Fotovoltaico agli Scrisi, il Pd chiede di rivedere il progetto: «La transizione energetica non sacrifichi il suolo agricolo»
La Federazione provinciale invoca una pianificazione più attenta del territorio e indica come priorità aree già compromesse, capannoni e siti industriali per ospitare i grandi impianti. Oggi il confronto pubblico a Maierato
Anche il Partito democratico della provincia di Vibo Valentia interviene sul progetto agrivoltaico “Pizzo-Vinci”, chiedendo che la produzione di energia rinnovabile venga conciliata con la tutela della Piana degli Scrisi, del grano antico Rosìa e delle aziende agricole che operano nell’area.
La posizione della Federazione provinciale non si traduce in una contrarietà pregiudiziale alle fonti pulite. Il Pd definisce infatti la transizione energetica una «priorità strategica ineludibile», ma esprime forti riserve sulle caratteristiche dell’intervento proposto dalla Fri-El Spa. Secondo il partito, il progetto non sembrerebbe garantire, allo stato attuale, una convivenza effettiva tra la produzione di energia e la prosecuzione delle coltivazioni.
Il Pd si inserisce così nel confronto pubblico nato dopo che IlVibonese.it ha reso noto per primo il progetto all’opinione pubblica, esaminando la documentazione pubblicata sul portale della Regione Calabria. L’inchiesta del nostro giornale, pubblicata il 14 luglio, ha fatto emergere dimensioni, localizzazione e caratteristiche dell’opera, fino ad allora confinata negli atti della procedura autorizzativa. Da quel momento si sono susseguite le prese di posizione di agricoltori, amministrazioni, organizzazioni di categoria e associazioni ambientaliste.
Il progetto Pizzo-Vinci
L’impianto dovrebbe sorgere in contrada Vinci-Perrone, nel territorio comunale di Pizzo e a ridosso del confine con Maierato. Le opere necessarie alla connessione con la rete elettrica coinvolgerebbero anche Sant’Onofrio e Filogaso.
Il Pd provinciale fa riferimento a un intervento destinato a interessare complessivamente circa 100 ettari nei quattro comuni. La documentazione progettuale esaminata da IlVibonese.it indica, più precisamente, un’estensione superiore ai 73 ettari per il parco fotovoltaico, ai quali si aggiungono le aree attraversate dal cavidotto e interessate dalle altre infrastrutture di collegamento.
Il progetto presentato dalla Fri-El Spa prevede una potenza nominale di 45 megawatt, con l’installazione di 61.608 moduli fotovoltaici montati su inseguitori monoassiali. La produzione annua stimata è di circa 79,4 milioni di kilowattora, teoricamente sufficienti a soddisfare il fabbisogno di oltre 44mila famiglie. È previsto inoltre un sistema di accumulo a batterie da 15 megawatt, mentre l’investimento dichiarato ammonta a circa 45 milioni di euro.
Nel piano agronomico viene prospettata la prosecuzione, tra le file dei pannelli, di coltivazioni come frumento tenero, avena, orzo ed erbai destinati alla produzione di foraggio. Le stesse relazioni precisano però che la componente energetica è quella principale e che l’attività agricola dovrà essere adattata al funzionamento dell’impianto, senza poter garantire le stesse rese di un terreno utilizzato esclusivamente per le coltivazioni.
La posizione del Pd
È proprio sulla reale compatibilità tra queste due attività che si concentra l’intervento del Partito democratico. La transizione energetica, sostiene la Federazione provinciale, può produrre risultati duraturi soltanto se viene armonizzata con «l’identità, la storia e la vocazione economica dei territori coinvolti».
La Piana degli Scrisi viene descritta come un presidio agricolo di prim’ordine, caratterizzato dalla presenza di aziende attive da generazioni e da produzioni che rappresentano una parte dell’identità economica e culturale del comprensorio compreso tra Maierato e Pizzo.
Tra queste figura il grano antico Rosìa, varietà già iscritta nel Registro regionale della Biodiversità agraria e recentemente riconosciuta dal ministero dell’Agricoltura tra le varietà italiane da conservazione. Il primo articolo con cui IlVibonese.it ha rivelato l’esistenza del progetto aveva evidenziato proprio il contrasto tra la tutela istituzionale accordata al cereale e la trasformazione prevista nei terreni che costituiscono il cuore della sua produzione.
Per il Pd, qualsiasi intervento di queste dimensioni richiede quindi «un’analisi rigorosa e approfondita», capace di valutare le conseguenze sul suolo fertile e sul lavoro svolto nel corso dei decenni dalle aziende agricole locali.
Prima le aree industriali e già compromesse
Il primo principio indicato dalla Federazione provinciale riguarda la localizzazione dei grandi impianti. Secondo il partito, il fotovoltaico dovrebbe trovare spazio prioritariamente nelle zone industriali dismesse, nei terreni da bonificare, nelle aree già compromesse e sulle coperture di edifici e capannoni.
Una scelta che consentirebbe di aumentare la produzione di energia rinnovabile senza sottrarre superfici all’agricoltura di pregio. Il Pd non mette dunque in discussione gli obiettivi della transizione ecologica, ma chiede che questi vengano perseguiti attraverso una pianificazione territoriale capace di distinguere tra terreni produttivi e aree che hanno già perduto la propria funzione originaria.
Una posizione che presenta diversi punti di contatto con quelle espresse nelle ultime settimane dal Gal Terre Vibonesi, dal Distretto del Cibo, da Coldiretti, Cia, Confconsumatori, Wwf, Archeoclub e dall’Ordine provinciale degli Agronomi. Anche il Comune di Maierato ha formalizzato attraverso una delibera di Giunta il proprio parere «nettamente negativo», sostenendo che il progetto sia incompatibile con la vocazione agricola e paesaggistica della zona.
I dubbi sull’agrivoltaico previsto
Il secondo punto posto dal Pd riguarda la natura stessa del progetto. Il partito riconosce che sui terreni agricoli possa essere valutato l’agrivoltaico avanzato, ma soltanto quando venga garantita una «reale ed effettiva convivenza» tra la produzione di energia e la coltivazione.
È questa la condizione che, secondo la Federazione provinciale, non sembrerebbe caratterizzare il progetto Pizzo-Vinci. Il Pd non approfondisce nella nota gli elementi tecnici sui quali basa tale valutazione, ma richiama implicitamente il contenuto delle relazioni progettuali, nelle quali l’attività agricola viene definita secondaria rispetto a quella energetica.
La presa di posizione arriva dopo il contributo fuori dal coro dell’agronomo Michele Lombardi, già presidente dell’Ordine provinciale, che aveva invece difeso l’impianto sostenendo che si tratti di agrivoltaico avanzato e non di fotovoltaico tradizionale. Secondo Lombardi, i pannelli elevati consentirebbero la prosecuzione delle coltivazioni e potrebbero offrire alle imprese agricole un’integrazione di reddito.
Fotovoltaico agli Scrisi, l’agronomo Lombardi rompe il fronte del no: «I pannelli non sottrarranno i terreni alle coltivazioni»Il Pd si colloca su una linea differente: non esclude in assoluto la possibilità di produrre energia nei terreni agricoli, ma ritiene che la qualificazione formale di un progetto come agrivoltaico non sia sufficiente. Occorrerebbe dimostrare che l’agricoltura rimanga realmente praticabile e non venga subordinata alle necessità dell’impianto energetico.
Il confronto pubblico a Maierato
Per approfondire le conseguenze economiche e ambientali dell’opera, una delegazione della Federazione provinciale del Pd parteciperà oggi, 24 luglio, alle ore 16.30, all’assemblea pubblica convocata nel Centro di aggregazione sociale di Maierato.
Il partito annuncia che sarà presente per ascoltare cittadini, produttori e amministratori locali, ribadendo la volontà di accompagnare il territorio verso decisioni condivise e rispettose del patrimonio agricolo.
La partecipazione all’incontro amplia ulteriormente il confronto generato dall’inchiesta di IlVibonese.it. Nel giro di pochi giorni, il progetto è passato dall’essere una pratica consultabile sul portale regionale a diventare una delle principali questioni politiche e ambientali del Vibonese, sulla quale organizzazioni agricole, associazioni, professionisti e partiti chiedono ora verifiche approfondite prima che l’iter autorizzativo prosegua.