Una strada per unire Vibo città e la Marina: il progetto dimenticato che poteva cambiare le sorti del territorio
Dopo il terremoto del 1783 il regio architetto Giuseppe Vinci ideò un percorso alternativo verso Santa Venere. Oggi quella carta d’archivio rispolverata dallo storico Antonio Montesanti offre lo spunto per riflettere sulle criticità dei collegamenti con la costa
Nel 1783 un terremoto devastò gran parte della Calabria. La ricostruzione non riguardava soltanto le abitazioni; bisognava ripristinare i collegamenti, consentire il trasporto delle merci e rimettere in movimento l’economia.
«Fu in questo contesto – illustra lo storico Montesanti – che il 7 agosto 1784, il regio architetto Giuseppe Vinci elaborò un progetto destinato a modificare il rapporto tra Monteleone e la sua costa. Il documento, conservato presso l’Archivio di Stato di Napoli, reca un titolo particolarmente eloquente: “Pianta de Profili della novella strada che dovrà farsi da questa città di Monteleone alla Marina di Bivona”.
Il progetto era stato predisposto per ordine del tenente generale Francesco Pignatelli, impegnato nella riorganizzazione dei territori colpiti dal terremoto. Ma la particolarità di quella strada – osserva Montesanti – consisteva soprattutto nel luogo in cui sarebbe dovuta arrivare: non più al castello di Bivona, ma verso Santa Venere.
Il vecchio percorso (colorata in giallo) conduceva verso l’antico castello di Bivona. Vinci immaginò, invece, un percorso differente, spostando il punto d’arrivo più a nord, verso il casino degli eredi Marzano, nell’ex feudo di Santa Vennera. Era un cambiamento tutt’altro che insignificante. Significava orientare il collegamento con Monteleone verso un settore della costa destinato, nel secolo successivo, ad assumere un’importanza crescente nelle attività marittime.
La nuova strada – rimarca Montesanti – evidenziata in blu in questa ricostruzione, avrebbe avuto una lunghezza di 1.803 canne napoletane, corrispondenti a circa 3.804 metri. Un percorso relativamente breve, ma tutt’altro che facile da realizzare, considerando la conformazione del territorio.
Partendo dalla città, il tracciato incontrava la zona della fontana detta La Sirica, quindi i terreni prossimi al Casino Fabiani e alla fontana Libanio. Proseguendo verso il mare, la carta indicava i casini appartenenti a don Pasquale Sacco, don Felice Crispo e, infine, agli eredi Marzano. Erano punti di riferimento territoriali, utili a identificare proprietà, fondi agricoli e luoghi attraversati dalla nuova viabilità con cui Vinci cercava di rendere più accessibile il mare all’economia dell’entroterra.
Il vecchio porto di Bivona stava progressivamente perdendo parte della sua antica funzione, mentre la Rada di Santa Venere offriva nuove prospettive per le operazioni marittime».
Da questa interessante ricerca storica emerge un interrogativo al quale sarebbe importante dare una risposta: quanto di quel progetto settecentesco dimenticato sarebbe oggi meritevole di attenzione?
Sarebbe attuabile il progetto di una strada che, partendo dall’attuale Statale, scenda fino alla fontana dismessa di Libanio e arrivi fino al Casino Marzano, senza attraversare Longobardi, in scarsi cinque minuti? Nel Settecento era un’opera difficile ma non impossibile; con le soluzioni ingegneristiche attuali, forse potrebbe, invece, essere facilmente realizzabile.
La mancanza di una strada che colleghi in modo veloce e agevole il capoluogo alla marina costituisce ancora oggi un ostacolo a una compiuta integrazione tra la città collinare e il suo porto, contribuendo a far percepire Vibo Marina come un corpo separato e non come una parte integrante del territorio comunale, con notevoli conseguenze di carattere economico e sociale.