno che la giornalista racconta come uno dei momenti più intensi del viaggio.

Macrì: «Una visibilità importante, ma aumenta la nostra responsabilità»

È proprio questa doppia lettura del New York Times, tra consacrazione internazionale e rilievi critici, che il sindaco Giovanni Macrì sceglie di raccogliere.

«Il New York Times racconta una Costa degli Dei stratificata, affascinante, ricca di storia, cultura, mare, tradizioni e identità – sottolinea il primo cittadino –. Dentro questo racconto Tropea occupa una posizione centrale: per Santa Maria dell’Isola, per il centro storico, per l’architettura aristocratica, per il rapporto unico tra rupe e mare e per quella capacità di restare impressa negli occhi e nella memoria di chi arriva».

Per Macrì si tratta di una «visibilità importante e autorevole», ulteriore conferma del posizionamento internazionale raggiunto dalla destinazione. Ma essere osservati da una platea mondiale significa anche, sostiene il sindaco, dover prestare maggiore attenzione a ciò che il visitatore incontra una volta arrivato.

«Ogni dettaglio pesa: il paesaggio, la storia, il commercio, la mobilità, i servizi, la pulizia, il modo in cui si vive il centro storico. La reputazione non si difende soltanto promuovendo ciò che abbiamo di straordinario, ma governando ciò che rischia di indebolire la qualità percepita della destinazione».

«Una grande destinazione non può subire il proprio successo»

La risposta dell’Amministrazione alle osservazioni del giornale americano si concentra quindi soprattutto sul tema del decoro e sulla necessità di governare un successo turistico che negli ultimi anni ha portato Tropea a livelli di notorietà sempre maggiori.

«Vogliamo una Tropea viva, accogliente, elegante e ordinata, capace di soddisfare un ospite sempre più esigente e attento alla qualità dell’esperienza», afferma Macrì, richiamando il lavoro avviato su sicurezza, gestione dei flussi, regole e programmazione. Perché, aggiunge, «una grande destinazione non può subire il proprio successo, deve saperlo governare».

Il passaggio più significativo riguarda proprio l'immagine utilizzata dal New York Times di una Tropea soffocata dagli spritz bar. Macrì non la liquida come un’esagerazione né la considera una critica da respingere.

«È un tema che non ci piace e che coincide con le azioni già messe in campo dall’Amministrazione», afferma il sindaco, citando in particolare l’ordinanza che limita nelle ore notturne la vendita per asporto e il consumo sul suolo pubblico di bevande alcoliche e superalcoliche.

«Non contro la socialità, ma contro il consumo disordinato della città»

Il problema, secondo Macrì, non è la vita notturna in sé e neppure l’attività degli operatori che lavorano nel rispetto delle regole. È piuttosto il rischio che strade, vicoli, scalinate e belvederi vengano trasformati in spazi di consumo indistinto.

«Non siamo contro la socialità, né contro chi lavora bene. Siamo contro il consumo disordinato della città», ribadisce, indicando tra gli effetti da contrastare capannelli spontanei, bottiglie e bicchieri abbandonati, rifiuti e assembramenti impropri.

L’obiettivo dichiarato è mantenere Tropea viva anche fino a notte fonda, ma dentro «una cornice di rispetto, misura e responsabilità».

Ed è forse proprio qui che il reportage del New York Times assume per la città un valore che va oltre l’enorme ritorno promozionale. Essere raccontati al mondo significa vedere riconosciuta una bellezza ormai entrata nell’immaginario internazionale, ma anche essere osservati nelle proprie contraddizioni. Il giornale americano fotografa entrambe: una Tropea capace di regalare un bagno notturno quasi irreale ai piedi di Santa Maria dell’Isola e, poche ore prima, un centro storico nel quale l’enorme successo turistico rischia di mettere in secondo piano proprio ciò che rende la città unica.