Sezioni
12/08/2026 ore 12.29
Cultura

Vibo, la magia della musica nel giardino di Palazzo Murmura: Marco Ottaviani conquista il pubblico con Bach, Chopin e Liszt

Il giovane pianista classe 2001 protagonista del tradizionale concerto estivo promosso dalla Fondazione Antonino e Maria Murmura. Pubblico numeroso anche dal resto della Calabria e, dopo l’ultima nota, il giardino si trasforma in un grande luogo d’incontro e conversazione

di Redazione

Nel cuore di Vibo Valentia, il giardino di Palazzo Murmura è tornato ad aprirsi alla città per il tradizionale concerto pianistico estivo promosso dalla Fondazione Antonino e Maria Murmura. Una serata che ha unito musica, storia e socialità, confermando un appuntamento ormai consolidato nel calendario culturale cittadino.

Protagonista dell’evento è stato Marco Ottaviani, pianista classe 2001, già distintosi in concorsi nazionali e internazionali, chiamato ad affrontare un programma particolarmente impegnativo costruito sulle pagine di Bach, Chopin, Bartók e Liszt.

Da Bach a Liszt, il viaggio musicale di Ottaviani

Il concerto ha attraversato epoche, linguaggi e sensibilità molto differenti. Dal rigore di Bach si è passati alla Fantasia op. 49 di Chopin, fino alle atmosfere più moderne e meno concilianti di Out of Doors di Bartók.

La seconda parte della serata è stata invece dominata da Franz Liszt, con la Dante Sonata e lo Studio trascendentale n. 8, composizioni di elevata difficoltà tecnica e interpretativa sulle quali Ottaviani ha potuto mettere in mostra padronanza dello strumento e maturità espressiva.

Un’esibizione particolarmente apprezzata dal pubblico, tanto da essere considerata da diversi partecipanti tra le più riuscite delle edizioni finora ospitate nel giardino di Palazzo Murmura, anche per la scelta di un repertorio lontano dalla semplice ricerca di brani immediatamente accattivanti.

Ad assistere al concerto è stato un pubblico numeroso, con appassionati giunti anche da altre zone della Calabria. Presenti anche il sindaco di Vibo Valentia e la consorte, a testimonianza della dimensione ormai cittadina assunta dall’iniziativa.

Palazzo Murmura, una dimora storica che torna a vivere

A fare da cornice alla musica sono stati ancora una volta Palazzo Murmura, la torre e il giardino con i suoi alberi secolari, luoghi legati alla storia della famiglia ma anche a quella dell’antica Monteleone di Calabria e dell’odierna Vibo Valentia.

È proprio su questa idea che si fonda l’attività della Fondazione Antonino e Maria Murmura: custodire un patrimonio storico senza trasformarlo in qualcosa di immobile, aprendolo invece alla comunità e utilizzandolo come spazio nel quale continuare a produrre cultura e occasioni di incontro.

Un impegno portato avanti in particolare da Maria Folino Murmura insieme alle figlie, attraverso iniziative che negli anni hanno consentito a tanti vibonesi di entrare in contatto con una dimora che appartiene alla memoria storica della città.

Il concerto estivo rappresenta probabilmente una delle espressioni più riconoscibili di questo percorso: non soltanto l’apertura di uno spazio privato di particolare pregio, ma la possibilità di trasformarlo temporaneamente in un luogo condiviso.

Dopo il concerto il pubblico resta nel giardino

A raccontare la riuscita della serata, però, non è stata soltanto la musica. Terminata l’esibizione di Ottaviani, molti spettatori sono rimasti nel giardino, formando piccoli gruppi, commentando il concerto o semplicemente continuando a conversare sotto gli alberi.

Una sorta di moderno conversare cittadino che ha prolungato naturalmente l’evento oltre l’ultima nota suonata al pianoforte. Ed è forse proprio questo uno degli aspetti più significativi dell’iniziativa: riuscire a creare non soltanto un pubblico, ma anche uno spazio di relazione.

In una città alla continua ricerca di luoghi e occasioni capaci di alimentarne la vita culturale, Palazzo Murmura ha mostrato ancora una volta come la valorizzazione della memoria possa andare di pari passo con la costruzione di nuove esperienze collettive.

Quando il pianoforte era ormai chiuso, nel giardino le conversazioni continuavano. Un luogo storico che, anziché limitarsi a raccontare ciò che è stato, torna per qualche ora a essere parte viva della città.