Fagiolini a 8 euro, caro carburante e siccità svuotano le tasche dei vibonesi: una giornata al mercato ortofrutticolo
VIDEO | Frutta e verdura sui banchi, pochi clienti e i prezzi che salgono. Intanto in commercianti aspettano ancora la fine dei lavori nella sede coperta di via delle Clarisse: «Siamo qui da quattro anni, che piova o facciano 40 gradi»
È una giornata di sole al parcheggio della scuola Don Bosco di Vibo Valentia. Sui banchi ci sono cassette di pomodori, uva, fagiolini, castagne, frutta di stagione e verdure. I colori non mancano, così come i prodotti coltivati nelle campagne della provincia. A mancare, almeno durante la mattinata, sono soprattutto i clienti.
«Qui bisogna venire di sabato, quando c’è il mercato settimanale. C’è tanta gente che viene ad acquistare i nostri prodotti», racconta con orgoglio una commerciante.
Quella del Don Bosco, però, resta una sistemazione provvisoria. Il mercato ortofrutticolo si trova qui da quando sono iniziati i lavori per la messa in sicurezza del mercato coperto in via delle Clarisse - a maggio del 2023 per un importo di euro 1.815.000 - dove dovrebbe tornare l’attività degli ambulanti e dei produttori. Il trasferimento era atteso proprio in questi giorni, ma una infiltrazione di acqua piovana dal tetto ha fatto slittare l’apertura della storica sede.
Per chi lavora tra cassette e banconi, il rischio è quindi quello di affrontare un altro inverno all’aperto. «Siamo qui da due anni e mezzo», racconta una contadina.
«Siamo qui all’acqua e al vento», aggiunge un’altra sua collega. E le giornate di pioggia, dice, diventano particolarmente complicate: «Bisogna venire un giorno di pioggia per vedere in che condizioni lavoriamo».
Il maltempo non significa soltanto disagio. Ci sono anche i costi. «Questo è il terzo ombrellone che compro, 600 euro per volta, perché il vento lo rompe».
I prezzi e la siccità
Tra i banchi si parla anche di prezzi. Il prodotto locale resta una delle ragioni per cui i clienti continuano a frequentare il mercato: qui si compra direttamente dai produttori e, in molti casi, si riesce ancora a trovare merce a prezzi convenienti.
Ma anche il chilometro zero non è rimasto fuori dall’aumento dei costi. La siccità e il caldo hanno inciso sulla produzione e sulla disponibilità di alcuni prodotti. Poi c’è l’aumento vertiginoso dei carburanti che fanno crescere il costo del trasporto. Alla fine, tutti ricade sui consumatori.
Ieri mattina, ad esempio, i fagiolini arrivavano a 8 euro al chilo, le castagne a 6 euro al chilo.
Un altro produttore racconta di una stagione difficile: «Quest’anno abbiamo avuto una produzione molto problematica, pochissimo prodotto, di fronte a investimenti sproporzionati per quello che abbiamo realizzato. Però è il nostro lavoro e dobbiamo continuare».
«Qui trovo prodotti genuini»
Dall’altra parte dei banconi ci sono i clienti. Pochi, durante la mattinata, ma alcuni arrivano con le borse già pronte per la spesa. «Acquisto al mercato perché trovo prodotti migliori, più genuini rispetto ai supermercati», racconta un cliente. Ma anche lui nota l'aumento dei prezzi: «I costi sono estremamente aumentati ultimamente».
Una pensionata fa i conti con quello che può permettersi. «Con la pensione che prendo non riesco nemmeno a pagare le bollette», racconta. Poi guarda la spesa e fa qualche confronto: «Ieri sono andata a comprare i pomodori a 2 euro al chilo. Quella è una cosa che si può acquistare. Ma il resto sono 8 euro, 12 euro».
I fagiolini, a 8 euro al chilo, questa volta sono rimasti sul banco. «Ne volevo prendere, però costano troppo».
C’è anche chi, invece, riesce a fare una piccola spesa spendendo poco. Un cliente mostra pomodori e uva nera appena acquistati: «Ho pagato 2 euro». La quantità, precisa, era sufficiente per un grappolo d’uva e qualche pomodoro per l’insalata.
Il motivo per cui torna al mercato è soprattutto uno: «Sono prodotti del territorio». E poi, aggiunge sorridendo, «e mi fanno pure gli sconti».
L'attesa per le Clarisse
Mentre la mattinata scorre tra acquisti, cassette da sistemare e qualche trattativa sul prezzo, resta sullo sfondo la questione della sede.
Per i produttori il ritorno alle Clarisse significherebbe soprattutto poter lavorare in una struttura adeguata, senza dover fare i conti ogni inverno con pioggia, vento e ombrelloni da sostituire.
Vibo, il mercato ortofrutticolo “provvisorio” resiste tra freddo e attese: «Qui da un anno e mezzo. Quando torneremo al coperto?»