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13/07/2026 ore 09.12
Cultura

Teatro di Vibo, il sold out non è tutto: rafforzare il ruolo del Conservatorio per costruire un nuovo modello organizzativo

Dalla demolizione della storica struttura ottocentesca lungo corso Umberto I, alla riapertura di quella nuova nel quartiere Moderata Durant, la città ha vissuto decenni senza un luogo capace di rappresentare stabilmente la propria vita culturale

di Lorenzo Muratore

Il teatro rappresenta, storicamente, uno degli spazi nei quali si sviluppa e si trasmette la vita culturale di una comunità. Non è soltanto il luogo della rappresentazione scenica, della musica o della prosa, ma anche un punto di riferimento per la socialità e per la costruzione dell'identità cittadina. In molte realtà italiane continua a svolgere questa funzione, pur adattandosi ai mutamenti culturali e sociali degli ultimi decenni.

A Vibo Valentia la presenza di un teatro ha sempre seguito un percorso discontinuo. Prima dell'attuale teatro comunale, la città disponeva di un teatro ottocentesco situato lungo l'attuale corso Umberto I. L'edificio venne realizzato nel 1808 dai francesi, durante il periodo napoleonico, attraverso l'adattamento di una chiesa risalente al XVII secolo. Per oltre un secolo rappresentò il principale polo cittadino per gli spettacoli teatrali e musicali, contribuendo alla vita culturale del territorio.

Negli anni Sessanta il teatro venne demolito per consentire la costruzione della nuova sede della Sip, che da poco si era insediata in città. La scelta pose fine all'esperienza del teatro storico, nonostante fosse stata avanzata anche l'ipotesi di un intervento di recupero promosso da un soggetto privato.

Da quel momento Vibo Valentia è rimasta priva di un teatro comunale. L'attività teatrale ha trovato temporaneamente ospitalità nel cinema teatro Valentini, struttura che ha svolto una funzione sostitutiva senza però poter rappresentare un'alternativa stabile a un teatro progettato e concepito nel senso classico del termine. Anche questa esperienza si è poi conclusa con la chiusura della struttura.

La riapertura di un teatro comunale è arrivata soltanto negli ultimi anni. Il percorso, però, non è stato privo di difficoltà. Una prima inaugurazione-farsa avvenne quando l'iter autorizzativo dell'edificio non era ancora completato, circostanza che rinviò l'effettiva entrata in funzione della struttura. L'apertura ufficiale è avvenuta nel dicembre 2025 con il concerto inaugurale del conservatorio Torrefranca, appuntamento che ha dato avvio alla stagione teatrale 2025-2026.

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La programmazione è stata affidata ad AMA Calabria, risultata vincitrice del bando comunale per la gestione del teatro. La stagione ha registrato una significativa partecipazione di pubblico, con numerosi spettacoli sold out e il coinvolgimento delle scuole del territorio. Conclusa la gestione prevista dal bando, l'amministrazione comunale ha già annunciato la pubblicazione di una nuova procedura per l'affidamento del servizio.

In questa prospettiva, il conservatorio potrebbe rappresentare una risorsa strategica. Un modello organizzativo fondato sulla collaborazione tra il teatro comunale e l'istituzione musicale consentirebbe di utilizzare l'orchestra, coinvolgere il coro quando richiesto dal repertorio, affidando, poi, la direzione artistica, la regia, la scenografia e i costumi a professionisti selezionati, completando il cast con cantanti lirici scritturati per le singole produzioni, magari creando un'apposita organizzazione (ad esempio una fondazione) completamente legata al teatro. Un'impostazione di questo tipo permetterebbe di realizzare produzioni originali.

Dopo decenni in cui la città è rimasta priva di un teatro e ha visto progressivamente ridursi gli spazi dedicati alla produzione culturale, la presenza di un teatro funzionante rappresenta l'occasione per ricostruire un tessuto che nel tempo si è impoverito.

Per molti aspetti, la cultura a Vibo Valentia è stata violentata e cancellata, soprattutto nella sua capacità di trasmettersi alle nuove generazioni. È dal teatro che bisogna ripartire e ricucire, non soltanto come contenitore di spettacoli, ma come istituzione necessaria e vitale per alimentare un fermento culturale che la città non possiede più.