Vibo, il premio Filangieri a Vito Teti: «Tornare a fare ricerca antropologica sul campo, bisogna andare sui posti e ascoltare le persone»
VIDEO | Nel suo intervento il professore ha sottolineato anche le opportunità offerte dall'intelligenza artificiale, evidenziando come, se impiegata in modo corretto e consapevole, possa rappresentare una risorsa anche per la Calabria
Il Convitto nazionale "Gaetano Filangieri" di Vibo Valentia rinnova il proprio impegno nel promuovere il dialogo tra scuola, cultura e ricerca. È questo il filo conduttore del premio Filangieri, il riconoscimento istituito per valorizzare personalità che, attraverso il proprio percorso professionale e intellettuale, hanno contribuito alla crescita del dibattito culturale e civile.
Quest’anno il riconoscimento è stato consegnato all'antropologo, scrittore, saggista e docente universitario Vito Teti, da anni impegnato nello studio antropologico dell'identità, dello spopolamento dei piccoli centri, delle migrazioni e del rapporto tra comunità e territori. Al centro della sua riflessione il concetto di "restanza", da lui elaborato per indicare la scelta consapevole di restare, abitare e valorizzare i luoghi d'origine.
La cerimonia ha rappresentato anche un'occasione di confronto sul racconto antropologico del Mezzogiorno e della Calabria, con una riflessione sulle prospettive di sviluppo della regione. «È innanzitutto necessario che la Calabria superi questa subalternità che continua a esserle attribuita. Molti calabresi che erano andati via oggi stanno tornando perché hanno compreso le potenzialità di questa regione. Anche l'intelligenza artificiale, se utilizzata correttamente, può rappresentare uno strumento utile per la Calabria», ha affermato Teti.
Al professore abbiamo poi rivolto una domanda sul ruolo della ricerca antropologica nel Mezzogiorno, chiedendogli quanto sia importante tornare a svolgere un lavoro di osservazione e studio sul campo.
«È fondamentale. Serve un'etnografia, uno sguardo antropologico profondo, che significa andare nei luoghi, ascoltare le persone, comprendere ciò che raccontano e quali sono i loro bisogni. Senza questo tipo di etnografia e di antropologia non è possibile intervenire in modo efficace, né sul piano pratico né su quello politico».
Un appuntamento che rinnova il ruolo del premio Filangieri come occasione di riflessione sui temi della cultura, dell'identità e della cittadinanza, coinvolgendo direttamente le nuove generazioni.