Sezioni
19/06/2026 ore 06.15
Economia e Lavoro

I “Signori del vento” puntano al parco eolico dell’Angitola: 11 torri da 230 metri. L’avvocato Teti: «Assalto alla diligenza»

Il progetto risale al 2025 ed è ora nella fase istruttoria per il rilascio del via libera da parte del ministero. Coinvolti cinque comuni vibonesi e tre del Catanzarese. Il legale esperto di diritto ambientale: «Serve un modello alternativo»

di Stefano Mandarano

I “Signori del vento” non si fermano più e la Calabria rappresenta ormai un orizzonte strategico per i colossi internazionale dell’energia “green” che da tempo l’hanno individuata come contesto ideale per la proliferazione di impianti eolici, siano essi su terraferma oppure offshore. Secondo una recente stima sono più di 150 i progetti in fase di valutazione che riguardano la regione mentre si contano già 440 impianti eolici attivi, per una produzione energetica che incide per il 7 per cento sul dato nazionale (Fonte: Il Sole 24 Ore). Elementi che, in questi giorni, contribuiscono ad indurre il presidente Occhiuto ad invocare l’applicazione di tariffe territoriali per l’energia e meccanismi di compensazione proprio in considerazione del surplus produttivo che la Calabria esporta a beneficio di altri territori.

L’affare del vento

Sul piano economico si tratta di un business enorme per i grandi player del mercato: si pensi che una singola pala eolica – escludendo gli ulteriori profitti generati dal mercato dei Certificati verdi – arriva a fruttare circa 7 milioni di euro l’anno di ricavi, a fronte di una spesa che si aggira intorno a 1,5/2 milioni di euro per ogni singola installazione. In tale quadro l’area delle Serre Calabre - a cavallo tra le province di Vibo Valentia e Catanzaro - rappresenta un vero e proprio Eldorado verso il quale gli investitori puntano sempre di più il loro mirino. In questa zona si concentrano diversi progetti, in vari stadi di valutazione, alcuni dei quali pendenti da molti anni, che si propongono l’installazione di un centinaio di torri eoliche.

L’area dell’Angitola sempre più strategica

È di pochi giorni la notizia dell’accoglimento, da parte della Regione Calabria, dell’istanza presentata dalle amministrazioni interessate dal progetto “Piano del campo”: sei pale da 200 metri tra i comuni di Filadelfia, Monterosso, Polia e Maierato.

L’impianto eolico di Piano del campo non si farà: la Regione Calabria accoglie i rilievi di quattro comuni vibonesi

E proprio l’Angitolano torna al centro dell’attenzione per una richiesta, risalente all’inizio del 2025 e attualmente nella fase d’istruttoria tecnica per la Valutazione dell’impatto ambientale da parte del ministero dell’Ambiente. Si tratta del progetto “Parco eolico dell’Angitola” che prevede l’installazione di 11 aerogeneratori per una potenza complessiva di 66 MW, da realizzarsi nei comuni vibonesi di San Nicola da Crissa, Capistrano, Vallelonga e in quelli del versante catanzarese San Vito sullo Ionio, Chiaravalle Centrale e Torre Ruggiero. Le turbine saranno collegate tra loro attraverso un cavidotto in media tensione interrato che unirà l’impianto ad una sottostazione utente la cui ubicazione è prevista a San Nicola da Crissa. Da lì un ulteriore cavidotto interrato, attraversando il territorio di Maierato, si spingerà fino a Filogaso verso il punto di consegna Terna ubicato in prossimità dell’elettrodotto a 380 KW Maida-Rizziconi. E la vicinanza alla linea dell’alta tensione rappresenta, a ben vedere, l’elemento logisticamente decisivo nella scelta della collocazione dell’impianto, scelta che consente di ridurre sensibilmente le distanze e quindi i costi di trasporto dell’energia, minimizzandone la dispersione lungo il percorso.

Undici torri tra due aree protette

Il progetto si sviluppa dunque tra otto comuni e due province, in un territorio ricadente tra due aree protette, entrambe afferenti al Parco regionale naturale delle Serre: quella del lago Angitola, Oasi del Wwf e Zona umida di importanza internazionale secondo la Convenzione di Ramsar, e l’area montana, zona di notevole pregio dal punto di vista ambientale, storico-culturale e paesaggistico.

A proporre il progetto è la società Parco eolico dell’Angitola Srl, con sede a San Sostene, nel Catanzarese, ma nell’orbita di un gigante europeo del settore: la tedesca Wpd. Imponenti gli aerogeneratori modello Vestas V150-6,0 Mw: montano un rotore del diametro di 150 metri, prevedendo un’altezza al mozzo di 155 metri e un’altezza complessiva di 230 metri con una potenza nominale di 6,0 MW. Moltiplicato per undici.

L’impatto ambientale secondo i promotori

Nella presentazione dell’istanza per l’avvio del procedimento di valutazione dell’impatto ambientale, la società proponente ammette che «l’impatto maggiormente rilevante è attribuibile alla componente paesaggio, in virtù dell’ingombro visivo degli aerogeneratori». La modifica del paesaggio, tuttavia, risulterebbe «comunque accettabile ed attenuata dalle scelte di layout, dalla localizzazione dell’impianto e dalla morfologia del territorio circostante».

Sul piano delle opere accessorie, la società asserisce che «il bosco viene impegnato in maniera marginale, tutte le opere sono posizionate all’esterno delle aree boscate ad eccezione di alcune piste d’accesso ovvero opere temporanee che interessano marginalmente alcune alberature». Il numero di alberi da tagliare non viene quantificato, esso risulta genericamente «minimo e le specie intaccate non rientrano tra quelle di valore. Inoltre, a compensazione dei tagli, sono previsti interventi di ricostruzione di habitat su una superficie pari al doppio di quella interessata da tagli».

La Parco eolico dell’Angitola Srl minimizza dunque l’impatto ambientale prima di ammettere che «pur non ricadendo il progetto neppure parzialmente all’interno di aree naturali protette, gli impatti derivanti sulla sua attuazione potrebbero interferire con le are Zsc (Zone speciali di conservazione, ndr) lago dell’Angitola, lago Lacina e bosco Santa Maria.

Il punto di vista dell’avvocato Maurizio Fernando Teti

Abbiamo chiesto un parere all’avvocato Maurizio Fernando Teti, giurista specializzato in diritto dell’ambiente, che da anni si occupa di impianti per la produzione da fonti di energia rinnovabile e segue enti, amministrazioni pubbliche e società che operano nel settore energetico. Si tratta dello stesso legale cui si sono rivolte le amministrazioni interessate dal Progetto “Piano del campo” e che attualmente segue anche sei dei Comuni interessati dal progetto Parco dell’Angitola nonché altri Comuni nei cui territori ricadono ulteriori progetti.

Al di là delle rassicurazioni fornite dai promotori, quali sono le reali incidenze degli impianti eolici sulle aree montane e premontane della Calabria?

«Il rischio principale percepito da molte comunità locali, soprattutto interne, è che una crescita incontrollata di impianti industriali eolici possa compromettere irreversibilmente il paesaggio, alterando conseguentemente la vocazione turistica e naturalistica dell’area. Il tema però non riguarda soltanto l’aspetto paesaggistico, ovvero l’impatto visivo e la percezione delle pale eoliche, ma entrano in gioco anche la realizzazione di infrastrutture stradali e di opere accessorie, l’alterazione degli ecosistemi forestali e la frammentazione degli habitat naturali, gli effetti diretti ed indiretti sul turismo ambientale ed esperienziale, ed ancora il consumo del suolo e la trasformazione irreversibile del contesto rurale, che non va dimenticato rappresenta il segno storico-culturale delle aree interne calabresi. Basta pensare a quello che è accaduto in Puglia, allorquando qualche decennio fa la Regione decise di investire sul recupero delle masserie, ed oggi quel modello costituisce un potente attrattore turistico-economico riconosciuto in tutto il mondo».

Siamo di fronte a due modelli inconciliabili, quindi?

«Un’operazione simile a quella pugliese, di recupero e valorizzazione degli elementi storico-identitari delle nostre aree montane, accompagnata da adeguate politiche di investimenti e sostegno, può rappresentare una nuova sfida di rigenerazione culturale e rilancio territoriale a beneficio delle comunità. Diversamente, installare pale eoliche sul presupposto di un’ineluttabile transizione energetica decisa sui tavoli internazionali e senza considerare le specificità locali, vorrà dire preferire ad un modello di sviluppo culturale uno industriale».

Qual è la posizione dei Comuni interni delle province di Catanzaro e Vibo rispetto ai progetti che incombono sui territori?

«Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un vero e proprio “assalto alla diligenza”. Numerose sono state le domande autorizzative per impianti eolici da localizzare nell’area delle Serre, di fronte alle quali si sono tuttavia registrate ferme prese di posizione di amministratori, associazioni e rappresentanti istituzionali che chiedono maggiore attenzione alla pianificazione territoriale e alla tutela dell’ambiente. Nel 2022, la ferma ed unitaria opposizione dei comuni di Monterosso Calabro, Polia e Capistrano, ha favorito il respingimento da parte della Regione Calabria di un impianto (“Il Carbonaio”) che mirava ad installare pale eoliche all’interno della faggeta di Monte Coppari. Solo qualche giorno addietro gli uffici regionali hanno dichiarato improcedibile la domanda di una società altoatesina che voleva impiantare sei pale eoliche all’interno dei territori ricadenti nei comuni di Polia e Filadelfia (“Piano del Campo”), con opere accessorie in quelli di Maierato, Monterosso e Filogaso. Anche in questo caso la contrarietà delle amministrazioni locali, unitamente a quella dell’ente Parco delle Serre, ha portato al rigetto di una proposta progettuale che avrebbe inferto un colpo decisivo ai processi di sviluppo verde di quelle aree. Al momento, altri progetti, il più delle volte confliggenti tra loro e con quelli già esistenti, risultano in corso di valutazione presso il ministero dell’Ambiente ed incombono sull’area delle Serre, tra le province di Catanzaro e Vibo Valentia. Negli ultimi anni, in particolare, si è registrata una massima concentrazione di domande per impianti eolici di grandi dimensioni nei comuni di Chiaravalle Centrale, Torre di Ruggiero, San Vito sullo Jonio, Petrizzi, Capistrano, Filogaso, Maierato, Monterosso Calabro, Polia, Vallelonga ed altri».

In tale contesto qual è il ruolo del Parco Naturale delle Serre?

«In questo quadro il comprensorio delle Serre calabresi, sia per la sua collocazione nel centro della Calabria, che per le caratteristiche di raccordo e di continuità territoriale ed ecologica con i Parchi nazionali della Sila e dell’Aspromonte, assume un ruolo strategico e si trova oggi al centro di un delicato equilibrio tra sviluppo energetico e tutela del paesaggio. L’area delle Serre rappresenta uno dei contesti naturalistici più importanti del Sud Italia. Boschi secolari, biodiversità, paesaggi montani, itinerari religiosi e culturali, produzioni agroalimentari identitarie e turismo lento costituiscono gli elementi distintivi di un territorio che negli ultimi anni sta tentando di costruire un modello alternativo di sviluppo, basato sulle risorse naturali e sulla valorizzazione ambientale. In tal senso vanno alcune iniziative virtuose, quali la “Ciclovia dei Parchi della Calabria”, il Cammino “Kalabria Coast to Coast” ed altre ancora, che impongono scelte politiche e legislative di salvaguardia del patrimonio naturalistico dell’area».

Un modello economico diametralmente opposto…

«Siamo agli antipodi. Non va infatti dimenticato che, negli ultimi anni si è consolidata l’idea che il capitale naturale del territorio - boschi, acqua, biodiversità, sentieristica, produzioni tipiche - possa rappresentare la base di un’economia sostenibile fondata su ecoturismo, enogastronomia di qualità e turismo immersivo ed esperienziale. Ormai lo stesso dibattito pubblico sul futuro delle Serre evidenzia come il valore paesaggistico sia oggi percepito non solo come bene culturale, ma anche come asset economico strategico. In tale prospettiva, la pianificazione energetica dovrebbe integrarsi con una visione territoriale complessiva, evitando interventi incompatibili con le caratteristiche identitarie dell’area. In tale ottica il Parco naturale regionale delle Serre potrà a mio avviso svolgere un ruolo decisivo nella costruzione di un nuovo modello di sviluppo “green” e nella definizione di criteri di compatibilità paesaggistica ed ecologica per gli impianti energetici. Occorre, dunque, individuare con chiarezza le aree compatibili con gli impianti di produzione energetica e quelle invece incompatibili da preservare integralmente per ragioni ambientali, paesaggistiche o turistiche».

Qual è la posizione delle amministrazioni coinvolte nel cosiddetto Parco eolico dell’Angitola?

«Per tale proposta progettuale, allo stato pendente in fase di istruttoria al ministero dell’Ambiente, assisto le amministrazioni comunali di Capistrano, Chiaravalle, Filogaso, San Vito sullo Jonio, Torre di Ruggiero e Vallelonga. I Comuni da me rappresentati hanno inviato al Mase le proprie Osservazioni tecniche, manifestando la contrarietà alla realizzazione dell’opera. Dall’analisi della documentazione progettuale sono emersi effetti negativi, diretti ed indiretti, sulle componenti ambientali, paesaggistiche, vegetazionali ed avifaunistiche del territorio oggetto di intervento. Secondo gli Enti, inoltre, l’impianto, oltre a confliggere con altri esistenti e/o addirittura a sovrapporsi con altri ancora il cui iter è allo stato giacente presso gli uffici ministeriali, aggraverebbe ancor di più il cosiddetto “effetto selva” (che già si registra nell’area), per la presenza cumulativa degli aerogeneratori operanti e di altri ancora che potrebbero essere autorizzati, aumentando a dismisura, nell’area di pochissimi chilometri la presenza di oltre un centinaio di pale che potrebbero vedere la luce a conclusione dei vari procedimenti istruttori».

È un paradosso per una transizione ecologica che dovrebbe tutelare l’ambiente nel suo insieme…

«Da questo punto di vista l’incidenza ambientale e l’impatto paesaggistico dell’opera sarebbero alquanto significativi e soprattutto produrrebbero una modifica percettiva irreversibile dell’intero territorio dell’Angitola. A ciò si aggiunga che gran parte dei Comuni coinvolti nel presente progetto hanno inteso aderire al Parco delle Serre, il cui iter di perfezionamento è in corso di completamento. Se tale impianto dovesse essere autorizzato, ci troveremmo di fronte al paradosso dell’installazione di infrastrutture ed opere varie all’interno, e/o immediatamente a ridosso, di un’area naturale protetta, nata per salvaguardare il patrimonio ambientale, l’habitat naturale, le biodiversità e le specie animali, e non certo per ospitare pale alte oltre 200 metri».

C’è la possibilità che da questa “crisi” nascano delle opportunità?

«In questo panorama le Serre calabresi ed in particolare l’area che si affaccia sul Lago Angitola, possono certamente rappresentare un modello innovativo di equilibrio tra sostenibilità ambientale, tutela del paesaggio ed energie rinnovabili. Tale processo di costruzione strategica dovrà tenere necessariamente conto dei territori e degli enti ambientali, privilegiando modelli energetici compatibili che considerino il paesaggio non come ostacolo, ma come infrastruttura economica e culturale del futuro. La transizione ecologica, infatti, sarà davvero sostenibile se saprà tenere conto dei tratti identitari dei luoghi e trasformare la tutela dell’ambiente in motore di concreta crescita sociale, culturale ed economica».