Vibo Marina, l'ultima promessa della donna capobarca: l'antica ancora che custodiva ora rivive nel Museo della Tonnara di Bivona
Silvia De Leonardo aveva trascorso quarant'anni sulle barche da pesca, crescendo nove figli. Prima di morire aveva espresso il desiderio di donare al museo quel pezzo di storia della marineria vibonese. La famiglia ha rispettato la sua volontà
Le ancore erano posizionate, prima della demolizione della Tonnara di Vibo Marina, sulla spiaggia, a centinaia, allineate come tanti soldatini di piombo, pronte ad essere calate in mare all’inizio della stagione di pesca. Dopo la chiusura della “Loggia” di via Emilia, erano rimaste per molto tempo sull’arenile, poi molte sono scomparse, disperse o finite chissà dove. Ma una è sopravvissuta alla dispersione, silenziosa testimonianza di un mondo che rischiava di essere dimenticato.
La custodiva gelosamente Silvia De Leonardo, una donna che aveva trascorso la vita sul mare e che aveva compreso, prima di tanti altri, che la memoria della pesca non appartiene soltanto alle famiglie dei pescatori, ma all’intera comunità.
Silvia era una donna che il mare lo aveva vissuto davvero. Aveva cominciato a pescare a tredici anni, era diventata capobarca, aveva cresciuto nove figli senza abbandonare il lavoro sulle barche e per circa quarant’anni aveva conosciuto la fatica quotidiana della pesca.
Lei sapeva bene cosa rappresentasse quell’ancora: non era un ornamento, né un vecchio ferro da vendere, ma un pezzo della storia della sua gente.
Un giorno fermò Antonio Montesanti, attuale direttore del Museo della Tonnara, dicendo: «Vi vedo sempre che la guardate. Sapete quanti vengono a dirmi che la vogliono? Non vi dico. Però questa deve andare al museo. Quando volete, venite pure a prenderla, che con voi è in buone mani».
La signora Silvia è scomparsa nel 2017 e l’ancora era rimasta davanti alla sua casa. Dopo aver appreso di questa promessa, i familiari non hanno esitato a rispettare la volontà espressa dalla “signora del mare”. E, senza esitazioni, hanno manifestato la loro disponibilità affinché l’ancora venisse trasferita a Bivona per essere esposta nel Museo.
Così, grazie alla generosità della famiglia De Leonardo e alla disponibilità della ditta Prevarin, che ha fornito il servizio di prelievo e trasporto, quella promessa è diventata realtà e la grande ancora è stata trasferita dalla spiaggetta del porto alla Tonnara di Bivona.
Un’ancora a riccio, testimonianza dell’antica ingegneria del mare
Si tratta di un’ancora “a riccio”, una particolare tipologia caratterizzata da quattro marre disposte radialmente intorno a un robusto fusto centrale che termina con un anello. Questo tipo di ancore non serviva a trattenere le barche, ma a mantenere saldamente ancorata al fondo del mare la complessa architettura della tonnara a mare, costituita da un sistema di reti, camere, cavi e galleggianti sottoposto continuamente alla forza delle correnti.
A differenza delle tradizionali ancore, quelle a riccio potevano trovare presa in diverse posizioni, grazie alle quattro braccia ricurve terminanti in punte. Il loro funzionamento era ingegnoso: non era soltanto il peso del ferro a garantire la tenuta, ma la capacità delle marre di penetrare nel fondale, aggrapparsi alle sue irregolarità, opponendosi alla trazione esercitata dalle reti. Era una vera ingegneria del mare, costruita attraverso secoli di esperienza.
«L’ancora da oggi esposta al Museo - ha commentato il direttore Montesanti - non parlerà solo di tonnaroti, ma anche della donna “capobarca” della nostra comunità».