Eolico nelle Serre, la Regione ricorre al Consiglio di Stato dopo la protesta: si riapre la partita sulle pale che minacciano il cammino Kalabria Coast to Coast
Dopo il presidio del 9 ottobre alla Cittadella e l'impegno assunto dal vicepresidente Mancuso, arriva l'appello contro la sentenza del Tar favorevole al progetto. Soddisfatte le associazioni, che temono gravi conseguenze per il turismo lento e il celebre itinerario escursionistico da Soverato a Pizzo
La mobilitazione dei sindaci vibonesi, delle associazioni ambientaliste e degli operatori turistici delle Serre ha ottenuto il risultato atteso: la Regione Calabria ha impugnato davanti al Consiglio di Stato la sentenza del Tar di Catanzaro che aveva riaperto la strada alla realizzazione del parco eolico di San Vito sullo Ionio. Una decisione che arriva dopo settimane di proteste e, soprattutto, dopo il presidio del 9 ottobre davanti alla Cittadella regionale, al quale avevano preso parte circa 200 manifestanti e aderito oltre 40 sindaci, tra cui numerosi primi cittadini del Vibonese.
A darne notizia sono il Movimento Terra e Libertà Calabria, Italia Nostra Calabria, Italia Nostra Soverato/Guardavalle e il Coordinamento regionale Controvento, che accolgono con soddisfazione il cambio di posizione della Regione. Il ricorso non chiude la vicenda giudiziaria né determina automaticamente lo stop definitivo all'impianto, ma rappresenta un passaggio importante per quanti si oppongono alla realizzazione delle grandi torri eoliche in un'area di particolare pregio naturalistico, a ridosso del Parco regionale delle Serre.
Dalla protesta dei sindaci vibonesi al ricorso della Regione
La decisione assume particolare rilievo alla luce di quanto accaduto nelle scorse settimane. All'inizio di ottobre era emerso l'orientamento dell'Avvocatura regionale di non presentare appello contro la sentenza favorevole alla società Parco eolico San Vito Srl. Una posizione che aveva alimentato la mobilitazione di amministratori locali, associazioni e cittadini.
Il 9 ottobre, durante la manifestazione alla Cittadella, una delegazione era stata ricevuta dal vicepresidente della Giunta regionale Filippo Mancuso, che si era impegnato a verificare la possibilità di promuovere il ricorso. Tra i protagonisti della protesta anche il sindaco di Serra San Bruno, Alfredo Barillari, insieme ai rappresentanti dei Comuni di Polia e Monterosso Calabro, con adesioni arrivate anche da Brognaturo e Mongiana.
Barillari aveva richiamato la Regione alla coerenza con il modello di sviluppo turistico promosso attraverso il marchio Calabria Straordinaria, sottolineando come la salvaguardia del paesaggio costituisca una condizione essenziale per il futuro economico dei territori montani.
A distanza di alcune settimane, quell'impegno politico si è dunque tradotto, secondo quanto comunicato dalle associazioni, nella presentazione dell'appello al Consiglio di Stato.
In gioco anche il futuro del cammino che unisce Soverato a Pizzo
Sebbene il progetto ricada amministrativamente nel territorio di San Vito sullo Ionio, in provincia di Catanzaro, le sue conseguenze riguardano direttamente anche il Vibonese. Al centro delle preoccupazioni c'è infatti il Kalabria Coast to Coast, il cammino escursionistico ideato da Kalabria Trekking che attraversa le Serre collegando la costa ionica di Soverato a quella tirrenica di Pizzo.
Un itinerario che negli anni è diventato un'opportunità economica per strutture ricettive, guide, cooperative e attività commerciali dei borghi attraversati. Secondo le associazioni firmatarie della nota, il percorso richiama migliaia di turisti all'anno e contribuisce al sostentamento di decine di famiglie.
L'installazione delle pale eoliche lungo il tracciato, sostengono gli oppositori, rischierebbe di comprometterne il valore paesaggistico e l'attrattività turistica. Un timore che riguarda anche i territori vibonesi attraversati dal cammino e il suo punto d'arrivo a Pizzo.
Il progetto ha alle spalle una lunga vicenda amministrativa. Presentato nel 2006 e autorizzato nel 2009, nella configurazione più recente prevede 14 aerogeneratori alti circa 140 metri, per una potenza complessiva di circa 50 megawatt. Nel 2024 la Regione aveva dichiarato la decadenza del titolo autorizzativo, ma la società proponente aveva impugnato il provvedimento davanti al Tar, ottenendo una sentenza favorevole il primo aprile scorso.
Le associazioni: «La mobilitazione civile e seria paga»
Per le quattro organizzazioni che hanno diffuso la nota, il ricorso rappresenta una prima risposta alle richieste avanzate durante le manifestazioni del 2 agosto al Lago Acero e del 9 ottobre alla Cittadella regionale, oltre che nelle numerose assemblee pubbliche organizzate sul territorio.
«La mobilitazione civile e seria paga», sottolineano le associazioni, che vedono nella decisione regionale la dimostrazione di come cittadini, amministratori e realtà associative possano incidere sulle scelte istituzionali.
Il coordinamento ambientalista esprime inoltre preoccupazione per il rischio che territori di elevato valore ambientale vengano destinati a grandi insediamenti energetici senza adeguate ricadute economiche sulle comunità locali. Una posizione che si inserisce nel dibattito più ampio sulla compatibilità tra produzione di energia rinnovabile, tutela del paesaggio e sviluppo del turismo sostenibile.
La partita resta aperta e sarà ora il Consiglio di Stato a pronunciarsi. Per i sindaci delle Serre e per quanti hanno partecipato alla mobilitazione, intanto, arriva un primo risultato concreto.