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07/08/2026 ore 17.46
Economia e Lavoro

Ance Vibo sull’intimidazione al presidente regionale: «Colpita non solo un’impresa ma la libertà e il futuro della Calabria»

Il presidente provinciale dell’associazione Domenico Ceravolo esprime solidarietà a Roberto Rugna, numero uno di Ance Calabria, la cui azienda ha subito il danneggiamento di più mezzi nella notte. «Di fronte alla violenza il sistema delle imprese deve rispondere unito, con fermezza e senza arretramenti»

di Redazione
I danni subiti dall'azienda di Rugna

«La devastazione dei mezzi dell’Italiana Gas nel cantiere del lungomare di Schiavonea rappresenta un episodio di inaudita gravità, che suscita indignazione e impone una condanna netta, senza riserve. Quando la violenza entra in un cantiere e tenta di fermare il lavoro di un’impresa, non siamo più davanti a un fatto che riguarda soltanto chi lo ha subito. Viene colpito un principio fondamentale: la libertà di lavorare e di fare impresa nella propria terra senza subire intimidazioni o condizionamenti». Lo dichiara Domenico Ceravolo, presidente di Ance Vibo Valentia, esprimendo, a nome dell’associazione e di tutte le imprese aderenti, la più convinta solidarietà e vicinanza a Roberto Rugna, presidente di Ance Calabria, all’Italiana Gas S.r.l., ai suoi lavoratori e alle loro famiglie. Nella notte ignoti hanno distrutto tutti i mezzi della società che da quasi quarant'anni opera nei settori delle opere civili, delle infrastrutture, delle grandi costruzioni e della gestione delle reti di distribuzione di acqua e gas.

«Distruggere nella notte i mezzi necessari a realizzare un’opera pubblica – prosegue Ceravolo – significa tentare deliberatamente di interrompere il lavoro, compromettere investimenti, mettere in difficoltà un’impresa e le persone che da quell’attività traggono occupazione e reddito. È un gesto vile, tanto più grave perché colpisce un’azienda che da quasi quarant’anni opera nel nostro territorio e contribuisce, attraverso infrastrutture e opere pubbliche, alla crescita delle nostre comunità».

Per Ceravolo, quanto accaduto pone una questione che supera i confini della singola vicenda aziendale. «Non possiamo e non dobbiamo considerare episodi come questo un rischio ordinario del fare impresa in Calabria. Sarebbe un errore gravissimo. Non può esistere alcuna assuefazione alla violenza, all’intimidazione o al tentativo di condizionare l’attività economica. Accettare anche soltanto culturalmente questa idea significherebbe rassegnarsi a una Calabria nella quale chi crea lavoro e sviluppo deve mettere in conto di pagare un prezzo ulteriore per esercitare un diritto fondamentale. Questo non è accettabile».

«Ogni mezzo distrutto, ogni cantiere fermato, ogni imprenditore intimidito produce un danno che va ben oltre il suo valore economico. Significa scoraggiare gli investimenti, indebolire la fiducia, rendere più difficile creare occupazione e compromettere la capacità del nostro territorio di crescere. Per questo, quando viene attaccata un’impresa sana, è l’intero sistema economico e sociale che deve sentirsi chiamato in causa», aggiunge.

Il presidente di Ance Vibo Valentia richiama quindi la necessità di una risposta forte e unitaria del mondo delle imprese e delle istituzioni. «A Roberto Rugna va la nostra vicinanza personale e istituzionale, ma soprattutto va un messaggio molto chiaro: non è solo. La determinazione con la quale ha affermato la volontà di continuare a lavorare e a investire rappresenta la risposta più forte e più dignitosa a chi immagina di poter imporre con la violenza la propria presenza sul territorio. Oggi attorno all’Italiana Gas deve esserci l’intero sistema Ance e, con esso, tutta la parte sana e produttiva della Calabria».

«Confidiamo pienamente nell’azione delle forze dell’ordine e della magistratura e auspichiamo che venga fatta rapidamente piena luce sull’accaduto, individuandone responsabili, natura e finalità. Ma alla risposta dello Stato deve affiancarsi una reazione civile altrettanto chiara: istituzioni, associazioni, imprese e comunità devono far sentire senza esitazioni da quale parte stanno». E ancora: «La Calabria non può consentire che la paura diventi un fattore con cui un imprenditore debba fare i conti quando decide se investire, assumere, aprire un cantiere o partecipare alla realizzazione di un’opera pubblica. Qui è in gioco una parte essenziale della libertà e del futuro economico della nostra regione».

«Per questo – conclude Ceravolo – oggi non esprimiamo soltanto solidarietà. Affermiamo una posizione. Ance Vibo Valentia sarà sempre al fianco delle imprese che lavorano nel rispetto delle regole e di chi, ogni giorno, sceglie di costruire sviluppo attraverso il lavoro. Chi pensa di poter fermare questo percorso attraverso la violenza deve sapere che troverà di fronte a sé un sistema imprenditoriale unito, consapevole e determinato a non arretrare. La Calabria che lavora, produce e costruisce non può e non deve cedere terreno alla Calabria delle intimidazioni».