Bivona, pescatori e Coldiretti a confronto: nodi aperti tra costi, quote tonno e futuro del comparto
Dalla modifica delle perimetrazioni marine alle criticità su carburante, infrastrutture e accesso alle risorse, emerge la richiesta di politiche più attente alle imprese locali
Alla Tonnara di Bivona un confronto tra pescatori e rappresentanti di Coldiretti Pesca riporta al centro il tema della rappresentanza e delle condizioni del comparto ittico lungo la costa tirrenica calabrese.
L’incontro ha riunito esponenti dell’organizzazione e operatori della marineria locale, prendendo le mosse da un risultato rivendicato come significativo: la rettifica introdotta dal Decreto del Ministero dell’Agricoltura n. 0123684 del 13 marzo 2026, che interviene sulle coordinate fissate dal precedente provvedimento del 2020.
Secondo quanto emerso, si tratta di una correzione attesa da anni, che «pone rimedio a una errata perimetrazione che aveva prodotto effetti distorsivi e penalizzanti per la pesca locale», con ricadute sia sull’area prospiciente Amantea sia su una porzione di fondali del Golfo di Sant’Eufemia considerata strategica per le attività della marineria.
Nel corso del confronto è stato evidenziato come «questa rettifica dimostra che solo una rappresentanza organizzata, competente e presente nei luoghi decisionali può ottenere risposte concrete per i pescatori», ribadendo il ruolo dell’organizzazione come interlocutore nei rapporti con le istituzioni.
Le criticità del comparto
Il dialogo si è poi spostato sulle questioni strutturali del settore. Tra i temi affrontati, la sicurezza delle infrastrutture portuali, la gestione dei rifiuti e degli attrezzi dismessi, oltre alla distribuzione delle quote di pesca del tonno.
Su quest’ultimo punto è stata sottolineata la necessità che le quote «diventino una reale opportunità anche per le imbarcazioni della piccola pesca artigianale», evidenziando uno squilibrio che continua a penalizzare le realtà più piccole.
Al centro del confronto anche la tenuta economica delle imprese, messa sotto pressione dall’aumento dei costi di produzione, a partire dal carburante, e la richiesta di politiche pubbliche in grado di accompagnare il settore verso una transizione sostenibile «senza scaricare i costi sugli operatori».
Le proposte e le prospettive
Nel corso dell’incontro sono state illustrate alcune delle azioni già avviate e delle proposte su cui si concentra l’attività dell’associazione. Tra queste, la vendita diretta e la valorizzazione del pescato locale, indicata come uno strumento per «ridare redditività al lavoro dei pescatori», insieme allo smaltimento organizzato degli attrezzi.
Altro nodo affrontato riguarda la normativa regionale sull’ittiturismo, per la quale è stata avanzata la richiesta di una revisione «coerente con le esigenze delle imprese e dei territori costieri».
Il ruolo della rappresentanza
A emergere con forza nel corso del confronto è stata la necessità di rafforzare il legame tra pescatori e organizzazione. Negli interventi conclusivi è stato ribadito come «superare l’isolamento dei singoli e costruire una rappresentanza sempre più unita e consapevole» rappresenti una condizione essenziale.
Una partecipazione attiva, è stato sottolineato, viene considerata decisiva «per affrontare non solo le urgenze quotidiane e i rapporti con le istituzioni, ma anche le grandi sfide strategiche che attendono la pesca calabrese: tutela delle risorse, dignità del lavoro, futuro delle comunità costiere».